British Steel Fest!

British Steel Fest!

E così questa domenica un gruppo di cinque debosciati si è messo in marcia da Arezzo (qualcuno anche da più in là!) per vedere suonare dei vecchietti che hanno esordito più o meno quando sono nato io. In occasione del trentesimo anniversario della nascita della NWOBHM Bologna ha festeggiato… con il British steel Fest!
Prima di parlare dei gruppi due parole sul contorno: l’Estragon, luogo scelto per la serata, si raggiunge bene, ha un bel parcheggio, buoni suoni ed è pure un posto accogliente (forse un po’ caldo..). C’era anche una bella scelta di banchetti, tra quello di Classix, quello di Rock Hard, la EMP, qualche vinile (a prezzi allucinanti…), diversi cd e pure il banchino di abbigliamento per mignotte. Quello che è mancato erano LE CAZZO DI MAGLIETTE DEI GRUPPI! Non è possibile che siamo arrivati alle 4,30 e già avevano finito quelle di Demon e Angelwitch. Va bene che l’affluenza è stata forse superiore al previsto (sicuramente molto più di quello che mi aspettavo), ma insomma… così si danno la zappa sui piedi da soli! Carini i meet & greet (anche se non me ne fregava una fava) e soprattutto bella l’atmosfera, una vera festa, con quasi tutti i musicisti che poi si sono visti anche tra il pubblico, a bere tranquillamente una birra e a farsi due chiacchiere… 
Hanno iniziato i (per me) sconosciuti Weapon, ma ce li siamo persi causa l’abbiamo presa con calma. Quando siamo arrivati già stavano suonando gli Elixir. Non male, molto maideniani, niente di eccezionale ma come gruppo da metà pomeriggio erano un gran lusso. Reggono bene alla prova del tempo e il pubblico ha apprezzato.
Il pubblico è sembrato apprezzare anche i Grim Reaper, che però a me sono apparsi moscissimi. Cantante quasi all’altezza (fisicamente non troppo), sezione ritmica veramente da dimenticare, con batterista penoso. I pezzi su disco sono piuttosto tirati e trascinanti, dal vivo sembravano eseguiti a mezza velocità. Chiusura col classico “See you in Hell” che almeno ha trascinato la gentaglia in un bel coro.
Con i Demon si è iniziato a ragionare. Probabilmente con molti degli altri gruppi c’entravano come il cavolo a merenda, visto che dopo gli esordi hanno decisamente virato su lidi meno metallici e più “di classe”, ma cazzo, che capolavori hanno tirato fuori! Anche se il Nappo urlava “meno tastiere” il gruppo ha alternato alla grande tirate metalliche e sbrodolatone quasi prog, con l’apice (per me) in una STREPITOSA Life on the wire. Che spettacolo, non avrei mai pensato di riuscire a vedere i Demon live…
Seguivano i Crying Steel. Ora, con tutto il rispetto per una leggenda del metal italiano, se questo era il BRITISH steel fest cosa c’entravano i Crying Steel? Così li ho scelti per una ottima pausa cena. Non me ne vogliano, niente di personale e in altri contesti li vedrei MOLTO volentieri.
Dire che i Diamond Head erano attesissimi è dire poco. C’è anche da dire però che dai tempi di Lightning to the Nations la band è cambiata e non poco, e la loro proposta musicale si è evoluta in una direzione che può piacere o non piacere, ma è comunque rispettabilissima. Il gruppo mi è sembrato in gran forma, i pezzi (anche quelli più recenti e meno metal ortodossi) erano solidi e catchy, il pubblico però ha storto un po’ il naso per la scaletta, e sinceramente anche io non mi sento di dargli torto. Lasciare fuori pezzi come ad esempio The Prince per un’occasione del genere mi sembra francamente un delitto. Poi fanno bene a credere nella loro proposta musicale attuale (ripeto: piace anche a me), ma alla festa dei trenta anni della NWOBHM si poteva rispolverare qualche classico in più.
Le Girlschool sono le vecchie zie metallare che tutti vorremmo avere, e si mantengono anche in discreta forma per essere tutte intorno alla cinquantina! I loro pezzi sono semplici e divertenti, e non hanno proprio alcun problema… però sinceramente un posto così in alto in scaletta, se non fossero in qualche modo anche una curiosità nel panorama metal, non se lo meritavano. Invertendo la posizione coi Demon le cose sarebbero state più giuste. I 45 minuti della loro esibizione sono trascorsi lisci come l’olio e anche i pezzi più nuovi non sfiguravano troppo, ma faccio fatica a trovare nella loro discografia qualche pezzo che si possa davvero definire un classico…
Gli Angelwitch sono Kevin Heybourne, e si sa. E non c’è niente di male, per carità… La sua fama è quella di uno stronzo e a dire il vero un po’ si vede. Rapporto con il pubblico: zero. Calore con gli altri membri della band: zero. Almeno ha scelto gente a modo… cazzo, alla chitarra c’era davvero Bill Steer? Hanno suonato una scaletta ineccepibile, sono andati come treni, il pubblico era in delirio e l’importanza anche storica del concerto è innegabile. Sentire Baphomet, Angel of Death, Angelwitch così potenti e trascinanti nel 2010 in Italia… beh, era quasi impensabile.
Gli organizzatori si meritano tutti gli elogi per la grandissima scaletta messa in piedi. Qualcosina da migliorare si trova sempre, ma… se l’anno prossimo per il trentunesimo anniversario il livello è questo posso già prenotare il biglietto!
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1 Comment

  1. Anonimo 10 November 2010
    Rispondi

    D'accordo praticamente su tutto!
    cmq sì era davvero steer alla chitarra (o il suo sosia) che ci ha messo del suo nel pestare sodo nella ritmica.
    e a dicembre si replica con kreator + death angel + exodus sempre all'estragon!
    Nappo

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