La classe operaia va in paradiso…

La classe operaia va in paradiso…

…quindi se ne deduce che è morta, giusto?

Ascoltavo qualche ora fa un interessante mini-dibattito per radio sulla cosiddetta classe operaia che prendeva spunto dal caso dell’Ilva, e ho iniziato a riflettere. Checché ne possano dire Paolo Ferrero, Pellizza da Volpedo, Toni Negri e Trosk Tronzk Tronks Fausto Bertinotti, in Italia una classe operaia non esiste più. Esiste qualche sparuto operaio, che come un panda a caccia di eucalipti va difeso, ma anche preso un po’ per il culo perché cazzo, gli eucalipti? Ma mangia le bistecche come tutti! 
Le grandi fabbriche stanno morendo o sono già morte. Prendo una realtà piccola come Arezzo. Unoaerre? E’ un miracolo se resta aperta. Lebole? Una volta ad Arezzo erano tutte sartine per la Lebole, ora che è rimasto? Grandi capannoni che prima ospitavano migliaia di operai ora, se va bene, ne accolgono poche centinaia. Se va male vengono buttate giù e lasciano il posto all’ennesima zona residenziale o all’ottesimo ipermercato.
La situazione è questa. E’ bello? No. E’ evitabile? No, non credo. Le grandi fabbriche andranno a sparire, e non vale la pena lottare e pagare migliardi di euri per farle sopravvivere (perché è di questo che si tratta) un anno o due in più. Soprattutto se consideriamo che oltre agli incentivi e ai sostegni per le aziende ci sono i tanti soldi per la cassa integrazione che segue inesorabile, e gli stessi soldi potrebbero essere spesi per dare lavoro alle stesse persone, magari ammodernando le città, fornendogli una formazione diversa… insomma, c’è davvero ancora chi crede che il futuro di una città come Taranto possa essere un’acciaieria? E non parlo solo di rischi ambientali…
Tutte le più grandi città storicamente industriali dell’Occidente stanno cambiando. Cambiano i modelli di fabbrica, cambiano le vocazioni, si spinge sul terziario, sul turismo, sulla cultura…
Prendiamo gli USA. Pittsburgh (un po’ la Taranto degli Auanaghena, diciamolo) ha saputo trasformarsi e ora, lentamente, rinasce. Detroit si è messa in mano a Marchionne per cercare di cavarci un ragno dal buco. (ahahahahah, a Marchionne! che scemi!)
La classe operaia è morta, e ogni tentativo di resuscitarla andrà fallito. Le lotte operaie? Sempre giustissime ed attuali, ma quello che prima andava bene per la riunione della Fiat a Melfi ora andrebbe urlato a gran voce a Pechino, a Taipei, a Seoul. Ma probabilmente a chi sbraita per le fabbriche obsolete ed inquinanti che ancora resistono fa comodo (come fa comodo a me!) comprare l’auto coreana, il vestito cinese, o l’Ipad che non ha neanche un singolo componente prodotto negli USA.
Quella, è ovvio, è la CLASSE OPELAIA, ed i cinesi il paradiso non sanno neppure cosa sia.
I famosi operai della Apple? Eccoli qui!
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