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Ba-ba-ba ba-Babadook!

Ci sono due cose che mettono d’accordo tutte o quasi le varie classifiche di fine anno. La prima è che True Detective è la migliore serie tv, la seconda è che The Babadook è il più bell’horror dell’anno. E io… beh, sono d’accordo con entrambe. Ma mi spingo anche oltre: The Babadook è anche uno dei migliori film dell’anno, ed entrerà sicuramente nella classifica in preparazione su queste pagine.
Il film d’esordio dell’australiana Jennifer Kent ci rivela una regista con una sensibilità straordinaria per il lato umano dell’orrore. La protagonista, Amelia, è una madre single e stressatissima. Il marito è morto sei anni prima, in un incidente stradale proprio mentre accompagnava la moglie all’ospedale per far nascere il loro primo figlio, Samuel. Sei anni dopo Samuel è un bambino spaventato, nevrotico, ha paura dei mostri nell’armadio, non dorme, arriva anche ad avere comportamenti violenti. Amelie è stanca, il figlio ha annullato tutta la sua vita. Non può avere una sessualità, neanche solitaria, vive in una casa ed indossa (e fa indossare al figlio) abiti che sembrano usciti da un racconto di Dickens, non usa trucco, persino il suo lavoro (accudisce anziani e malati in una casa di riposo) è triste. Tutto è grigio. E’ isolata, non ha amiche, persino la sorella arriva ad allontanarsi da lei a causa del figlio che fa paura.
E le cose peggiorano ancora quando nella loro vita arriva uno spaventoso libro per bambini (?) che parla dell’ìnvincibile Babadook, un mostro del quale non ci si può liberare…
La paura, nel Babadook, è costruita con criteri che non sono mai quelli banali e canonici dell’horror moderno. Ieri abbiamo parlato di Oculus, un altro ottimo horror che prende questi canoni e li usa a suo vantaggio, ma The Babadook è qualcosa di diverso. La Kent (non a caso una donna, il suo film è molto, molto femminile…) non usa splatter o immagini ad effetto (fatta salva l’auto-estrazione di un dente, che è più efficace proprio perché è l’unico momento del genere), non ci mostra praticamente mai il mostro nell’armadio ed anche quando lo fa usa uno stop-motion goticizzante, che sembra Burtoniano ma non è mai rassicurante e familiare, è inquietante, un incubo spaventoso. A far paura sono le atroci urla del bimbo (che non si può non odiare), il volto di Amelia devastata dalla stanchezza, i vestiti del padre morto, la sensazione che sia impossibile rimediare, tornare ad una vita che possa chiamarsi normale.
Un film del genere, piccolissimo, con pochissimi attori quasi sempre sulla scena, non si potrebbe fare senza un cast all’altezza. E sia Essie Davis che interpreta Amelia che il piccolo Noah Wiseman che interpreta Samuel sono straordinari. Le loro intepretazioni sono così intense e credibili che sembra impossibile immaginarli in ambiti diversi.
Anche la scenografia ha un grande valore, un grigio uniforme ed avvolgente. La colonna sonora, intelligente e piana. Ma a rendere The Babadook un grande film (horror) è la dolcezza di cui è intriso. Ci sono picchi di sentimentalismo che potrebbero risultare stucchevoli in un altro contesto, ma qui affascinano, ammaliano, Amelia è una madre che per troppo amore arriva ad odiare, le promesse di Samuel che la proteggerà sempre sono struggenti, il ribaltamento dei ruoli (cattivo/buono/ancora cattivo/???) fluido e senza forzature. Ma come si fa a sconfiggere chi non può essere sconfitto? Non ci si può liberare del Babadook…
Senza spoiler che potrebbero rovinarvi la visione, il finale è imprevisto ed a mio parere straordinario. Un colpo di scena a mia memoria inedito nell’horror, che rivela tutto un altro lato del film come un’illuminazione improvvisa. Fantastico!
Voto: **** 1/2

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3 Comments

  1. James Ford 28 December 2014
    Rispondi

    Non perfetto, eppure molto profondo, e recitato da dio.

  2. Marco Goi 28 December 2014
    Rispondi

    finale imprevisto insomma…
    l'avevo previsto io che di finali non ne becco mai uno 🙂

  3. michele 28 December 2014
    Rispondi

    Io di solito gli horror li becco sempre, ma questo…. 🙂

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