Effetti collaterali (Steven Soderbergh, 2013)

Effetti collaterali (Steven Soderbergh, 2013)

Soderbergh è, a mio parere, uno dei grandi autori del cinema moderno. Anche quando sbaglia (e sbaglia spesso – vedi Contagion) la sua idea di cinema traspare forte, riconoscibile, mai banale. Soprattutto Soderbergh è a suo agio sia nel piccolo cinema d’autore (The Girlfriend Experience, Full Frontal…) che nei grandi kolossal in grado di sbancare i botteghini (Ocean’s Eleven, Erin Brockovic…), caratteristica non comune nei registi contemporanei. 
Effetti collaterali è il suo ultimo film, uscito nelle sale lo scorso anno dopo il successone di Magic Mike, e non troppo pubblicizzato. Peccato, perché è un bel film con un cast importante!
Emily (Rooney Mara, irriconoscibile se la ricordate solo in The Girl with the Dragon Tattoo) soffre di depressione. Dopo che il marito (Channing Tatum) è stato rilasciato di prigione dove aveva trascorso cinque anni per insider trading il suo problema peggiora. Un giorno scende nel garage, sale in auto, si allaccia la cintura e guarda il muro dritto davanti a lei. Preme l’acceleratore… e non lo molla fino allo schianto. In ospedale lo psichiatra Jonathan Banks (Jude Law, molto bravo) la prende personalmente in cura, prescrivendole delle pillole che però le provocano malessere. Il dottore allora le cambia cura e le prescrive, anche dietro segnalazione di una collega (Catherine Zeta Jones), l’Ablixa, che pare funzionare alla perfezione ma ha come possibile effetto collaterale il sonnanbulismo. E proprio durante un episodio di sonnanbulismo Emily accoltella a morte il marito, apparentemente senza accorgersi di nulla… Chi può assumersi la colpa? Emily, il dottore, le pillole, come è possibile districarsi da un caso così complesso? …a meno che le cose non siano come sembrano.
La prima parte di Effetti Collaterali ha un effetto straniante soprattutto (credo) per lo spettatore italiano. Tutti, ma proprio tutti prendono delle pillole. Per dormire, per l’ansia, per qualsiasi cosa. Come dice il personaggio interpretato da Jude Law “in Inghilterra se ti fai prescrivere delle pillole la gente pensa che stai male, negli USA invece pensano che tu voglia stare meglio”. Inquietante, dal nostro punto di vista. Prendere psicofarmaci appare normalissimo, per tutti, dal manager di successo all’ultimo degli impiegati. E ancor più inquietante appare il ruolo degli informatori scientifici… 
Con queste premesse non semplici Soderbergh riesce a tirar fuori un thriller appassionante, pieno di trovate e colpi di scena non originalissimi ma bene orchestrati. Si sente la mancanza di un cambio di ritmo, a volte, ma con la sua regia fredda e il suo procedere lento ma inesorabile il film ha tenuto alta la mia attenzione per tutta la sua durata. Un capolavoro? No, un film discreto. Ma il Soderbergh-touch si sente, e bene.
E per gli appassionati di gnocca, Rooney Mara fa intravedere la passera, cosa da non sottovalutare.
Voto: *** 1/2
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2 Comments

  1. Frank Romantico 13 May 2014
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    Credo di averlo eletto tra i più brutti dell'anno passato. Ma c'è a chi è piaciuto 😛

  2. michele 14 May 2014
    Rispondi

    Addirittura tra i più brutti? Eddai 🙂

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