Il Libro Italiano dei Morti



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Recensione pubblicata originariamente su Orgoglio Zombie
A volte si parla della necessità di trovare una “via italiana” agli zombie. Non che manchino ottimi esempi di romanzi italiani sul tema (il mio preferito resta quello di Nicola Furia!), ma è senz’altro vero che il morto vivente è una tematica fondamentalmente americana, sia per le proprie origini che per la caratterizzazione data al genere un po’ da tutti. Un approccio interessantissimo, e potenzialmente uno spunto per tanti potenziali scrittori, è però quello del romanzo “sui generis” di Niccolò Ammaniti: Il Libro Italiano dei Morti.

Scrivo “sui generis” perché il romanzo è apparso a puntate sulla rivista Rolling Stone dal 2005 al 2007, e presenta bene in evidenza il suo carattere di appuntamento mensile. Brevissimi capitoletti introdotti da un “riassunto delle puntate precedenti” per non far perdere il filo neppure ai lettori occasionali, situazioni gestite in maniera rapida, divertente, descrizioni schematiche, approcci esagerati e toni quasi da farsa più che da tragedia.
Il romanzo prende le mosse da un evento di mille anni fa, quando sugli Appennini un cavaliere aveva fatto resuscitare la sua donna da tre streghe dopo averla uccisa. Ma non appena ebbe visto l’orribile creatura alla quale aveva ridato la vita aveva deciso di seppellirla viva… Quasi mille anni dopo un soccorritore alpino non troppo sveglio libera inavvertitamente la creatura, che prima lo soggioga e poi lo usa per un incantesimo grazie al quale i morti – tutti i morti – della vallata torneranno in vita affamati di carne umana.
Pur non essendo troppo vecchio il romanzo ricorda l’Ammanniti degli esordi, quello considerato forse il più promettente del movimento Cannibale. Estremamente splatter, pulp, introduce personaggi volutamente assurdi e li sballotta qua e la senza troppa grazia, mettendoli di fronte a situazioni sempre più bizzarre. E quindi abbiamo il cantante neomelodico in rovina, l’industriale mafiosetto, il prete ammazza zombie e così via. Tragicomico, ma divertentissimo, si ha costantemente la sensazione che l’autore finisca per sbracare in un delirio insensato, ma… Ammanniti conserva sempre una coerenza di fondo e un talento innegabile che mi ha divertito in ogni momento.
Un difetto? Oltre all’evidente origine seriale, il fatto che… il romanzo non è finito. Non so se la cosa era prevista fin dall’inizio o più probabilmente Ammaniti ha perso interesse o… Rolling Stone ha deciso di smettere di pagarlo. Ma rimaniamo in sospeso proprio quando il gioco si fa duro ed i nostri improbabili eroi dovranno affrontare direttamente la minaccia zombesca.
Consigliato lo stesso? Si. Se lo trovate. Il libro non è stato mai raccolto in libreria, e dovrete ricercare i vecchi arretrati di Rolling Stone, oppure curiosare in rete per trovarlo… ne vale la pena!
Voto: *** 1/2
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