Venti anni fa #01: Faith no More – King for a Day, Fool for a Lifetime

Venti anni fa #01: Faith no More – King for a Day, Fool for a Lifetime

Venti anni fa era il 1995, ed io avevo 16 anni. E nonostante gli anni 90 siano stati un decennio di crisi e contraddizioni usciva anche tanta roba bella. Ad esempio…
Ricordo benissimo il giorno in cui comprai questi disco. Era primavera inoltrata, mi ero innamorato del singolo, Digging the Grave, che passava spesso nei momenti più rock di Videomusic. Un tiro micidiale, un cantante superbo, una sezione ritmica da brividi. Così misi da parte le mie 27000 lire e attesi impaziente il sabato, quando finalmente sarei potuto andare nel negozio di dischi di fiducia. E quando andai a casa e misi il disco nello stereo…
Rimasi spiazzato.
Si, perché King for a Day, Fool for a Lifetime era un disco completamente diverso da quello che avevo ascoltato fino a quel momento (i Queen, i Green Day, i Litfiba…). Sapevo di essere alla ricerca di sonorità diverse, più pesanti, più evolute, più in linea con il mio spirito di sedicenne che avrebbe voluto prendere il mondo a testate se solo ne avesse avuto il coraggio. E invece… e invece mi trovavo di fronte a sparate hardcore intervallate da momenti bossa-nova, soul, jazzy… che era sta roba?
Feci fatica ad ascoltare il disco, e questo in un momento in cui ogni disco veniva religiosamente ascoltato e riascoltato fino a che il cd era consumato e tutti i testi erano impressi nella mia memoria. Ma i FnM… non li capivo, non ancora. Ascoltavo quelle tre-quattro canzoni che adoravo, ma le altre… Cosa significava Caralho Voador? Perché la parentesi quasi gospel di Just a Man?
Quando rimisi il disco nello stereo erano passati alcuni mesi, l’estate era finita e questa brutta copertina bianca rossa e nera mi tornò tra le mani. Ma si, pensai, diamogli un’ultima possibilità. Mi si aprì un mondo…
What if there’s no more fun to have?
And all I got is what I’ve had?
What if I have forgotten how?
Cut my losses and get out now
Get out, right now!
Bastò l’inizio del primo pezzo, Get Out, per immergermi nel mondo pazzo, esibizionista, potente ed un po’ paraculo dei Faith no More e del genio Mike Patton, cantante che da allora ho adorato e seguito anche nei suoi progetti più improbabili, consapevole che fossero più che altro delle prese per il culo (chi ha detto Fantomas?) ma… che importava? King for a Day fu l’album che aprì la mia mente al crossover, al metal, al funky, al soul… perché dirsi amanti della musica se poi si ragionava per compartimenti stagni? La discontinuità che mi aveva spiazzato divenne il pregio che cercavo, che mi consentiva di urlare a squarciagola, perdere la voce growlando e di improvvisarmi crooner nel pezzo successivo. Non è un album perfetto, non è neppure il loro miglior album… ma è il mio album. 
Voto: *****
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4 Comments

  1. Marco Goi 19 April 2015
    Rispondi

    Gran bel disco, anche se il mio preferito della band è il successivo Album of the Year.
    E peccato per l'album nuovo appena arrivato, che mi sembra faccia abbastanza schifino, almeno rispetto a quelli del passato…

    • michele 19 April 2015
      Rispondi

      Per ora ho ascoltato solo il singolo, che ti dirò… non mi dispiace!

  2. Il Karda 20 April 2015
    Rispondi

    2 cose: 1) Siamo coetanei; 2) meraviglioso album e digging the grave, sebbene leggermente commercialina, è una canzone fantastica!!! Non sono un fan dei Faith No More, ma se capitano alla radio (di solito su Virgin passano la suddetta o Easy like Sunday Morning) li ascolto con piacere!!! P.S. Digging the Grave mi fa venire in mente anche "Jack Frusciante è uscito dal gruppo", inteso sia come libro (letto e riletto fino allo sfinimento) che come film (la scena di Accorsi col Vespino sulla collina con in sottofondo la canzone è una delle migliori).

    • michele 20 April 2015
      Rispondi

      Ricordo benissimo la scena di Jack Frusciante, anche quello un film (e libro!) simbolo di quegli anni 🙂

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