Starry Eyes

Starry Eyes

Cosa siete disposti a fare per il successo?

Cosa c’è di originale in Starry Eyes, pellicola indie horror diretta dai registi Kevin Kölsch e Dennis Widmyer che sta ottenendo ottimi successi sulla rete e nel giro dei festival? Apparentemente, non molto. Starry Eyes ci presenta il classico patto col diavolo, accettato in maniera più o meno esplicita e che ovviamente porta conseguenze di ogni tipo. Anche e soprattutto inaspettate.
Sarah è da ormai troppi anni un’aspirante attrice che per mantenersi fa la cameriera in un locale orribile, dove è costretta ad indossare dei trashissimi leggings con le bollicine. Si fosse chiamata Penny probabilmente avrebbe cercato un fidanzato cervellone ricercatore universitario che la mantenesse, ma si chiama Sarah, ed i suoi amici sono tutti aspiranti attori/attrici/sceneggiatori/registi come lei. Gente anche carina e simpatica, se vogliamo, ma senza speranza. Sarah viene chiamata a fare l’ennesimo provino per un’importante film horror, va un tantino fuori di testa, ma a quanto pare fa una buona impressione, visto che viene richiamata per un secondo provino, questa volta alla presenza del produttore…
Fareste un pompino ad un famoso produttore per ottenere la parte della vostra vita?

Chissà quante attricette sono state abbindolate con una proposta del genere. Sarah si trova di fronte una specie di orrendo mix di Gianni Letta e Tinto Brass, che morbosamente le appoggia la mano sulla coscia e comincia a salire. Sarah si rifiuta, schifata. Torna alla propria vita. Ma è davvero vita quella? Un lavoro di merda, amici per cui provare al massimo pena. Forse vale davvero la pena di fare un pompino al produttore per cambiare la propria vita completamente.
Soprattutto se, come gli spettatori avevano già capito, il produttore non è solo un produttore, ma anche qualcosa che assomiglia pericolosamente ad un diavolo, o quantomeno uno che con il diavolo riesce a stringere patti in ogni momento. Sarah cambia, il suo corpo si ribella, marcisce fuori e dentro. E la sua anima marcisce insieme ad esso… fino alla rinascita?
Starry Eyes è una piccola pellicola con ottime idee, molti difetti della scena indie e qualche piccolo particolare che lo eleva al di sopra della massa. Uno in particolare: Alexandra Essoe, la protagonista, che si immerge generosamente nella parte e dona anima e corpo nella sofferta interpretazione di Sarah. Chissà, forse anche lei ha avuto proposte del genere nella sua breve e fino a questo momento non troppo significativa carriera…
Per il resto, il film colpisce soprattutto per la fisicità dell’orrore. Sia nella decadenza del volto di Sarah, nel suo corpo sconvolto dai tremiti di una febbre interiore, che nel finale liberatorio e quasi-slasher. Ma non solo, il pessimismo è per una volta davvero senza speranza, e le soluzioni non ci sono. Se esistono altri modi per arrivare al successo, Starry Eyes non li presenta. Ogni strada è preclusa, tranne il male. Che porta terribili cambiamenti, ma anche una reale ricompensa… Se la persona che esce dal percorso sia la stessa che vi entra è tutto da vedere, ma la ricompensa c’è.
Ci sono anche i difetti, in particolare una fotografia fin troppo scura che mostra i limiti del budget e alcune verbosità eccessive, ma se consideriamo che si tratta di un film finanziato inizialmente tramite Kickstarter possiamo considerarlo un mezzo capolavoro visto cosa esce di solito dal crowdfunding.
Sentiremo parlare ancora dei registi… e sicuramente anche di Alex Essoe. Film consigliato!
Voto: *** 1/2
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