House of Cards – Terza stagione

House of Cards – Terza stagione

Qualcuno ha provato a sostenere la tesi che 1992 sarebbe la risposta italiana a House of Cards. Si, in effetti qualche somiglianza c’è, entrambe le serie raccontano, da lati diversi, dei retroscena della politica, entrambe hanno un taglio maturo, ma basta guardare la sigla di House of Cards per capire che, ancora, dagli americani abbiamo troppo da imparare. Ok, noi abbiamo Miriam Leone, ma loro hanno Kevin Spacey, che anche in una stagione sottotono come questa si è ritagliato un paio di momenti che resteranno nella memoria di tutti i telespettatori.
Si l’ho detto, la terza stagione di House of Cards è decisamente sottotono, ed in parte me l’aspettavo dopo l’arrivo alla presidenza di Underwood. Già la seconda stagione era partita maluccio, anche se poi si era ripresa alla grande, ma in questa il complicato ed affascinante intreccio di intrighi e trame politiche ha lasciato spazio alla rivalità con un evidente clone di Putin, alla sottotrama su Doug Stamper ma soprattutto ad una sorta di dramma familiare recitato si benissimo, ma che francamente non è quello che vorrei da House of Cards. 
Posso comprendere (in parte) i primi due punti. L’apparizione del presidente russo ha provocato una certa attenzione (nonché le Pussy Riot come guest star) e tutto sommato si tratta di un personaggio affascinante e contraddittorio. Comprendo anche la sottotrama di Stamper che dopotutto è forse il personaggio meglio riuscito della serie dopo Underwood. Il problema è che questo distoglie l’attenzione all’interno di una serie che aveva fatto del suo essere ultra-focalizzata il suo punto di forza. Il punto tre invece non lo comprendo. Ok, Presidente e First Lady hanno degli attriti, ma da una coppia che ha fatto compromessi ed accettato tradimenti per tutta la vita mi sarei aspettato comportamenti diversi. Anche se vedremo che sorprese ci riserverà l’inizio della quarta stagione…
Dove invece la serie è rimasta centrata su ciò che l’ha resa nota ed apprezzata è nella preparazione alle Primarie democratiche su cui si concentrano le puntate finali. In realtà, però, un problema c’è anche qui… forse è perché manca l’effetto sorpresa, forse perché le due rivali nella corsa non sembrano così carismatiche, il tutto mi ha provocato qualche sbadiglio.
Una serie da buttare? Difficile dire ciò di una stagione che ci ha fatto vedere il Presidente prima pisciare sulla tomba del padre e poi sputare al crocifisso. L’impressione, però, è che sia l’avvio di una parabola discendente (dopotutto più che la presidenza degli Usa…) che il prossimo anno porterà qualche disastro. D’altra parte me lo auguro, Frank Underwood è un animale politico come nessun altro, ma se vincerà sempre… dove sta l’interesse? 
Stagione interlocutoria!
Voto: **
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