I consigli del rocker in pensione: URIAH HEEP – Outsider

I consigli del rocker in pensione: URIAH HEEP – Outsider

Se esiste un gruppo musicale a cui la definizione di Outsider sta proprio bene, quelli sono gli Uriah Heep. Attivi da ben 44 anni senza mai fermarsi, guidati agli inizi come ora dalla chitarra di Mick Box, gli Heep hanno contribuito a creare il suono hard rock inglese con album come Salisbury, Look at Yourself, Demons and Wizard, anticipando spesso temi e caratteristiche che negli anni successivi sarebbero state tipiche del rock progressivo, dell’heavy metal, persino dell’epic. Eppure di loro si ricordano in pochissimi, mentre Deep Purple, Led Zeppelin, Black Sabbath sono entrati nel mito, ed anche gruppi tutto sommato minori o più derivativi restano più in alto nella considerazione generale. 
La critica musicale, ad inizio anni 70, poteva essere spietata con un gruppo hard rock. Il genere non era decisamente tra i più apprezzati, ed i giudizi negativi si sprecavano. Ma resta ancora famosissima la recensione che Melissa Mills scrisse per Rolling Stone del loro debut album Very ‘eavy…Very ‘umble: “se questo gruppo ce la farà io dovrò suicidarmi…”. Non so che fine abbia fatto oggi Melissa Mills o se si sia pentita… ma poche settimane fa è uscito il 24esimo (!!!) album in studio degli Uriah Heep, Outsider, e… beh, non è niente male!
Il disco è il primo con il nuovo bassista Dave Rimmer, che sostituisce lo scomparso Trevor Bolder, ma già dalle prime note si intuisce che il sound non è cambiato affatto, e che i vecchietti non hanno intenzione di smettere di fare hard rock. Classico, melodico, potente, ed il titolo della prima canzone la dice tutta sulle intenzioni di Mick Box e soci: Speed of Sound! Ed in effetti il pezzo è bello, convincente e se ne frega delle mode. Così come la successiva One Minute, dove grande risalto ha quel meraviglioso strumento che è l’hammond. Ma tutta la prima parte del disco (una volta si sarebbe detto il lato A!) è splendida, sono assolutamente da citare anche The Outsider e Rock the Foundation, altri due pezzi all’altezza dei migliori album della band. La seconda parte di Outsider (diciamo dopo la buona Looking at You) perde un po’ di mordente, pur restando sempre ampiamente sopra i binari della sufficienza. Cosa aggiungere? Un altro gruppo di vecchietti che non hanno la benché minima intenzione di appendere le chitarre al chiodo, e finché i loro lavori sono di questo livello come dargli torto? Voi ascoltate pure Lana del Rey, vai!
Voto: *** 1/2
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