Jumper (Doug Liman, 2008)

E’ stato lanciato come il “nuovo Matrix” Jumper, film del regista dell’assai superiore The Bourne Identity tratto da una serie di romanzi di Stephen Gould inediti in Italia. E’ la storia di David Rice, che a 17 anni scopre di essere in grado di teletrasportarsi e usa la sua facoltà per fare la bella vita… un po’ come faremmo tutti. Colazione in cima alla Sfinge, un po’ di surf alle Hawaii, pranzo in un ristorante di Parigi, rifornimento di soldi in un caveau svizzero, cena a New York e serata a Londra per rimorchiare qualche ragazza, questa è un po’ la giornata tipo di David che se la spassa un mondo. Ritrova anche la ragazza della quale era innamorato ai tempi del liceo e per gradire la porta in gita a Roma, ma scopre di non essere il solo ad avere questa possibilità, e che i Jumper come lui sono contrastati da una setta di Paladini hi-tech che da anni li affrontano non si capisce bene perchè, e cercano di sterminarli.

A quanto dice chi ha letto il romanzo il film non ne riprende che l’idea di partenza, tralasciando completamente tutta la psicologia dei personaggi e puntando solo sulla spettacolarità degli effetti speciali, sulle location sicuramente affascinanti e su attori belli e alla moda come il protagonista Hayden Christensen. Il risultato è un film sostanzialmente vuoto, che ha come merito la brevità e che quindi non arriva ad annoiare, ma che sicuramente è un’occasione sprecata. Stupisce il solito Samuel L. Jackson che si ritrova anche qui a fare il nemico di Christensen come in Star Wars… e Mace Windu, che non era sicuramente granchè, è sicuramente meglio del paladino Roland che interpreta svogliatamente, sfoggiando un’inedita capigliatura ossigenata che sinceramente non se po’vvedè. A peggiorare ulteriormente il tutto arriva un doppiaggio italiano indecente, che peggiora notevolmente le già non eccelse capacità recitative degli attori.

Preparatevi, pare che siano già in preparazione due seguiti. Occasione sprecata.

Vedetevi il trailer, almeno questo è fatto bene!

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