Trenta anni di Numero 5 – Le migliori citazioni di Corto Circuito

Trenta anni di Numero 5 – Le migliori citazioni di Corto Circuito

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“La vita non è una avaria, io non sono avariato. Io sono vivo!”

Avete adorato Wall-E? Come si poteva non amare il tenero robottino solitario della Pixar, protagonista di uno dei più bei film d’animazione della storia… Se siete della mia generazione, però, insieme all’amore non potete non aver provato anche un pizzico di nostalgia per uno dei miti degli anni 80, un film che alla Pixar devono aver guardato e riguardato: il robot Numero 5 di Corto Circuito!

Wall-E Numero 5

Oggi trenta anni fa Corto Circuito usciva nelle sale cinematografiche italiane. Era una favola semplice, quasi disneyana nel suo svolgimento. La storia di un robottino che prende vita grazie a un fulmine, Numero 5 è un po’ Frankenstein, un po’ Pinocchio e un po’ E.T. È lui il vero protagonista, nonostante accanto abbia due attori lanciatissimi come lo Steve Guttenberg di Cocoon e Scuola di Polizia e Ally Sheedy di Wargames e Breakfast Club. Il film aveva tutte le carte in regola per sfondare al botteghino… e così fece. Fu un successo fin da subito, e ancor più successivamente con ripetuti passaggi televisivi che lo resero uno dei capisaldi della mia infanzia.

A festeggiare il compleanno insieme a me…

La Bara Volante necessita di input!

Il Zinefilo ci racconta il film come solo lui sa fare

IPMP ci mostra la locandina d’annata

Corto Circuito

“Tu non balli per niente male!”
“Ho la febbre… tutte le sere!”

Rivisto oggi, Corto Circuito è un piacevolissimo tuffo negli anni 80. I volti degli attori, il loro abbigliamento, le musiche, il montaggio, anche le piccole battute che ora non verrebbero più pronunciate in un film per ragazzi di questo tipo, tipo Stephanie che viene definita dal tamarrissimo ex fidanzato “figlia di puttana”.

“È molto carina, non trovi?”
“Io ritengo che sia anche vergine… o almeno lo è stata.”

In un momento storico in cui si parla molto (anche a sproposito e rompendo il cazzo) di whitewashing, fa sorridere vedere come per la parte di un indiano in Corto Circuito sia stato preso l’americanissimo Fisher Stevens, che per la parte si fece crescere la barba, tinse i capelli, scurì la pelle con il trucco, utilizzò lenti a contatto marroni per coprire i suoi occhi azzurri e parlò con un fintissimo (e a risentirlo oggi diremmo razzista) accento per tutto il film. Ma non c’era un attore indiano disponibile per la parte? Tralaltro il suo Ben Jahrvi ha le battute più stupide e divertenti di tutta la pellicola.

Corto Circuito

“Come dicono nella terra dei miei avi, chi troppo lavora nulla stringe!”
“Si, ma tu da dove vieni?”
“Da Bakersfield, Ohio.”
“No, volevo dire… i tuoi avi!”
“Ah, loro… da Pittsburgh!”

Come dicevo il vero protagonista del film, più di Guttenberg e della Sheedy è Numero 5. Anche all’occhio smaliziato di oggi salta all’occhio il grande lavoro fatto per rendere il robot allo stesso tempo credibile e simpatico per il pubblico di ragazzi. Una buona parte del budget è stata utilizzata proprio per lui, creato da Syd Mead (quello di Blade Runner e Tron!) con la collaborazione di Eric Allard. Per consentirgli ampia libertà di movimento al robot sono stati applicati numerosissimi sensori che venivano mossi indipendentemente dagli animatori. Il lavoro più grosso è stato fatto sul viso, che riesce ad essere dolce ed espressivo ma anche minaccioso alla bisogna. Non è un caso che l’adorabile Wally abbia mantenuto lo stesso design…

Corto Circuito

“Input! Ancora Input!”

Pensare che il film ha rischiato di essere completamente diverso. In origine la sceneggiatura era molto più seria, e tutto il lavoro di realismo cercato riguardo alle reazioni ricevute da Numero 5 in ambiente non controllato in qualche modo lo dimostra. Austin Pendleton, che interpreta il Presidente della Nova Robotics, ancora oggi ripete che il film non è venuto fuori come doveva essere in origine. Soprattutto per i protagonisti… Guttenberg avrebbe dovuto essere un asociale tormentato, ed in effetti dai primi dialoghi ci si aspetterebbe di avere a che fare con uno incapace di vivere in società, invece che con il sorridente interprete dell’agente Mahoney. Anche la Sheedy è ritenuta “troppo carina” per la parte. Secondo lui Corto Corcuito è venuto così com’è a causa delle insistenze della produzione, che voleva una pellicola leggera e per le famiglie. Per una volta forse dobbiamo ringraziare la produzione?

“Cosa succede se incontra un pullman di monache e lo incenerisce col laser? Come lo vedi il titolo di domani?”
“Fritto mistico…”

In effetti in alcuni momenti l’ingenuità della sceneggiatura è quasi ridicola, e se la accetto senza pormi troppe domande è solo per l’effetto nostalgia canaglia. L’esercito e la sicurezza della Nova, in particolare, sono resi proprio come macchiette stereotipatissime. Ma in un film del genere ci può stare…

Corto Circuito

“Ehi, ti sei portata qualche bacetto di scorta? Danne uno anche a me Steph… Ooohh, proprio sul sensore!”

Dove il film è ancora oggi convincentissimo è nella brillantezza dei dialoghi, resi splendidamente anche in italiano grazie ad un adattamento originale ed accurato. Mi piacerebbe leggere uno speciale a proposito dei doppiaggi italioti… non è che l’hanno fatto già, vero? 🙂

“Che cavolo ti è preso, brutto nobel per la stronzaggine!?”

Una scena molto famosa è quella in cui Numero 5 balla guardando alla tv La Febbre del Sabato Sera imitando le mosse di John Travolta. Si tratta di un inside joke, i due film condividono infatti lo stesso regista, John Badham, che aveva già girato altri due cult come Wargames e Tuomo Blu e qualche anno dopo diresse anche il divertente (e di gran successo) Due nel Mirino… dovrei proprio rivedermelo 🙂

“Via, via. Cingolare, cingolare!”

Due anni dopo, nel 1988, è uscito anche l’inevitabile seguito, che prevedibilmente non ottenne lo stesso successo. I progetti che erano già stati fatti per il terzo film vennero stracciati, e non si è parlato più di Numero 5 per anni. Anche grazie al successo di Wall-E alla fine del decennio scorso si è ricominciato a parlare di un remake, addirittura le voci dicevano di una probabile reunion del cast originale e di un look di Numero 5 che sarebbe rimasto immutato, ma alla fine non se ne è fatto più niente. Chissà che oggi, con i successi di Stranger Things e del revival degli anni 80…

“Eh gringo, ti costerà caro questo pugno di dollari… Dio perdona, Numero 5 no!”

..come dite? Avete ragione. Speriamo di no!

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5 Comments

  1. Lucius Etruscus 22 December 2016
    Rispondi

    Ogni battuta è una citazione, divertente ancora oggi! Perché è chiaro che il politically incorrect funziona e fa ridere: nel sequel il doppiatore del finto indiano è diverso e infatti non fa ridere per niente perché parla quasi seriamente!
    Il look di Numero 5 è ancora imbattibile e può comandarsela in mezzo a robot cinematografici più cazzuti 😉

  2. Cassidy 22 December 2016
    Rispondi

    Hai fatto bene a sottolineare quanto le battute di questi film siano ancora efficaci, alcuni sono semplicissime ma fatto davvero ridere, come gli avi di Pittsburgh o il fritto mistico. Il design di Johnny 5 funziona ancora alla grande, speriamo che non cada nelle mani del revival anni ’80, può fare più danni dei militari della Nova Robotics 😉 Cheers!

  3. Pietro 22 December 2016
    Rispondi

    Davvero bellissimo questo film e alcune di queste citazioni sono fantastiche 😀

  4. Evit 25 October 2018
    Rispondi

    L’ho appena comprato in Blu Ray proprio perché voglio un giorno parlarne sul mio blog e non lo vedo da una vita ma ricordo che un passaggio televisivo di tanti anni fa mi fece ridere molto e lo misi nella mia lista mentale di film da analizzare. Anche il 2 aveva momenti niente male mi pare.

  5. Il Moro 25 October 2018
    Rispondi

    Bell’articolo su un mito della mia giovinezza!

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