Conan the Barbarian!

Questo era il vecchio Conan.

Questo è il nuovo (vabbè, del 2011) Conan.

Ok, ho scelto un’immagine fuori contesto e non si fa, nonono, avrei dovuto scegliere questa…

 

Però siamo onesti, il risultato non cambia, o cambia poco. Conan the Barbarian è un filmetto un po’ pezzentello, che prova a rilanciare un franchise di cui tanto si era parlato ma – SPOILER – non ci riesce, fallendo sia al botteghino che nelle critiche degli appassionati. L’errore, secondo me, è nell’idea di partenza. Jason Momoa poteva essere anche la scelta giusta (è stato un Conan migliore come Khal Drogo in Game of Thrones che qui), è proprio la sceneggiatura che prova a trasformarlo in un Prince of Persia un filo più splatter a fallire in partenza. Non sono un purista e m’importa un cazzo della fedeltà a Robert E. Howard, ma se manca lo spirito epico del personaggio va a mancare tutto il film. John Milius, regista dell’originale, ha creato un Conan molto meno potente, libero ed intelligente di quello dei libri, ma il suo panteismo epico e marziale ha reso di culto persino l’interpretazione di uno Schwartzy mai così legnoso. Nispel (ormai specializzato in reboot / remake dopo Venerdì 13 e Non aprite quella porta) ha scelto un approccio più easy, forse troppo. Momoa è si uno spirito libero (mosso dalla vendetta) contro ogni forma di schiavitù, ma il film sceglie la via dello spettacolo d’azione abbandonando l’epos.
Peccato, perché i primi minuti del film, con la nascita dell’eroe nel campo di battaglia, la sua dura educazione da parte del padre (Ron Perlman, scelta di cast azzaccata) e l’attacco dell’esercito di Khalar Zym al villaggio cimmero mi avevano fatto ne sperare. Anche perché Leo Howard (Conan da giovane – un bel salto passare dalle serie Disney a questo!) era lui si perfetto nella parte, e Nispel dimostra fin da subito di non trattenersi affatto quando si tratta di scene splatter.
Il film infatti mostra un bel numero di teste spaccate, arti mozzati, atti di violenza anche contro le donne sia da parte dei buoni (ma i loro sono giustificati!) che dei cattivi. Purtroppo però li accompagna ad una trama un po’ scontata (Conan perde il babbo per mano di Khalar Zym allora si vuole vendicare di lui che cerca una ragazza il cui sangue potrebbe far risorgere la sua amata ma Conan si innamora anche della ragazza e insieme a lei spacca il culo a tutti) e soprattutto a dei personaggi un po’ piatti. Il supercattivone (Stephen Lang, il colonnello cattivone di Avatar) ha un piano fin troppo pieno di falle e non è neanche cattivo in maniera esagerata, molto più interessante è la figlia semi-incestuosa con le unghie di metallo (Rose McGowan imbruttitissima), mentre l’amorino di Conan, Tamara, è interpretata dalla gnocca ma legnosa Rachel Nichols (Continuum), che viene voglia di prenderla a ceffoni anche se poverina non fa nulla di sbagliato.
Un po’ fastidiosi anche alcuni stratagemmi narrativi per fare andare avanti la trama, ma difetto principale è soprattutto l’assenza di elementi che spicchino in qualsiasi modo al di la della presenza di sangue. Non è abbastanza epico, non ha personaggi abbastanza carismatici, non è abbastanza divertente come film di pura azione, non è horror, la storia d’amore non è abbastanza romantica, la protagonista non fa vedere le tette e il culo di Momoa francamente non m’interessa. Quindi? Quindi abbiamo un filmettino per un pubblico adulto anche divertentino a tratti ma che non soddisferà probabilmente nessuno. E infatti niente seguito, di un reboot di Conan ne riparliamo nel 2025 (forse). Erano meglio gli sbabbari di Attila Flagello di Dio.
Voto: *

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