Clown: perché i pagliacci fanno sempre paura

I pagliacci fanno sempre paura. Lo sapeva bene Stephen King, che con il suo Pennywise ha creato un’icona del genere horror che ha generato numerosi figli e figliastri… con risultati alterni. Dal precursore Killer Clowns from Outer Space (che precede addirittura il film di It, ma non il romanzo…) all’ottimo Stitches al terribile 100 Tears.
Nel 2010 gli aspiranti regista e sceneggiatore Jon Watts e Christopher Ford misero su Youtube un finto trailer per il loro progetto, e per attrarre maggiormente l’attenzione dichiararono che il film sarebbe stato prodotto “dal Master of Horror, Eli Roth”, che a dire il vero non c’entrava nulla, e neppure aveva mai sentito parlare dei due coraggiosi giovanotti. Ma il trailer cominciò a girare e qualcuno chiese veramente a Eli quando il film sarebbe uscito, o se si trattava di uno dei falsi girati per Grindhouse. Il regista cadde dalle nuvole, si informò su ciò di cui stavano parlando e… il trailer gli piacque talmente tanto che decise davvero di produrre il film. A volte le profezie si auto-realizzano davvero…
La storia è piuttosto semplice: Kent, un papà affettuoso e bravo agente immobliare, ha organizzato una festa per il compleanno del figliolo, ma il clown che aveva ingaggiato per l’occasione gli da buca per via di un altro impegno. La festa potrebbe rivelarsi un disastro, ma Kent trova nella soffitta di una casa destinata alla vendita un vecchio costume da clown in buone condizioni. Il compleanno è salvo! Il problema è che la mattina dopo Kent non riesce più a togliersi di dosso il costume, che diventa praticamente una seconda pelle, ed anche la sua personalità comincia a cambiare…
Nonostante la produzione di Eli Roth Clown resta un piccolo film, e la cosa è piuttosto evidente. Ma chi l’ha detto che i piccoli film non possano competere (quasi) alla pari con i grandi? Un film semplice, con pochi personaggi interpretati da attori non certo notissimi (il più famoso è sicuramente il bravo Peter Stormare), è riuscito comunque a conquistarsi un’uscita cinematografica in diversi paesi e qualche buona recensione. Il merito, molto probabilmente, è della serietà con cui il tema è stato affrontato: la sceneggiatura prosegue dritta per la sua strada, senza buttare il tutto in vacca o condire la trama con dialoghi inverosimili. Il film, anzi, da il meglio di sé nella parte iniziale, quella della presa di consapevolezza del protagonista che il costume non verrà più via. La sua lenta trasformazione si accompagna a quello che possiamo considerare un vero e proprio dramma familiare, senza troppo sangue, gore o scene che facciano saltare sulla sedia, ma genuinamente inquietante. Lo sconosciuto Andy Powers si rivela sufficientemente bravo da reggere una parte difficile, il trucco molto convincente l’aiuta… ed il film funziona, ispirandosi più a un capolavoro (con le dovute differenze) come La Mosca che ai vari slasher “con i mostri”!
Clown funziona meno nella seconda parte, quella più canonicamente horror. I demoni, si sa, vanno sconfitti, e forse è commercialmente giusto che il film sia finito così, ma paradossalmente quando la situazione si fa davvero critica i toni sembrano alleggerirsi, e certe scene mi hanno dato l’idea di fare a cazzotti con i presupposti della sceneggiatura.
Il risultato finale è un film dalle due facce, che forse per mancanza di coraggio, forse per il budget, forse per (de)meriti e scelte della produzione non è riuscito ad andare fino in fondo. Ma Jon Watts è bravo, e non a caso il suo nuovo Cop Car (con Kevin Bacon), presentato al Sundance, ha ottenenuto buone recensioni prima dell’uscita ufficiale, e la Sony l’ha scelto come regista per il reboot di Spiderman del 2017. Il ragazzo si farà…
Voto: **

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2 Comments

  1. Giulietta94 24 June 2015
    Rispondi

    Un po' un pasticcio quindi, nemmeno questo insieme agli altri horror in vista per l'estate, mi ispira molto. E poi a me clown e bambole mi hanno sempre fatto un certo effetto…

  2. Trackback: ClownTown - ridi, pagliaccio! - cumbrugliume

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