In ordine di sparizione

In ordine di sparizione

Negli ultimi anni il cinema del nord-Europa ci ha regalato delle piccole perle, dimostrandoci che anche senza grandi budget si possono fare piccoli-grandi film che non temono il confronto con le produzioni d’oltreoceano. Certo, ci vuole coraggio e ci vuole la storia giusta, ma si può fare. Un’ulteriore dimostrazione si ha con In Ordine di Sparizione, che anche a prescindere da qualsiasi valutazione qualitativa dimostra fin da principio quali sono i suoi modelli di ispirazione, Tarantino ed i Coen su tutti. 
Locandina e provenienza potrebbero far pensare ad un giallo, ma al di la di pochi spunti In Ordine di Sparizione è principalmente un glaciale revenge-movie con sprazzi di ultraviolenze e tinte da dark comedy, costruito attorno ad un protagonista straordinario (Stellan Skarsgaard) con la partecipazione di un cast di supporto tutto di ottimo livello, ma con alcune eccellenze (Bruno Ganz, Pal Sverre Hagen) da sottolineare assolutamente. 
Skarsgaard è un tranquillo padre di famiglia appena nominato cittadino dell’anno dai suoi compaesani della piccola cittadina di provincia dove viva e dove guida lo spazzaneve, tenendo libere dai ghiacci incombenti le strade. La notizia della morte di suo figlio per overdose lo sconvolge, non ci crede, lui non si è mai drogato; convinto che ci sia qualcosa sotto inizia così una ricerca prima per scoprire la verità e poi per vendicarsi selvaggiamente…
Come dicevo, Skarsgaard è assolutamente perfetto nella parte, Pal Sverre Hagen dipinge un cattivo da fumetto divertentissimo e Bruno Ganz ruba la scena quando appare nelle vesti del vecchio rivale capo della fazione dei serbi, affascinato dai ghiacci e dalla lentezza norvegese. I momenti di interazione tra questi tre grandi attori creano scene surreali e divertenti, e sono il motivo per cui In Ordine di Sparizione è assolutamente da vedere. Il regista Hans Petter Moland lo sa e si tiene quasi in disparte, senza intralciare il loro lavoro. Il suo film procede lento ed inesorabile come il freddo norvegese, scandito dalle successive morti annunciate che danno anche il titolo. Senza picchi o sorprese, si potrebbe avanzare questa critica, ma in fondo chi l’ha detto che sia necessario ogni volta dire qualcosa di nuovo? Alcune trovate poi restano in testa: il criminale gay, quello ucciso tra le risate, la “Sindrome di Stoccolma”… Ottimo lavoro!
Voto: ***
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1 Comment

  1. Vic 7 January 2015
    Rispondi

    Grazie mille, mi era sfuggito e ora lo recupero!

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