Thunder – Laughing on Judgement Day

Thunder – Laughing on Judgement Day

La band giusta nel momento sbagliato! Potremmo definire così i Thunder, eccelsa band hard rock inglese che ha avuto la sfortuna di nascere proprio quando dell’hard rock classico non importava più nulla a nessuno. Eppure il gruppo capitanato da Danny Bowes ha puntato per anni le parti alti delle classifiche, inglesi ma anche americane, e per qualche istante è sembrato che il loro hard blues potesse riempire gli stadi, come succedeva ai grandi gruppi di una volta, ai Def Leppard, agli Ac/Dc, ai Led Zeppelin… tutte band che in qualche maniera sono stati fonte d’ispirazione per i Thunder, che ci mettevano di loro un’immagine alla moda, una produzione cristallina (Andy Taylor dei Duran Duran) e qualche sprazzo di rock americano che poteva far fare loro il salto di qualità.

I primi due dischi sono stati un colpo di fulmine per uno come me che adora certe sonorità. Brani furbi, catchy, formalmente perfetti e che ti entrano dentro. Il mio preferito è il secondo, Laughing on Judgement Day, uscito nel 1992 e dalla copertina che più pinkfloydiana non si può. L’anno prima i Thunder erano stati nominati “best new band” da numerose riviste, tra le quali l’influentissima Kerrang, e il secondo lavoro fu una conferma. Concerti in tutto il mondo, inviti ai festival più prestigiosi… Il primo singolo scelto fu Low Lifes in High Places, che parlava della vita dei senzatetto…
Il pezzo, molto bello, andò in rotazione su MTV… e non fu il solo successo dell’album. Furbissima e divertente “Everybody Wants Her”, “A Better Man” arrivò al numero 18 delle classifiche inglesi dei singoli (posizione più alta mai raggiunta dalla band), e anche “Like a Satellite” si meritò il proprio video!

Il mio pezzo preferito, però, è il blues notturno di “Empty City”, sensuale ed evocativo… con Danny  Bowes straordinario e le chitarre di Luke Morley e Ben Matthews, tra acustico ed elettrico, da brividi. 
Un pezzo che qualche anno prima avrebbe fatto i miliardi. Ma il grunge arrivò, ed il sogno dei Thunder presto si interruppe… il gruppo continuò a levarsi qualche soddisfazione ed a incidere grandi dischi, tra i quali vi segnalo anche Robert Johnson’s Tombstone, del 2006… un’ulteriore conferma delle radici anche americane di questa band inglese che avrebbe meritato molto di più di quanto ha ottenuto. recuperateli!
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