Banshee – terza stagione

La prima stagione di Banshee mi aveva sorpreso. Una serie della quale sostanzialmente non avevo mai neppure sentito parlare, in un network che fino ad allora aveva trasmesso poco più che banali softcore, che mi aveva conquistato portando agli estremi per sesso, azione e violenza una storia tutto sommato semplice ma con molti aspetti intriganti.
La seconda stagione di Banshee è stata quella della conferma, la serie si confermava divertente ed ultra-fracassona ma i personaggi fino ad allora secondari salivano di tono fino a diventare finalmente interessanti.
La terza stagione… cazzo! Meravigliosa!
No ma fai pure, tanto sei rimasta l’unica a non avermi ancora sparato.
Dopo le prime due puntate di sostanziale assestamento Banshee ha fatto il salto di qualità. Ed ha dimostrato (lo so, esagero) che si può mettere insieme una serie-capolavoro anche con attori sostanzialmente mediocri. Prendiamo il protagonista, Antony Starr che interpreta lo sceriffo Lucas Hood, o meglio colui che ne assume l’identità nella prima puntata della prima stagione. Starr sostanzialmente ha due espressioni, con la barba e senza barba. Come biespressivi sono anche la sua ex-fiamma Ivana Milicevic (nuda e vestita), l’amish cattivone Ulrich Tomsen (pulito e ricoperto di sangue), il sindaco interpretato da Rus Blackwell (normale e Rambo) e il superhacker Hoon Lee (vestito da donna e vestito da uomo). Fa eccezione solo l’amish porca ed incestuosa Lili Simmons che ha solo una espressione: tette.
Esatto
Ma dopotutto a che serve essere espressivi? I personaggi di Banshee sono maschere, marionette mosse da un burattinaio frenetico, esseri di gomma che rimbalzano, si picchiano, subiscono bastonate, colpi di pistola, esplosioni ma alla fine si rialzano sempre. Fino a quando non si rialzano più, e la cosa nella terza stagione accade spesso… almeno tre volte.
Io si che faccio paura, altro che Jason Voorhees
E se non avete già visto tutta la serie non continuate oltre.
La prima morte è quella di Nola Longshadow, personaggio tutto sommato secondario ma strafica di prima categoria, quindi… Nola muore dopo un lunghissimo ed epico combattimento con Clay Burton, praticamente infinito. Un combattimento che si sublima e diventa poetico, come nel miglior cinema di azione di Hong Kong. Ma con molto più sangue (e tette).
Tu esci fuori dall’acqua? Dilettante.
La seconda morte è quella che ha fatto piangere tutti i telespettatori. Banshee continua ad insegnarci che per sopravvivere è necessario perdere la propria umanità e diventare macchina. L’agente Siobhan era forse la più umana del cast (e anche la migliore attrice) dopo l’altra morte tragica della prima stagione, quella dell’altro agente Emmett. Ci aveva quasi fatto credere che Hood potesse dimenticarsi di Carrie e, chissà, immaginare una vita reale. Una vita normale. Siobhan è stata l’unica ad abbassare le difese del protagonista e l’unica alla quale abbia confessato il suo vero nome. Un segreto che si è portata dopo pochissimo nella tomba, uccisa come una bambola nelle enormi mani di Chayton.
Già, anche Chayton forse si meriterebbe una menzione. La vendetta nei suoi confronti era inevitabile, un passaggio obbligato per la rinascita di Hood e per portare ancor più alla ribalta il personaggio di Brock. E Chayton, alla fine, è riuscito quasi a sembrarci umano dopo che fino a quel momento era sembrato più che altro un Terminator.
…e a proposito di Terminator… 
Nel combattimento finale era ovvio che qualcuno ci avrebbe lasciato le penne. E quel qualcuno non poteva che essere il Sindaco Gordon Hopewell, che è stato in grado di stupire trasformandosi in Terminator, in un implacabile cecchino ed un terribile badass. La sua morte dopo che insieme allo sceriffo aveva sbaragliato un mezzo esercito in mezzo al solito diluvio di cazzotti e pallottole è un cerchio che si chiude e che potrebbe finire per riunire Hood e Carrie… o come diavolo deciderà di farsi chiamare d’ora in poi.
Il salto di qualità è stato nella regia, che ha tramutato Banshee nei momenti migliori in un viaggio onirico nel dolore. Nella sceneggiatura, che ha saputo rendere ancora più vivi i protagonisti e affiancarli a nuovi elementi fin da subito interessanti (quanto ci piace l’ex nazista?). Si, è sempre la solita serie esagerata ma a ben vedere meno del solito. Agli inizi per attirare l’attenzione c’erano quasi altrettante tette che in Game of Thrones, ora i nudi e le scene di sesso restano ma incredibilmente solo se funzionali alla storia. E non se ne sente la mancanza. Lo so, non mi crederete, ma Banshee ha un cuore pulsante.
Quarta stagione già confermata ma a quanto pare di soli 8 episodi, mannaggia.
Voto: *****

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