La grande bellezza!

La grande bellezza!

Provo a fare una recensione seria. Ho visto La Grande Bellezza ed ho capito perché è piaciuto agli americani tanto da renderlo forse il favorito nella corsa all’Oscar. Paradossalmente, più agli americani che agli italiani, e per tanti (giustificabili) motivi.
Primo: la regia di Sorrentino, che già era bravo ma in questo film dimostra una tecnica incredibile. Perché riesce a fondere tante scene che sembrano uscite da uno spot pubblicitario alla moda o da un documentario in altissima definizione sulle bellezze di Roma ed a renderle un film vero e proprio. Anche se la trama, francamente, quasi non c’è. I movimenti di camera, la fotografia, la scelta delle inquadrature dimostrano una sapienza registica che in Italia non ha pari, e che agli americani avrà ricordato il nostro grande cinema del passato. Anche Fellini, si, La Grande Bellezza ha (almeno in apparenza) molto di felliniano.
Secondo: l’estetica maschera ciò che Sorrentino vuole dire. Che Roma è una meravigliosa città di maschere, vuota, votata all’apparire. E questo vale nelle feste più cafone come anche nei circoli più esclusivi. La storia di Gep Gambardella è quella di uno scrittore che voleva scrivere del nulla e nel nulla si è perso, risucchiato in quel bel mondo che tanto desiderava ma che non sembra rendere felice nessuno. Salvo poche figure sullo sfondo La Grande Bellezza è un film di decadenza e vecchiaia, se non già manifesta quantomeno imminente. Vecchi scrittori, vecchie fiamme, figure che una volta avevano valori e speranze, ma ormai…, persino la spogliarellista Sabrina Ferilli è ormai troppo vecchia per il lavoro che svolge, e non potrà continuare a farlo per sempre. E il passato, probabilmente, non era troppo meglio. Non è un caso che le pochissime figure che emergono come positive sono la colf di Gep, la coppia che invece di uscire ogni sera si mette sul divano a guardare la tv, le persone normali. E non è un caso che il personaggio di Carlo Verdone scelga infine la normalità ad una vita sociale inseguita forse senza neanche sapere perché.
In ultimo: gli attori. Toni Servillo gigioneggia. Fin troppo, a volte sembra giocare a fare Totò, ma questo serve a far risaltare il resto del cast che invece recita sotto traccia. Bravissimo Carlo Verdone, bravissima Iaia Forte, persino Sabrina Ferilli dimostra di saper anche recitare quando ci si mette… e commuovente Serena Grandi nel ruolo (sostanzialmente) di se stessa.
Conclusione: il film è bello, bellissimo direi. Non dice niente se non “la bella vita è un guscio vuoto”. Troppo poco? Forse. La Grande Bellezza è “il film del secolo” come qualcuno sostiene? No. E’ furbetto, anche nel product placement ingombrante. E’ povero in alcuni passaggi chiave. E’ troppo “italiano da esportazione”. Ma è comunque un gran bel film che chiunque sia appassionato di cinema in ogni sua forma dovrebbe vedere.

Voto: ****

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