Dylan Dog #289 – La via degli enigmi

Dopo la non molto lusinghiera recensione dell’ultimo speciale torno subito a parlare di Dylan Dog, con il nuovo numero della serie regolare, la prima parte (udite udite!) di una storia che si svolgerà in due volumi, cosa piuttosto insolita per l’investigatore di Craven Road. 
La Via degli Enigmi è un insolito mix tra un horror alle The Omen (Il Presagio) e una avventura più mainstream alla Codice da Vinci, zeppa di enigmi disseminati nei mondi della storia e dell’arte. Niente di particolarmente originale ma la commistione è piacevole e stacca gradevolmente dalla routine dylandoghiana degli ultimi tempi. Il mondo come lo conosciamo sta per finire, il male si è incarnato in un bambino dalla crescita piuttosto rapida, figlio di un dio malvagio… o forse meglio dire di un demone. Starà a Dylan muoversi con l’aiuto di diverse vecchie conoscenze (tipo Madame Trelkovsky) per… beh, per salvare il mondo. Tra complotti per celare la verità e enigmi apparentemente insolubili si intuisce che la storia ha le sue radici intorno alla fine dell’ottavo secolo, quando i franchi sotto Carlo Magno stavano mettendo a ferro e fuoco le terre dei “barbari” portando la “civiltà” e… Gesù Cristo. Una popolazione sassone, non volendo rinunciare alla libertà e al paganesimo, invocò il dio Serpente Atamaru, signore dei ghiacci e padrone dell’oscurità, in loro aiuto…
La storia non è esente da pecche. Innanzitutto le ispirazioni sono fin troppo evidente. Le indagini procedono in modo decisamente forzato ed alcune parti sono narrate in maniera precipitosa. Gli enigmi sono piuttosto banali, da prime pagine di libro di giochini matematici o quasi. La chiusura dell’albo è uno degli enigmi più famosi del genere, chiunque abbia letto un minimo di queste cose sa la risposta.

I pregi però sono presenti in numero molto superiore. Partiamo dai disegni, davvero ottimi. Bigliardo si conferma uno tra i miei preferiti. Poi c’è un po’ di splatter! E finalmente, in un fumetto che dovrebbe essere horror!!! Ma la cosa più bella è che la storia procede, scorrevole e divertente, e agli errorini sparsi qua e la si riesce a passare sopra perché le 96 pagine volano via in un lampo. Per una volta la lettura si conclude chiedendosi “cosa succederà il prossimo mese?”. Non è poco.

Un bell’esempio di fumetto popolare. Bravi!

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5 Comments

  1. ilgamba 12 October 2010
    Rispondi

    L'ultimo vero Dylan è stato Jhonny Freak da li in poi sempre a cadere 🙁

  2. CaneNero 12 October 2010
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    Qualcosa di decente c'è stato, vedi i numeri sceneggiati da Recchioni 🙂

  3. Rob 13 October 2010
    Rispondi

    voglio sfatare questo falso mito. ultimamente Dylan Dog, ma più in generale un po' tutte le serie Bonelli, stanno migliorando qualitativamente, in media. Questa prima parte di per sé è poco giudicabile, aspettiamo la seconda. 🙂

  4. CaneNero 13 October 2010
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    Sono d'accordo per le serie Bonelli in generale, meno per quanto riguarda Dylan Dog, che alterna numeri buoni ad altri piuttosto penosi (ce l'hai presente l'ultimo Maxi? :D), e soprattutto scade troppo spesso nel politically correct.

  5. ilgamba 16 October 2010
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    Non riesco mai a capire se a modificare le mie ipressioni sian fondamentalmente il mio "percorso di crescita" o se effettivamente quello che riscontro sia dovuto a una peggio qualità Bonelliana.
    Di fatto leggo con molto meno gusto le uscite di Sergio.

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