Star Wars: Il Risveglio della Forza – un approccio psicologico

Star Wars: Il Risveglio della Forza – un approccio psicologico

Attenzione, conterrà SPOILER… segnalati più in basso!

Star Wars, è evidente, è basato interamente su una analisi delle possibilità di conflitto tra padre e figlio, e questo nuovo film non fa eccezione. Cos’è la trilogia originale? Un figlio (Luke), cresciuto senza una figura paterna (allevato dagli zii, e questo è molto disneyano) ne cerca disperatamente una in tutta la galassia. Prima Obi Wan, poi addirittura Yoda vanno a ricoprire temporanamente questo ruolo, ma con la consapevolezza che sarà la verità a far maturare definitivamente Luke.

Star Wars
“IO sono tuo padre.”, è questa la scena madre, drammatica, al centro dell’intera trilogia.

Il padre, poi, viene drammaticamente superato dal figlio che ne ha ereditato i talenti. Pur non essendoci mai stato tra i due un rapporto di allievo/maestro si nota comunque la competizione tra i due, forse il vero motore delle vicende che seguono.

Tralasciando per amor di brevità altre figure a loro modo paterne come Palpatine e la ribellione di Vader/Anakin nei suoi confronti, passiamo all’Episodio VII.

[SPOILER ALERT!]
Il Risveglio della Forza è un ribaltamento dei rapporti padre/figlio che abbiamo visto nella trilogia originale di Star Wars. Kylo Ren/ è, come abbiamo scoperto, figlio di Han e Leia e quindi nipote di Anakin/Darth Vader. Scopriremo nei prossimi film il suo rapporto con un altra figura paterna surrogata (lo zio Luke), ma per adesso limitiamoci ai fatti presentati. Kylo si è ribellato nei confronti di Han, ha compreso che deve sconfiggerlo per crescere, proprio come Luke ha sconfitto Vader, ma il suo è un moto d’orgoglio verso il nonno che ha conosciuto solo di nome, attraverso i racconti di altri, e che ha scelto come proprio modello ispiratore. La morta di Han è altamente simbolica, ma pur essendo un passaggio necessario è solamente una tappa del viaggio di Kylo, che aspira ad essere qualcosa di diverso e superiore. Kylo ha talento, ma ancora grezzo. E’ potente nella Forza, ma gli manca l’addestramento con la spada, gli manca il controllo, si lascia prendere da attacchi di rabbia inutile. Anche il suo aspetto cozza contro la sua volontà. Il casco è solo una maschera per nascondere ciò che è veramente, un nasone di merda bambino che corre per crescere più in fretta possibile, ma che non è ancora un uomo e probabilmente non raggiungerà mai le sue impossibili aspirazioni.

Ma non finisce qui. C’è un altro rapporto padre/figlio da esaminare, e non sto parlando della misteriosa famiglia di Rey (lo scopriremo tra due anni, giusto?). Si tratta del rapporto tra Lucas e Abrams. Con Il Risveglio della Forza Abrams ha voluto dimostrare di saper fare tutto quello che ha fatto papà Lucas (le citazioni, i richiami a innumerevoli scene, le situazioni che si ripetono dai primi Star Wars a questo…) e di farlo meglio. Più che un remake mascherato si può parlare di una nuova necessaria partenza, un film necessario ad Abrams per guadagnarsi il consenso della famiglia di Star Wars, che fino ad oggi era restia a vederlo come uno dei loro. Non sta a me stabilire se il suo tentativo è riuscito o meno, ma sono convinto che il vero Star Wars di Abrams si vedrà tra due anni, nell’Episodio VIII. Fino ad allora, che la Forza sia con voi.

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