Revenant: lui redivivo, l’orso redimorto!

The Revenant poster

Premetto che questa mia recensione di Revenant – Redivivo sarà viziata da un pregiudizio: Alejandro Iñárritu mi sta pesantemente sui coglioni. Se non altro per quella dannata ñ che mi costringe ogni volta al copia incolla, bastardo maledetto. Mi sta sui coglioni perché ha la puzza sotto il naso, ci tiene a dimostrare che lui è un artista, ti spiattella la verità in faccia ad ogni inquadratura: “questo lo so fare solo io!”. E ha ragione, eh, perché una scena come quella iniziale di The Revenant la sa fare solo lui, è persino misteriosa per come sia perfetta, con quella camera che vola apparentemente senza stacchi, sale a cavallo, si volta, si solleva, segue le frecce, incontra i personaggi, li abbandona temporaneamente e li ritrova pochi secondi dopo. Come è possibile? Va guardato per crederci. Iñárritu in ogni intervista tiene a precisare come lui non sia un regista di genere, perché il genere gli fa schifo. I film di supereroi sono delle merdate, e The Revenant non è certo un western, no, non sia mai. Abbasso il genere. Iñárritu è l’anti-Tarantino, è uno che sputa su Hollywood appena può ma da Hollywood riceve solo premi ed elogi. E’ una cosa un po’ punk. Ma non diteglielo, potrebbe offendersi.

punk stage diving

Evitate di coinvolgerlo in un moshpit

Questo non vuol dire che non possa apprezzare un film di Inacoso. Ho adorato Birdman, per esempio. E onestamente anche da The Revenant mi aspettavo un capolavoro. Per l’ambientazione affascinantissima, per il lavoro maestoso sulla fotografia, per gli interpreti scelti, perché Tom Hardy ha menato il regista e perché Di Caprio viene quasi mangiato da un orso.

A tal proposito, ho uno scoop per voi. Sono riuscito a intervistare l’orso, che è espertissimo di cinema ed ha lavorato anche in molti altri film.

The Revenant

Cumbrugliume: grazie signor orso, sono davvero felice che lei abbia scelto di rilasciare questa intervista in esclusiva proprio al Cumbrugliume. Ho subito una domanda scomoda da farle. Tutti parlano di un probabile Oscar per Leonardo di Caprio, lei cosa ne pensa? E’ deluso di non aver ottenuto neanche una nomination?

Orso: GGGRRRRRRAAAWWWRRRRRR!!!

Cumbrugliume: beh, questo si che è uno scoop. Grazie per l’intervista, ed in futuro si ricordi di non tentare più di mangiare esseri umani. Torniamo quindi alla…

Recensione di The Revenant!

Di Caprio Oscar The Revenant

No Leo, io non te lo darei. Sei bravissimo eh, te lo saresti meritato per altri film e probabilmente ti premieranno lo stesso, come riconoscimento di una carriera straordinaria, ma non credo che questo sia il tuo film migliore. Ok, sei davvero convincente, ma non credo che bastino due ore abbondanti di grugniti e rantoli inquadrati da vicinissimo per definire un’interpretazione da Oscar. In Gangs of New York eri stato perfetto, in The Wolf of Wall Street straordinario, qui… bravo, ma per me non basta. Il tuo collega Tom Hardy si mangia la scena quando appare, se non altro perché il suo personaggio è molto più definito, ha delle motivazioni vere che vanno oltre la vendetta pura e semplice, e soprattutto quando parla ha delle espressioni che non si limitano a GGNNNNGNGGG, UURGHHH o GGGAAAAHHH. Però se può consolarti penso che quella con l’orso sia la miglior scena di sofferenza di un uomo a seguito di un attacco di animali, battendo di misura il precedente detentore del record.

Lui l’Oscar l’ha vinto.

Inacoso è bravissimo e il film mi è piaciuto. Mi è piaciuto anche se è lui al centro dell’attenzione. Lui e il bravissimo Direttore della Fotografia Emmanuel Lubezki, che ha saputo creare vere e proprie opere d’arte in situazioni a dir poco disagiate, lavorando solo con luce naturale! The Revenant è un film dal quale traspare la fatica spesa per realizzarlo, lo studio enorme dietro ad ogni scena, la ricerca delle location ideali, i disagi della crew, i mesi e mesi di lavoro necessari, anche la tensione (positiva!) tra cast e regista, alla ricerca di quella sfuggente perfezione che qui, onestamente, sembra a un passo.

Ma con l’inseguimento di questa quasi impossibile perfezione qualcos’altro si è perso per strada. O forse non si è perso, semplicemente era meno interessante. La storia di Hugh Glass e della sua impossibile sopravvivenza è in secondo piano, i protagonisti di The Revenant non sono Leonardo di Caprio e Tom Hardy, è la natura folle, bastarda, magica e crudele. Protagonista è il ghiaccio, protagonista è l’acqua, protagonista è l’orso. Iñárritu non voleva un western, voleva fare poesia. C’è quasi riuscito. La sua unica relativa colpa è non avere la sensibilità di un Terrence Malick, ad esempio. I momenti che dovrebbero essere quasi mistici, le visioni, non riescono ad essere convincenti ed a sospendere il film come dovrebbero. Ha fatto il miglior film possibile, per lui e per il suo ego, gli va riconosciuto. Per il prossimo film, però, torni a un nuovo Birdman.

Voto: ****

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5 Comments

  1. nella 6 February 2016
    Rispondi

    Ottima recensione e sono d’accordo mio caro. I perfettini e i vanitosi non mi sono mai piaciuti..Per Leo, poveraccio mi stava più antipatico una volta, ma ora dopo tutti questi Oscar mancati gli vogliamo dare la caramellina immeritata? Mah, io anche non glielo darei, ma tutti quelli che ha perduto? Ma l’oscar non è un contentino o almeno non dovrebbe essere ,,quindi se non lo merita..pace, ma un po’ mi spiace, antipatia nascosta…E poi mi dispiace pure per l’orso animalista convinta…
    Buon w/e amico mio…baciotto e grazie!

  2. Giuseppe effe 6 February 2016
    Rispondi

    A me il film non è piaciuto. Ho abbandonato la sala a meno della metà della proiezione.
    Era semplicemente noioso perché non sembrava voler raccontare una storia, sembrava voler mostrare spazi enormi ghiacciati, inquadrature bellissime… Ma di altro?
    Persino la morte del piccolo indiano figliastro di Di Caprio mi ha lasciato totalmente indifferente: non era stata creata nessuna empatia con i personaggi quindi quando l’indiano muore o di Caprio rimane moribondo… Beh… Chissene!

    • michele 6 February 2016
      Rispondi

      Guarda, in un commento su un altro blog ho scritto che ero indecisissimo sul voto, non sapevo se dare un 8 pieno o un 6 scarso. Concordo con te sulla freddezza del tutto, ma è anche vero che in The Revenant c’è uno sfoggio di tecnica cinematografica che non ha paragoni, e da amante del cinema non posso non apprezzare.

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