Gun Woman!

Bene, ieri parlavamo di exploitation. All Cheerleaders Die era una pellicola che sfruttava il richiamo dell’exploitation per dire tutt’altro. Gun Woman, invece, è una pellicola che nell’exploitation ci sguazza come una assassina giapponese nuda ricoperta di sangue!
Visto il nome della protagonista principale (Asami, già in Machine Girl, Dead Sushi, Zombie Ass e chi più ne ha più ne metta) mi aspettavo da Gun Woman una cazzatona stupida piena di effettacci ancora più stupidi o al limite una copia giapponese di Machete, e invece no, sorprendentemente il film di Kurando Mitsutake è un nostalgico ed iperviolento omaggio agli action/revenge degli anni 80, che richiama alla mente le produzioni della Cannon di Golan & Globus.
Il film inizia con un paio di assassini che dopo aver fatto fuori una tizia sotto la doccia parlano tra loro in auto. Uno racconta all’altro la storia, o forse la leggenda di Gun Woman, una killer implicata in una storia di vendetta ai danni di un capo della mafia giapponese.
Dopo la morte del vecchio Hamazaki, tradizionalista capo della Yakuza, il figlio prende il potere e subito si vendica del dottore del padre, violentandogli la moglie ed uccidendola. Il dottore impazzisce di dolore, inizia a farsi chiamare Mastermind e mette in piedi un intricato piano di vendetta. Mastermind sa che l’unico momento in cui Hamazaki è vulnerabile è all’interno di un segretissimo club che offre ai propri soci la possibilità di dare sfogo ai propri istinti necrofili e cannibalici… il club però è un bunker sorvegliatissimo, ed entrarci con un’arma è impossibile. Per questo decide di prendere una prostituta drogata e probabilmente muta, allenarla per mesi fino a farla divenire una killer professionista pronta a tutto, nascondere una pistola smontata dentro il suo corpo, indurle uno stato di morte apparente, introdurla nel club come cadavere, farla risvegliare al momento giusto, farle rimontare l’arma dopo aver aperto le proprie stesse ferite in modo che possa uccidere tutti i presenti, Hamazaki compreso, prima di morire dissanguata. Secondo i suoi calcoli ha 22 minuti di tempo. Facile, no?
Gun Woman è evidentemente fatto con un budget di dodici yen, ma la cosa non è un grosso problema. Kurando usa bene la telecamera, ha un ottimo occhio per le inquadrature e l’atmosfera del film è resa ancor più evocativa da un’ottima colonna sonora anch’essa devota agli anni 80, tra synth pop e hard rock alla Scorpions. Dove la pellicola richiama invece i “classici” filmacci giapponesi come quelli elencati sopra è nel generoso uso della nudità femminile (anche più del solito, si vede che l’ambientazione americana ha alleggerito le maglie della censura) e negli effetti gore. Il sangue scorre davvero a fiumi, in maniera esagerata e fintissima. A qualcuno la cosa potrebbe fare schifo, io mi ci faccio quattro risate 😛
Inutile cercare troppo senso nella trama infarcita di puttanate, ma la cosa bella è che il regista ci crede e si prende dannatamente sul serio, e così fanno gli attori. Le scene, anche le più stupide sulla carta, non sono mai buttate via e fatte a cazzo di cane, la storia di vendetta è abilmente costruita con personaggi genuinamente disgustosi. Il film procede per accumulo, se all’inizio già un giovane boss inizia a farsi odiare per come violenta senza motivo e poi uccide la moglie del dottore, successivamente fa anche peggio, visto il suo piccolo e non troppo innocente hobby necrofilo-cannibale. Ma la cosa era necessaria, visto che anche Mastermind non è certo uno stinco di santo, il suo piano richiede infinita crudeltà nell’addestramento ed una noncuranza quasi pari a quella dell’antagonista per la vita umana. La Asami stessa è solo uno strumento nelle sue mani, se il suo addestramento fosse andato male si capisce che avrebbe semplicemente trovato una nuova ragazza con cui ricominciare da capo.
E’ proprio lei l’unico personaggio per cui ci si ritrova a fare davvero il tifo in tutto il film. La vendetta di Mastermind è forse giustificabile, ma terribile, lei invece è solo una povera drogata che riesce in qualche modo a trovare in una situazione impossibile la forza per rinascere. La prova di Asami è incredibilmente ottima, l’attrice si è immersa davvero nel personaggio dando vita a scene davvero ben riuscite, pur avendo sempre presente che di B Movie si tratta.
Gli amanti di questo tipo di pellicole (la gente tipo me insomma) saranno sorpresi e divertiti da Gun Woman, un film che ha come principale (e forse unico vero) difetto la cornice che lo raccoglie e lo “americanizza”, con i due killer che innanzitutto sono pessimi attori e hanno pessimi dialoghi, e poi rappresentano l’unica parte davvero scontata di un film che ha una trama che scontata non lo è per nulla, anzi. I due tizi in qualche modo ci fanno capire in anticipo il finale, che ovviamente non spoilero, aprendo allo stesso tempo le porte ad un possibile Gun Woman 2 che francamente, viste le possibili premesse, non mi augurerei. Perché sciupare un piccolo gioiellino come questo? Il resto del film procede come un lento e costante crescendo di emozioni, che pone le basi per i 22 minuti finali esaltanti. Una vera festa action/gore da non sottovalutare!
Voto: *** 1/2

Related posts

Le novità più interessanti della settimana televisiva - 16/09/2019

Rieccoci qui col consueto appuntamento del lunedì col Cumbrugliume, per scoprire tutte le novità più interessanti (e non) che potreste cominciare a guardare questa settimana! Novità succulente Per l'unica novità della settimana nei network tradizionali dovete volare in...

LE NOVITÀ PIÙ INTERESSANTI DELLA SETTIMANA TELEVISIVA – 09/09/2019

LE NOVITÀ PIÙ INTERESSANTI DELLA SETTIMANA TELEVISIVA – 09/09/2019

Novità succulente Questa settimana viva l'Inghilterra! Cominciamo con una nuova serie del network ITV, che ha come protagonista Martin Freeman. Ok, sono molto interessato! A Confession racconta la storia vera dell'omicidio di Sian O'Callaghan, con il protagonista - detective...

Le novità più interessanti della settimana televisiva – 02/09/2019

Le novità più interessanti della settimana televisiva - 02/09/2019

Novità succulente A volte il nome giusto conta moltissimo: ecco perché sono stato immediatamente attratto da On Becoming a God in Central Florida, nuova serie su Showtime con Kirsten Dunst. La protagonista è una lavoratrice a salario minimo che progetta nel dettaglio la sua...

1 Comment

  1. Trackback: Gun Woman (2014) La morta che uccide | Il Zinefilo

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.