LoSpo’s Corner: Stranger Things

Vi è mancato LoSpo? Dopo una breve pausa dovuta a cose poco importanti tipo il matrimonio, rieccolo tra noi! Oggi prende in esame Stranger Things, una serie di cui ho già parlato… beh, una serie di cui quasi tutti hanno già parlato! Ma ancora una volta LoSpo si dimostra decisamente più critico di me… buona lettura, quindi!

“Mica puoi lasciare i tuoi utenti miopi di Stranger Things?!” (cit.)

Stranger Things

E così dopo un breve permesso matrimoniale sono ancora qui, solo col mio PC. L’argomento del giorno è una serie di cui non ha scritto né parlato nessuno, spero la conosciate, si chiama Stranger Things e parla di un gruppetto di quattro ragazzini che scoprono una dimensione parallela popolata da mostri. Uno di loro scompare, un’altra del gruppetto ha dei poteri e pare fuggire da qualcosa. E su questo si regge tutta la trama.

Stranger Things

Chi l’ha scritto e diretto sono i Duffer Brothers, coppia di sceneggiatori/registi famosi per un horror del 2015 (Hidden) che, vado a memoria, in Italia non dovrebbe essere uscito. Il taglio dei due fratelli rimane quello della scuola horror, come insegna il loro primo lavoro, e basa molto del loro raccontato sul far salire la tensione più con quello che riescono a nascondere che con quello che mostrano.

Stranger Things

Ma il tempo di stupire con poco è finito, ora il pubblico si è evoluto e non basta più un buon twist, serve qualcosa ai Duffer per rendere il loro prodotto appetibile, fresco e nuovo. E cosa può esserlo? Cosa, se non roba vecchia rilucidata per sembrare nuova? A questo punto non rimane altro che scegliere la linea temporale giusta e praticamente la storia si scrive da sé. A costo di essere ridondante: cosa c’è di più fresco di una linea temporale vecchia, coperta di lustrini e paillette, per dare vita ad una serie nuova? Ovviamente la risposta è una e una sola: gli anni 80.

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Questa cosa del vecchio rivisto, corretto e lucidato per sembrare nuovo vale per tutto: la colonna sonora, la fotografia, le scene, i costumi… tutto. In ultimissima analisi serve un collante per tutto questo vecchiume, un fattore sorpresa. E cosa ci può sorprendere? Roba già vista.

Stranger Things

Sembra inspiegabile ma la cosa funziona. Funziona la gara di citazioni che lo spettatore ingaggia con la propria memoria, funzionano i tempi da serie moderna coi bimbetti degli anni ’80, funzionano pure loro come fossero attori navigati. La scrittura dei Duffer è superiore e farciscono una storia piuttosto semplice camuffando l’impossibile con le citazioni.

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Durante tutta la serie le citazioni dei “mostri sacri” di quegli anni è continua, la lista durerebbe quanto la serie stessa, e ogni volta che un meccanismo chiave dovrebbe far fatica a girare ecco pronta un’altra citazione che sicuramente tu, spettatore, hai già visto. Ma non solo, non solo è una cosa vecchia che scava nella memoria: è una cosa che a te, spettatore, è piaciuta. E parecchio.

Riassumendo la vera magia dei Duffer non e la storia in sé, e neppure il twist telefonatissimo, è la scelta delle citazioni. Prima di vedere Stranger Things nemmeno sapevo di avere in testa tutte quelle citazioni e invece ne ho beccate tantissime.

Perché dovreste guardarlo? Perché fondamentalmente è un prodotto che gioca sulla nostalgia e guardarlo riporta in superficie tutta una serie di sentimenti legati a molti anni addietro. Altro punto a suo favore è che permette di ricordare e rimette in circolo la voglia di rivedere qualche capolavoro (così, per dire, Stand By Me) magari con l’audio originale.

Perché NON dovreste guardarlo? Non ho la controprova che quello che sto per dire sia vero, quindi va preso un po’ come un consiglio in buona fede che come una verità. Secondo me chiunque nato dopo il 1989 non troverà nulla di trascendentale in questa serie. Al massimo una serie molto carina ma nulla di davvero esagerato

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