High Rise – il condominio di Ben Wheatley

“Era trascorso qualche tempo e, seduto sul balcone a mangiare il cane, il dottor Robert Laing rifletteva sui singolari avvenimenti verificatesi in quell’immenso condominio nei tre mesi precedenti.”

Che incipit, non è vero? E’ l’inizio di High Rise, ovvero Il Condominio, romanzo di J.G. Ballard pubblicato nel 1975 e diventato quasi subito un instant classic. Già alla fine degli anni 70 un regista pazzo come Nicolas Roeg avrebbe voluto farne un film, ma il romanzo venne ritenuto assolutamente non filmabile, e sono passati quaranta anni prima di trovare uno abbastanza fuori di testa da provarci: Ben Wheatley.

Ben Wheatley

Questo bell’omino qui

Avete seguito la carriera di Ben Wheatley, vero? Kill List è un film imprescindibile, una inquietante discesa nell’abisso con un finale scioccante sul quale ogni interpretazione pare essere valida. Un capolavoro. Killer in Viaggio è una divertentissima dark comedy su due campeggiatori psicopatici. Ed è un altro capolavoro. Finora i suoi film sono stati fatti con due lire e senza attori di richiamo, ma Wheatley ha dimostrato di avere una tecnica di prim’ordine e soprattutto idee in quantità industriale, un gusto per l’assurdo probabilmente superiore a quello di qualsiasi altro regista ma nonostante questo la capacità di mantenere sempre una coerenza interna nella propria narrazione. Insomma, ha dimostrato di essere il regista adatto a trasporre in pellicola Ballard.

High Rise Tom Hiddleston naked

E ora qualcosa per le ragazze!

Che poi devo ammetterlo, a me Ballard non ha mai fatto impazzire. Pur essendo uno scrittore contemporaneo (è morto nel 2009) quasi tutti i suoi romanzi mostrano i loro anni, sono decisamente figli del loro tempo e seppur piacevoli non mi hanno mai fatto urlare al miracolo. Anche Cronenberg quando ha girato Crash (capolavoro) ha in qualche modo tradito Ballard, estremizzandolo e facendolo proprio. High Rise è una interessante distopia, il romanzo parla di un condominio per gente più o meno ricca che contiene al suo interno tutto ciò che è necessario per vivere e prosperare, palestre, piscine, supermercati, spa… La gente più ricca, magnati della finanza, attrici, viveur, abita nei piani più alti. Ai più bassi abitano i professionisti, il ceto medio, coloro che per arrivare ad avere una casa nel condominio dei sogni hanno dovuto fare debiti. Ma l’equilibrio è fragile, e il Condominio si rivela una pentola a pressione pronta ad esplodere. Distopia interessante, dicevo, ma William Golding ne Il Signore delle Mosche, ad esempio, ha detto di più e meglio sull’uomo pronto a ridiventare animale nelle condizioni adatte.

High Rise poster locandina

La piramide sociale

Entra ora in scena una ditta Wheatley, che avvalendosi per la prima volta di un budget vero (niente di esagerato, si parla di 5 milioni) e di attori di richiamo come Tom Hiddleston, Sienna Miller o Jeremy Irons si è potuto divertire. Ha preso la storia di Ballard e l’ha mantenuta uguale a se stessa, conservandone ognuna delle caratteristiche anche temporali (il film è ambientato negli anni 70) ma allo stesso tempo distorcendola e rendendola propria. High Rise è un film di Wheatley al 100%.

Dove il romanzo di Ballard spiega in maniera precisa e a volte didascalica la struttura sociale del condominio, Wheatley lascia che sia lo spettatore a capire da solo cosa succede di fronte ai suoi occhi. La struttura che promette ai suoi abitanti di lasciare il mondo reale alle loro spalle non è fatta di vetro ed acciaio, ma di solido e squadrato cemento armato, come una moderna piramide a gradoni costruita con il sangue di migliaia di schiavi. Il sogno dell’architetto è una mano, cinque grattacieli a costituirne le dita non estesi verso il cielo, ma in qualche modo ripiegati verso l’interno, pronti a stringere in una fredda morsa.

High Rise

All’interno il nuovo e il vecchio si incrociano, appartamenti freddi e modernisti ed altri caldi e pieni di caos, per tacere delle feste in abiti vittoriani (con SOS degli Abba suonato da un quartetto d’archi) che si tengono ai piani alti. Le tensioni tra chi sta giù e vorrebbe salire (ma non guadagna abbastanza) e chi sta in alto e guarda appunto dall’alto in basso tutti gli altri esplodono… dopo che salta la tensione. Cali di corrente enfatizzano le differenza tra gli uni e gli altri, il buon dottor Hiddleston pare inizialmente trovarsi a metà strada, ma è veramente così? E piano piano salta ogni logica e il buon senso marcisce come la frutta nel supermercato devastato. Le convenzioni sociali lasciano il posto a orge, violenza, caos, stupri. High Rise è carne e sangue, vernice e sesso, l’acqua della piscina si tinge di rosso, i corridoi perfetti sono riempiti di pattumiera, i muri crollano, pareti si aprono. L’ordine scompare e forse solo dalle macerie della civiltà sarà possibile costituirne una nuova?

High Rise

High Rise è un pentolone che ribolle di idee, è una metafora sociale, una commedia, un horror, un film surreale dove il personaggio di Hiddleston si muove come un alieno caduto sulla Terra e deve scegliere se conformarsi alle barbare abitudini locali, ma sempre mostrando una certa aura di superiorità. Ho letto recensioni che si dichiaravano deluse da Wheatley, capisco che qualcuno possa ritenersi persino schifato dal film, ma deluso? Questo è cinema, è l’immaginazione al potere, è delirio. Non resterete indifferenti.

Voto: **** 1/2

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