Gin Lady – piccole sorprese dal mondo del rock

Gin Lady – piccole sorprese dal mondo del rock

Sono ormai pochissime le nuove band in grado di stupirmi ed entrare a far parte dei miei ascolti regolari: negli ultimi anni ricordo i The Answer, i Pripjat, i Demon Eye e.. da qualche giorno anche i Gin Lady!

I rocker svedesi si sono formati nel 2011 dopo lo scioglimento dei quotati prog-rockers Black Bonzo, ma io non li avevo mai sentiti nominare fino a pochi giorni fa. Devo dire grazie a Spotify, che in mezzo a tanta merda ogni tanto mi consiglia delle cosette carine. Così mi sono recuperato la loro discografia…

Gin Lady

Gin Lady

L’esordio omonimo della band risale al 2012. Non vi aspettate adrenalina a palla o un rock particolarmente violento, qui siamo dalle parti di Uriah Heep, Deep Purple, Humble Pie, con quella spruzzata di teatralità che può riportare alla mente Alice Cooper. La cosa bella è che i Gin Lady non suonano assolutamente falsi, non sembrano uno di quei gruppi di nostalgici che vogliono apparire identici alle band degli anni 70… loro sembrano veramente una band degli anni 70, hanno una loro personalità ben definita e pur mantenendo saldi i loro principi ispiratori appaiono comunque personali. Bravi!

Voto: ***3/4

Mother’s Ruin

Gin Lady Mother's Ruin

Il secondo (doppio!) disco dei Gin Lady arriva già nel 2013, e il gruppo… fa un passo indietro! Ma non qualitativamente, anzi! Se con il disco omonimo ci trovavamo stabilmente negli anni 70 qui torniamo indietro di qualche anno, alla fine dei 60, e a Purple ed Heap si affiancano nomi come Rolling Stones, Cream, Jefferson Airplane e Doors, ma anche Blue Oyster Cult ad esempio. La band perde molte delle proprie sfumature prog (nonostante la bellisima cover) ma vola altissima in momenti più psichedelici (High Flyer, Listen What i Say…), mantenendo comunque salde le proprie radici hard rock e blues (Learning How to Live o la title track).

Voto: ****

Call the Nation

Gin Lady Call the Nation

Le coordinate musicali restano più o meno le stesse anche per questo terzo disco, uscito un paio di mesi fa a fine 2015. In Call The Nation c’è forse meno psichedelia, è un disco un po’ più diretto e semplice, ma non per questo meno convincente. Pezzi come la title track e Heavy Burden sono forse i migliori che la band abbia mai scritto, hard rock puro e semplice, convincente, che non scimmiotta nessuno pur riportando alla mente decine di altre band. Si sa davvero fare rock, in Svezia! Una band da seguire!

Voto: ****

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2 Comments

  1. nella 3 February 2016
    Rispondi

    Mai sentiti , ma ascoltandoli mi sono sembrati molto validi, suono pulito , piacevole all’ascolto,ritmato con un beat moderato ma coinvolgente..
    Grazie mille amico caro e buona serata..abbraccione!

    • michele 3 February 2016
      Rispondi

      Anche io li ho scovati per caso, ma mi sono subito sembrati meritevoli di approfondimento..Grazie di essere passata di qui e di aver lasciato un commento 🙂

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