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Kill List: ammazza oh!

Capita ancora, anche dopo un miliardo di film visti, di arrivare alla fine di una pellicola e pensare “ma cosa cazzo ho guardato?”. La maggior parte delle volte è un male, vuol dire semplicemente che il regista ha diretto un film sconclusionato in cui non si capisce una sega. A volte è fatto apposta, per mascherare scarsità di mezzi o di idee la si butta in vacca sperando che il pubblico abbocchi. Ma in qualche raro caso il film ti entra dentro e ti costringe a porti delle domande, a ripensare ai suoi dettagli, ai dialoghi, alle piccolezze che prima non si erano notate e che improvvisamente non sembrano più tanto piccolezze.
Kill List, opera seconda dell’inglese Ben Wheatley risalente al 2011, è proprio uno di questi film. Ed ha l’ulteriore pregio di avermi spiazzato con tantissimi cambi di registro… tutti motivati!
I primi quindici minuti sono un dramma di incomunicabilità e di difficili rapporti familiari. Jay è un uomo di mezza età che non lavora da otto mesi, Shel è la sua ben più giovane moglie, che in poco tempo è riuscita a sperperare 40000 sterline di risparmi. I due hanno anche un figlio, Sammy… i rapporti in casa sono molto tesi. Una sera arrivano a cena un vecchio amico di Jay, l’irlandese Gal, con la nuova fidanzata Fiona. I litigi continuano anche davanti a loro, anzi, esplodono…
…ma scopriamo qual è il lavoro che Jay ha abbandonato. Era un killer, e Gal era il suo collega. Ha deciso di abbandonare dopo un casino successo otto mesi prima a Kiev, un casino di cui non ci vengono dati i dettagli ma che intuiamo aver rappresentato un proprio trauma soprattutto per il protagonista.
Gal propone a Jay un nuovo lavoro. Semplice e remunerativo. Tre persone da uccidere proprio in Inghilterra, che avrebbero consentito alla famiglia di ritrovare la tranquillità economica. Jay infine accetta…
Qui il film si trasforma in una sorta di black comedy. Il rapporto tra i due amici e la routine del primo omicidio alleggeriscono (lo so… è strano ma è così!) il tono del film. La prima vittima è un prete. La seconda è un bibliotecario… ma i due trovano qualcosa che fa diventare la missione personale. E il lavoro diventa una discesa nell’abisso.
…fino al terzo omicidio, ancora qualcosa di completamente diverso e ben più assurdo…
…per non parlare del finale……
Non voglio entrare nel dettaglio perché credo che per apprezzare Kill List dovreste guardarlo “al buio”, senza leggere le infinite teorie ed elucubrazioni che si possono trovare in rete. Se l’avete visto, semmai, ne parliamo nei commenti… Ma il bello del film è che ti porta a farti delle domande, e ripensando a tutto quello che avevo visto mi sono accorto che tutto aveva un senso. Tutto era non esplicito, ma spiegabile. Anche i dettagli minori. Anche la scena in cui Fiona, apparentemente senza motivo, traccia un segno dietro ad uno specchio dopo aver assistito al litigio…
Il tutto diretto splendidamente, senza concessioni modaiole ma con una tecnica ottima (si veda la scena del cunicolo nell’ultima parte. Meravigliosa!), ed interpretato benissimo dai quattro attori principali.
Kill List è un viaggio inquietante che vi consiglio di intraprendere. Forse non vi piacerà, ma di sicuro non vi lascerà indifferenti.
Voto: **** 1/2

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