Deadly Virtues: Love. Honour. Obey

Deadly Virtues: Love. Honour. Obey

Quali sono le virtù alla base di un buon rapporto? Amore, rispetto, fedeltà, obbedienza, sostegno reciproco… Nel rito cattolico si dice “amarla ed onorarla finché morte non vi separi”. Basterà?
Deadly Virtues potrebbe sembrare un classico film “home invasion”, ma lo scopo che si prefigge è proprio quello di esplorare le dinamiche all’interno di una coppia ormai pronta a scoppiare, segnata da mille problemi e differenze, che si trova a dover affrontare l’apparentemente inarrestabile minaccia esterna di un pazzo maniaco che irrompe nella loro abitazione, immobilizza e tortura il marito e chiede di passare un weekend con la bella moglie, come farebbe se fossero loro ad essere sposati.
Il film è finanziato tramite Indiegogo… e si vede. Il microbudget traspare da ogni inquadratura, e per fortuna la scelta di mantenere gli attori all’interno della stessa location per tutta la durata tappa qualche falla. Solitamente il 99,9% dei film finanziati in questo modo sono troiate oscene, ma Deadly ha almeno un paio di frecce al proprio arco. Due frecce chiamate Edward Akrout e Megan Maczko. Il primo non ha probabilmente il volto o il phisique du role del maniaco da film horror, ma proprio questa sua apparente tranquillità lo rende inquietantemente efficace, la sua pazienza nel dissezionare la coppia solo apparentemente felice e i suoi improvvisi scatti di ferocia funzionano, la scelta dell’uso simbolico del bondage è perfetta per quello che traspare della sua personalità. La seconda ha il ruolo più difficile, deve mostrare tutta la sua fragilità ed il suo sforzo per mantenere l’apparenza della brava mogliettina, mentre il terrore le scorre sotto pelle, spesso costretta in posizioni non esattamente comodissime…
Il regista olandese Ate de Jong (espertissimo della serie B, suo il vecchio Autostrada per l’Inferno, dove appariva anche il quasi esordiente Ben Stiller) sceglie la strada dell’horror psicologico, lo fa scegliendo spesso delle scorciatoie ma azzecca diverse cose. L’ingresso del maniaco in casa, usando le chiavi giuste per il portone, segna l’atmosfera di tutta la pellicola. Orrore nella normalità. Visivamente ci sono diverse pecche, e il rischio di didascalismo è sostenuto, ma per quasi tutta la durata della pellicola l’attenzione è mantenuta alta…
Ultimo membro del cast è il marito Matt Barber, che se ne sta quasi tutto il tempo legato ed imbavagliato dentro la sua vasca da bagno, con sempre meno dita a fargli compagnia. Fin dall’inizio la scelta è di evitare toni simpatetici, si sente che all’interno della coppia il cattivo è lui, ma ancora un filo d’amore che lo lega alla moglie resiste…
Mi sarei aspettato un film completamente diverso, molto meno pensato e molto più banale, ma alla fine Deadly Virtues mi ha piacevolmente sorpreso. Nonostante il suo look semi-amatoriale è riuscito a conquistarmi ed a mantenermi attento davanti allo schermo, senza farmi innamorare (è comunque un piccolissimo film) ma interessandomi ed intrattenendomi… fin quasi alla fine. Dove ahimè sbrocca è nella tanto attesa fase finale, rimandata fino all’ultimo secondo possibile eppoi tirata per le lunghe, fin troppo. Il messaggio del film era già arrivato, il twist svelato in maniera fin troppo evidente, la tensione, fin lì costruita in maniera semplice ma sapiente, inevitabilmente va a calare… probabilmente il regista si è sentito obbligato ad inserire qualche minuto in più, visto che il film è comunque corto, ma la cosa poteva essere gestita in maniera decisamente diversa, più realistica ed efficace. Peccato.
Voto: *
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