Dylan Dog #360 – Remington House

Dylan Dog si avvia a festeggiare il trentennale con la attesissima Mater Dolorosa di Recchioni e Cavenago. Trenta anni sono un’età invidiabile per un fumetto seriale italiano, a trenta anni un uomo (almeno in teoria) dovrebbe essere ormai maturo ed in grado di capire se nella seconda parte della sua vita vorrà diventare qualcuno o continuare ad adagiarsi sui risultati già raggiunti. Sono davvero curioso di leggere la storia del trentennale, quella del ritorno di Sclavi alla sceneggiatura e poi, più avanti nel tempo, la fantomatica “fase tre”.

Ma per adesso Dylan è ancora ventonovenne, e a ventinove anni ci si può ancora permettere di divertirsi senza pensare troppo. Quindi godiamoci questo Remington House, scritto da Paola Barbato e disegnato da Sergio Gerasi!

Dylan Dog #360 Remington House

I lettori più cinefili noteranno a colpo d’occhio che l’ottima (so che è stata criticata da moltissimi, ma a me piace anche per il suo aspetto un po’ sghembo, Stano sta lavorando di sottrazione con le sue ultime copertine e le atmosfere che riesce a creare mi piacciono. Ammazza che parentesi lunga) copertina di Stano ricorda loro qualcosa. Quello della casa stregata è un topoi piuttosto classico sia nel mondo dell’horror in generale (da Edgar Allan Poe a Renato Pozzetto) sia all’interno dei piccolo mondo di Dylan Dog. La Barbato stessa aveva già descritto una casa stregata completamente diversa in una storia compresa in un recente Maxi Dylan Dog. La copertina qui omaggia The House of the Devil, divertente omaggio ai classici anni 80 di Ti West, uscito nel 2009.

The House of the Devil

Gli omaggi dell’albo non finiscono certo qui, visto che la prima vignetta richiama la PRIMISSIMA vignetta de L’Alba dei Morti Viventi, Dylan Dog #1. La storia poi riprende molti classici del pensiero dylandogghiani, come la sua insofferenza per i turisti dell’orrore (che affollano Remington House per sentirsi parte di una storia macabra come quelli che scendono dal pullman per farsi dei selfie ad Avetrana, Cogne o Garlasco) o la sua impotenza di fronte a certe forze dell’occulto che neanche lui, ahimé, può fermare, al massimo deviare per minimizzare i danni.

Remington House molti anni prima era stata teatro di una raccapricciante tragedia familiare, e Dylan Dog era stato uno dei primi poliziotti accorsi sulla scena del crimine. Dopo tanti anni la gente ancora non si è dimenticata dell’efferato delitto, e la casa è stata trasformata in un macabro museo. Tara, una delle guide, vuole assicurarsi che manterrà il posto di lavoro anche di fronte alla crisi che fa diminuire i visitatori (E RENZIE KE FA????1′!???!), così chiede a Dylan di venire con lui e fornirgli quanti più particolari possibile sulla vicenda. Ma la casa sembrava aspettare solo quel momento per vendicarsi di tanti anni di attesa, e comincia un nuovo viaggio nella follia che sembra impossibile da fermare.

Dylan Dog Remington House

Nonostante segua tanti stilemi classici, nonostante tanti richiami e citazioni, Paola Barbato riesce a rendere Remington House una storia non banale, semplicissima ma divertente, ricca di splatter, morti fantasiose, momenti genuinamente inquietanti. L’aiuta sicuramente moltissimo Sergio Gerasi, disegnatore ancora non sfruttatissimo sulle pagine di Dylan Dog ma a dir poco talentuoso, capace di mettere in scena le situazioni più efferate con il suo stile elegante, e di inserire nella tavole dettagli apparentemente casuali che riveleranno solo in seguito la loro importanza.

Senza troppi spoiler non posso non consigliarvi la lettura di questo albo, una storia ancora estiva, di lettura rapida e piacevole, un viaggio nell’orrore più interessante di quanto possa apparire a prima vista. In attesa degli annunciati sconvolgimenti futuri del  mondo di DD, possiamo accontentarci.

Voto: *** 1/2

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