Pecore in Erba: antisemitismo da ridere

Mi sono avvicinato con curiosità a Pecore in Erba, esordio da regista di Alberto Caviglia e uno dei pochissimi esempi di mockumentary italiano. Il genere del falso documentario è poco battuto in Italia, uno dei pochi riusciti a sbarcare al cinema di cui abbia memoria è Fascisti su Marte, che è sicuramente servito da fonte d’ispirazione a Caviglia insieme ai film di Woody Allen (Leonardo Zuliani ricorda un po’ Leonard Zelig) e Sacha Baron-Cohen.

Pecore in erba

Quando ben fatto il mockumentary riesce ad essere allo stesso tempo esilarante e fonte di riflessione serie. Alberto Caviglia, che è ebreo, ha voluto provare con Pecore in Erba a costruire un film su un eroe antisemita, collocato in una Roma quasi indistinguibile da quella attuale (o meglio, da quella del 2006, anno nel quale è ambientata la pellicola), se eccettuiamo il fatto che l’antisemitismo è considerato normale (perché “l’antisemita ama odiare, vietargli di odiare sarebbe come vietargli di amare, e questo sarebbe assurdo e incostituzionale”) ed anzi è l’antisemifobia ad essere considerata una pericolosa deriva del pensiero. Leonardo Zuliani odia gli ebrei fin da piccolissimo ed è divenuto un paladino dell’antisemitismo in tutto il mondo, finché nel luglio del 2006 scompare. I network di tutto il mondo inviano le proprie telecamere a Trastevere, il quartiere si ferma, le autorità esprimono la solidarietà alla sua famiglia mentre il popolo scende in piazza per una spontanea manifestazione in suo onore. Pecore in Erba è la storia di Leonardo Zuliani…

Pecore in Erba

Caviglia sceglie di raccontare l’antisemitismo buttandola sull’assurdo, sul surreale. Il film è evidentemente fatto con poche lire, ma la partecipazione di tantissime personalità del cinema, della televisione, del costume, del giornalismo, che si sono prestate ad interpretare se stessi per il film, rendono la narrazione davvero reale. L’elenco è davvero lunghissimo: De Bortoli, Sgarbi, Tinto Brass, Linus, Elio, Magalli, Corrado Augias, Fabio Fazio, De Cataldo, Mara Venier, Kasia Smutniak, Freccero… e sicuramente mi dimentico di qualcuno.

Pecore in Erba Lega Nerd

Il film è sostanzialmente una raccolta di battute e pregiudizi sugli ebrei, intelligentemente ribaltati per farli sembrare quasi dei pregi. Pecore in Erba non risparmia nessuno: l’ultradestra neofascista come la sinistra antisionista, i cattolici tradizionalisti e il popolo delle curve, il popolino ignorante ed il mondo della cultura. La paura del diverso è talmente radicata nella cultura che anche spostando lateralmente l’oggetto della paura riusciamo ad accettare comunque la cosa. Il film, presentato con buon successo all’ultima Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti, nei migliori momenti ha un gran ritmo e risulta davvero divertente.

Pecore in Erba

Alcuni giochetti anche linguistici di Caviglia funzionano alla perfezione, riuscendo a fare il salto dalle barzellette più ignoranti alla satira sottile. Il protagonista crea un proprio marchio d’abbigliamento e lo chiama Baci & Breacci, ispira pellicole antisemite come In Fretta e Fuhrer, fa i soldi vendendo un kit che contiene bandiera d’Israele, benzina e accendino. Non tutto va bene allo stesso modo, in almeno un paio di momenti il giochino è fin troppo marcato e ridere diventa un pochino più faticoso. Il campo scout dove si insegna che gli ebrei sono cattivi perché hanno ammazzato Gesù è fin troppo didascalico, la Lega Nerd è una strizzata d’occhio banalotta, il finale è a mio parere un po’ consolatorio. La sensazione è che i novanta minuti di Pecore in Erba avrebbero potuto essere ridotti a una settantina, e il film ne avrebbe guadagnato. Anche così com’è, comunque, rappresenta una bella riflessione sull’odio, sul relativismo culturale, in qualche modo su di noi. Esordio interessante di un regista giovane, intelligente, da seguire. Bravo!

Voto: ***

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