Rainbow – Long live rock’n’roll

Rainbow – Long live rock’n’roll

Ultimamente, tra fiere e acquisti vari, ho riempito la casa di vinili che per un motivo o per un altro devo ancora ascoltare. Ho ricominciato oggi a rimettermi in pari con Long Live Rock’n’Roll dei Rainbow, che ovviamente già avevo in cd, ma in vinile… beh, è tutta un’altra cosa 🙂 Non ci si può accontentare di avere una copertina così bella nel misero formato del cd… la vedete ovviamente qui sopra, con i suoi bei ritratti di Ritchie Blackmore, Ronnie James Dio, Cozy Powell, Bob Daisley e David Stone, anche se gli ultimi due hanno collaborato solo in parte, essendo arrivati ad album già iniziato (tant’è vero che Blackmore suona il basso in molti pezzi).
Prima di passare alla musica una piccola curiosità: la foto all’interno della copertina non è di un concerto dei Rainbow, ma di uno dei Rush 😀 Lo striscione è stato ovviamente modificato, e le tante magliette dei Rush che si potevano vedere nell’immagine originale sono state “annerite” col pennarellone. Si vede che la foto piaceva tanto… 🙂

(clicca sulla foto per ingrandire)
Il disco viene dopo due assoluti capolavori come il monumentale Rising e lo splendido live On Stage, e arriva in un momento di difficoltà nella band, con il chitarrista ex Deep Purple che vorrebbe inseguire un suono più leggero e il cantante attratto dalle sirene del nascente heavy metal e dall’hard rock più duro. Le loro strade infatti si separeranno ben presto. Blackmore assumerà lo sfortunato Graham Bonnet e Dio andrà ad incidere altri capolavori con i Black Sabbath, dove la sua voce verrà senz’altro valorizzata maggiormente.
Tutto questo non vuol dire che Long live rock’n’roll sia un brutto disco… anzi! Sugli otto pezzi che lo compongono, a mio parere almeno quattro sono dei classici. La title track è stata coverizzata un miliardo di volte, e anche solo per il titolo (avete notato che qualsiasi pezzo contenga la parola “rock” è bellissimo?) meriterebbe ampiamente la citazione. Ma è anche una cavalcata trascinante nella migliore tradizione della band, forse uno dei pezzi migliori scritti dal gruppo. Kill the King estremizza ancor di più lo stesso discorso, ed è un po’ la “Speed King” dei Rainbow. Il pezzo era già presente nella setlist della band da un paio di anni ed anche nel live On Stage. Gates of Babylon non è Stargazer ma è forse il miglior tentativo di ripetersi che la band potesse fare. Atmosfere orientaleggianti e grande uso del sintetizzatore. Rainbow Eyes è infine una struggente ballata con tanto di violini, un pezzo strappamutande di qualità se mi concedete la definizione 🙂 A questi va aggiunta la trascinante Sensitive to Light, che è quasi allo stesso livello, ed anche la bella Lady of the Lake. LA Connection e The Shed invece mi hanno sempre dato l’impressione di essere due riempitivi, anche se non si può certo dire che siano delle schifezze (averne!).
In conclusione… è un disco da avere. Forse anche più “semplice” di Rising come punto di approccio ai Rainbow. Suonato alla grande, ma questo è ovvio (straordinErio il compianto Cozy Powell alla batteria), e composto con grande ispirazione. Forse l’unico problema che si nota è una coesione non proprio perfetta della band, ed infatti lo split è arrivato inesorabile… peccato. Anche se pure da divisi Dio e Blackmore hanno sfornato ottime cose. Mi segno di scrivere qualcosa su Bonnet, la prossima volta, perché la sua storia nei Rainbow merita due parole 🙂
KILL THE KING!
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1 Comment

  1. Anonimo 29 August 2013
    Rispondi

    Incredibile la potenza delle canzoni per quel periodo (almeno quelle dove è presente R.J.Dio)…che dire dei geni immensi.LONG LIVE ROCK 'N ROLL!

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