Botte da Orbi #7 – Kickboxer: Vengeance

Massì dai, ritiriamo fuori la rubrica delle cinebotte! Ultimamente ho adocchiato diversi film di menare interessanti, e Kickboxer: Vengeance era in cima alla lista. Ahimé, non l’ho però apprezzato quanto credevo. Eppure i presupposti c’erano tutti: è il reboot di un piccolo classico del cinema di arti marziali, “Kickboxer – Il Nuovo Guerriero”, ha Van Damme che fa da collegamento e omaggio al film originale, diversi nomi noti dal mondo MMA a dare credibilità al tutto e un supercattivo che più convincente non si potrebbe. Però ci sono diversi però…

Kickboxer: Vengeance

E’ la schienona tatuata di Dave Bautista (Batista se siete affezionati come me al wrestling WWE) ad introdurci al reboot di Kickboxer. Una schienona minacciosa come poche, che mette subito di buonumore per la visione del film. Il protagonista, ahimé, non è però Batista, ma Alain Moussi, stunt double in film come Suicide Squad, Warcraft, X-Men, che prova a lanciarsi come protagonista con un film cucito su di lui. Moussi è Kurt Sloane, ha il ruolo che Van Damme aveva nell’originale e si può dire che il phisique du role non gli manchi. Ha il mezzo sorriso, ha la muscolatura giusta, l’elasticità. Si, anche i calci.

Si, la spaccata la sa fare, non temete

Si, la spaccata la sa fare, non temete

La vendetta di cui parla il titolo è quella contro Tong Po/Bautista, reo di aver spezzato il collo al fratello di Kurt, Eric, interpretato dal compianto Darren Shahlavi, che ha avuto particine più o meno piccole in dozzine di serie tv e film, di menare e non, ed è scomparso proprio durante le riprese del film. Nella vita reale però non l’ha fatto fuori Batista, ve lo giuro.

Darren Shahlavi Kickboxer: Vengeance

Il fratello Kurt ce la mette tutta per vendicarsi, ma ovviamente all’inizio del film non può neanche allacciare le scarpe a Batistone e ai più forti della sua cricca. Così scatta l’allenamento, con Van Damme a fargli da Maestro Miyagi Durand e ad insegnargli ad avere lo spirito del lottatore.

A menarsi più o meno agilmente, oltre ai nomi sopracitati e a un sacco di stuntman, gente che a prendere e dare botte è più che abituata, come gli ex campioni UFC George St.Pierre, Cain Velasquez e Fabricio Werdum. E c’è pure la mitica Gina Carano!

Dunque tutto alla grande, no?

Kickboxer: Vengeance Van Damme

Jean Claude Van Damme is not impressed

No. Per vari motivi.

Primo perché al regista John Stockwell manca completamente il senso del cinema marziale. Non so eh, magari è pure appassionatissimo del genere, ma il suo modo di dirigere mi è sembrato fuori fuoco. I combattimenti sono anche coreografati benino, quelli più dinamici esplorano ambientazioni varie, strizzano l’occhio al pubblico con citazioni azzeccate e via dicendo, ma è l’occhio che li guarda che è sempre un briciolo in ritardo, schiaccia le prospettive, sbaglia le posizioni… Insomma, anche senza andare a riprendere la perfezione moderna di Undisputed 3 Kickboxer: Vengeance perde anche a confronto dell’originale di David Worth, che non è mai stato un fulmine di guerra ma le sue cosine le sapeva fare.

Secondo perché Moussi è bravino nelle sue cose, ma fa molta fatica a recitare. Si ok, anche Van Damme non è mai stato Al Pacino, ma lui aveva un carisma che permetteva di passar sopra a tutto. E nei combattimenti sapeva creare magia. Moussi invece affronta ogni combattimento con la stessa faccia, in particolare quello finale, dove ci si aspetterebbe che il suo volto esprimesse il dramma di essere di fronte all’ultima, disperata possibilità contro un gigante praticamente imbattibile. Van Damme la metteva su un piano quasi mistico…

Momenti di epicità

Moussi invece tira due bei calci e improvvisamente Batista, che fino a quel momento dimostrava di non sentire i colpi come un Undertaker dei primi tempi, comincia a sentir male.

Terzo, tutti questi campioni di arti marziali sono stati sfruttati malino. Salvo Cain Velasquez che da vita a una bella rissa, ma St. Pierre è deludente e Gina Carano praticamente non mena mai le mani.

Aggiungiamoci che la storia ha dei buchi allucinanti ed è pure un po’ stupidina (o mi sono addormentato durante la visione o hanno tagliato qualche scena di St. Pierre, perché il suo personaggio non si capisce proprio), e insomma… si poteva fare di meglio.

Kickboxer: Vengeance Dave Bautista

E’ un peccato, perché Kickboxer: Vengeance ha anche al suo arco due frecce micidiali.

La prima è come già detto Dave Bautista, che senza dire una parola o quasi porta con la sua fisicità mostruosa e il suo sguardo sornione un’aura di minaccia che neppure l’originale Tong Po di Michel Qissi aveva.

La seconda è Jean Claude Van Damme, che a quasi 56 anni ha il fisico di un ragazzino, ha imparato a scegliere le parti giuste, ha il carisma di una volta e si mangia il povero Moussi ogni volta che appaiono insieme.

Insomma, Kickboxer: Vengeance mi ha lasciato un po’ perplesso. E’ un film che resta lì, a metà del guado, non mi ha convinto ma non riesco a stroncarlo troppo. Il pubblico l’ha apprezzato, ed è stato già annunciato un seguito per il 2017, sempre con Moussi (al quale consiglio un corso di recitazione, anche per corrispondenza) e Van Damme, ma anche Mike Tyson, Christopher Lambert, la Montagna di The Game of Thrones e… Ronaldinho. E qui non ho capito più se è uno scherzo o no. Boh.

In ogni caso, non spegnete il televisore subito dopo il The End. Sui titoli di coda scorre una chicca che forse è la cosa più divertente del film 🙂

Nat su Kow, amici del Cumbrugliume!

Voto: * 1/2

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