Quando c’era Arezzo Wave

Ho 35 anni, e sono su internet da quando ne avevo 17. Mi ricordo i tempi delle chat via web, di iRC, dei newsgroup… dei social prima che esistessero i sociali. Si incontrava uno sconosciuto e si cominciava a chiacchierare, meglio ancora se aveva un nickname femminile, ovviamente. E quando arrivava la domanda “di dove sei?” alla mia risposta “di Arezzo” seguiva immancabile “ah, sono stato/andrò/vorrei andare ad Arezzo Wave!”.
Arezzo era conosciuta in tutta Italia per Arezzo Wave. I trenta/quarantenni di oggi se ne ricorderanno di sicuro.
D’altra parte dove altro c’era una cinque giorni di musica e non solo, completamente gratuita, che presentava artisti come David Byrne, Nick Cave, i Sonic Youth (!), gli Skunk Anansie, Moby, Ben Harper, gli Ska-P, la Dave Matthews Band, i Guano Apes, la Rollins Band (!!), i Manonegra, i Living Colour (!!!) e tutti (TUTTI!) i migliori gruppi di rock e non solo italiano? Da nessuna parte, ecco dove.
Credo che negli anni 90 centinaia di migliaia di ragazzi da tutta Italia siano arrivati nella mia città, molti a

dormire nel famigerato campeggio dove la droga (secondo la leggenda) era quasi più presente della polvere, molti altri in sistemazioni di fortuna. Ma tutti (TUTTI) conoscevano il festival.

Ricordo serate esaltanti ed altre quasi noiose, ma sempre con una partecipazione di pubblico incredibile. Per non parlare poi delle piccole e grandi perle che si potevano scovare nei palchi cosiddetti minori. Ad ogni edizione i numeri salivano… novantamila persona, centomila, centoventimila… Ma la cosa più esaltante, per me residente in una piccola città senza nulla di particolare, era poter dare appuntamento a luglio allo sconosciuto di turno. “magari ci vediamo ad Arezzo Wave”.
La nuova edizione di Arezzo Wave è in corso proprio in questi giorni. Sono contentissimo, ci andrò domani per il concerto di Elio e le Storie Tese… ma sebbene sia una realtà da supportare al massimo per me non è più Arezzo Wave. Non quella che conoscevo. Non è più un festival gratuito, ma quello probabilmente è il meno, le serate hanno un biglietto d’ingresso molto ridotto, accessibile a tutti. Solo, parlando con un diciottenne (o sedicenne, o ventenne) italiano di oggi, non mi risponderà più “ah, Arezzo Wave” dopo che gli avrò detto di dove sono.

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