Redemption – Identità Nascoste: Jason Statham tentato dalla NUNSPLOITATION!

Che Jason Statham sia il Bruce Willis degli anni 2000 (e oltre) non ci sono dubbi. Ma anche lui ormai si avvia verso la cinquantina, soglia piuttosto dura da affrontare per gli action hero, a meno che non si sappiano riciclare in film di una sostanza diversa, più dolente ed amara che giovane e scazzona. Quindi è ovvio che dopo e accanto ai vari Crank o Transporter iniziano ad arrivare anche parti come questa di Redemption – Identità Nascoste. Ma non fatevi ingannare, il titolo originale, molto più bello, era Hummingbird, Usignolo. Cosa ha Statham dell’usignolo devo capirlo…
Il regista è Steven Knight, che qui era all’esordio ma era già piuttosto noto per la sceneggiatura di La Promessa dell’Assassino, e devo dire che la lezione di Cronenberg un po’ si vede nella rappresentazione di una Londra dura, notturna e decaduta più che decadente. Statham è Joey Smith, un ex militare delle forze speciali inglesi che durante un attacco di rabbia per avere perso dei suoi compagni uccide per vendetta cinque afghani innocenti. Giudicato colpevole per crimini di guerra riesce a scappare durante il trasporto a Londra, e lì inizia a vivere nascosto, tra barboni e prostitute. Proprio una prostituta, Isabel, diviene sua amica, ma una notte viene aggredita da due balordi e scompare. Joey decide così di risollevarsi, trova lavoro come autista e bodyguard, fa i soldi ed inizia ad aiutare gli altri, con l’aiuto anche di una giovane suora di origine polacca (Agata Buzek) con un passato difficile…
Redemption – Identità Nascoste è la storia del confronto tra questi due personaggi così diversi ma entrambi con tanto in comune. Il loro rapporto vive di contrasti e di momenti quasi eterei, con simboli forse fin troppo evidenti (il vestito rosso, l’arte) ma efficaci, fino a sublimarsi in un atto d’amore che non è punto di arrivo ma per entrambi è un passaggio necessario alla scoperta del loro io. Suor Cristina deve riscoprire la fede, Joey il rapporto con la figlia che non lo conosce. Il film non ha un finale risolutivo, forse perché risoluzione non ci può essere…
Le cose migliori del film sono ambientazione e personaggi, anche quelli minori (i boss cinesi, la Londra nascosta dei barboni, i vicini di Statham quando occupa la casa di un riccone assente) sono ben scritti e delineati. La cosa peggiore probabilmente sono invece i dialoghi, che soffrono di un certo didascalismo e sono a volte banali. Ho visto la versione in italiano, quindi potrebbe dipendere anche dalla traduzione, ma una certa pesantezza è evidente nello script, che avrebbe potuto essere alleggerito. L’esperimento è comunque interessante, e per gli appassionati dell’azione Statham ci offre anche qualche sequenza non male delle sue, questa volta senza iperbole od esagerazioni ma con grande solidità. Ne esce fuori una sorta di noir metropolitano. Da vedere.
Voto: ** 1/2

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