The Seasoning House

The Seasoning House

I film horror si dividono in due categorie: quelli con i mostri, i vampiri, i fantasmi e Gasparri, e quelli che fanno paura parlando di cose vere. The Seasoning House, esordio alla regia di Paul Hyett, uno dei più accreditati esperti di effetti speciali e make up in Europa, fa parte della seconda categoria. E’ un film spietato, violento, morboso, che fa rabbrividere, riflettere… e che riesce anche a divertire. E per una volta lo fa senza bisogno di ricorrere al cattivo gusto (non che abbia qualcosa contro il cattivo gusto :D) o a trucchetti per piacere agli appassionati del cinema di genere.
Siamo nei Balcani, anni 90, ovviamente c’è la guerra. In un piccolo paese arriva una milizia di chissà che parte: uccidono gli uomini, le vecchie, rapiscono le ragazze. Queste vengono portate in un bordello improvvisato, dove sono legate, drogate e costrette a prostituirsi per i militare. Tra loro c’è Angel… non sappiamo il suo vero nome, perché è sordomuta e non può dircelo, ma viene chiamata così da Viktor, il capo del bordello, che un po’ per la sua età, un po’ per la voglia che le ricopre mezza faccia e un po’ perché le piace decide di non impiegarla come puttana ma come sguattera, e di tenersela per sé. Angel pulisce le ragazze, le droga, cucina e riordina. Una delle ragazze aveva il padre sordo, quindi conosce il linguaggio dei segni, e Angel fa amicizia con lei. Tramite dei condotti di ventilazione riesce ad avere accesso alla sua stanza anche quando questa è chiusa, e così facendo il legame tra le due cresce. Finché Angel non vede l’amica stuprata con violenza da un sadico che le rompe il bacino, e capisce che qualcosa deve cambiare…
The Seasoning House è un piccolo film, senza attori famosi e con un cast di livello non eccelso, salvo la bravissima Rosie Day nel ruolo della protagonista e Sean Pertwee supercattivone. I primi quaranta minuti sono angoscianti, fanno venire il magone, il regista è bravo a regalarci questa sensazione di fastidio lasciando la telecamera di lato, senza indulgere in nudi gratuiti o dettagli ginecologici. The Seasoning House non vuole eccitarci, neanche per sbaglio. Non si vedono nudi, tranne un paio di sederi di stupratori. Non si vedono dettagli gore. Tutto è giustificato e giustificabile.
La seconda parte del film è forse meno credibile: vedere una ragazzina senza abilità particolari tranne il saper strisciare nei cunicoli mettere in scacco una banda di esperti militari potrebbe far storcere il naso, ma ancora una volta Hyatt è bravo a costruire un contesto giusto, dove la cosa non stona. Angel non sembra mai intoccabile o una supereroina, e salvo nel finale, francamente migliorabile, i cattivi non sono mai enormemente stupidi. Questa è la parte divertente, dove l’azione tiene lo spettatore con fiato sospeso. Il film è una sorta di rape & revenge intelligente, aggiornato agli standard degli anni 2010, meno furbo di lavori come I Spit on Your Grave (il remake!) ma girato con più talento ed onestà. 
Un film non perfetto (i limiti del budget sono evidenti e gran parte del cast recita maluccio – vedi Viktor, che è uguale a un Piero Pelù in forma) ma buono, che merita di essere visto da chiunque non sia particolarmente impressionabile. Hyatt ha già due nuovi film in preparazione, tra cui uno (Howl, sembra un “Uccelli” aggiornato ai giorni nostri) ancora con Rosie Day. Incrociamo le dita, potremmo aver trovato una nuova promessa.
Voto: ***
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