Omaggio a John Hurt – Fuga di Mezzanotte

È passata una settimana dalla morte di John Hurt. Mi sono voluto prendere il tempo necessario per omaggiarlo, ripensare senza fretta alle sue interpretazioni, riguardare qualcuno dei suoi film. Per molti John Hurt è stato soprattutto Kane, il secondo ufficiale della Nostromo in Alien, protagonista della scena più famosa del film, quella con l’alieno che esce dal suo corpo che lui stesso ha poi preso in giro in Balle Spaziali. Per altri ancora è stato soprattutto Joseph Merrick, l’uomo dietro la maschera dell’Elephant Men di David Lynch. Per quella straordinaria interpretazione Hurt ottenne la candidatura all’Oscar come migliore attore non protagonista… la seconda della sua carriera. La prima arrivò per un altro film straordinario, oggi purtroppo un po’ dimenticato ma ancora attualissimo: Fuga di Mezzanotte.

Prima di passare all’articolo eccovi gli altri blog che hanno partecipato al ricordo di John Hurt:

La Bara Volante da il suo saluto al grande attore
Il Zinefilo ci parla di Amore e Morte a Long Island

Fuga di Mezzanotte

Midnight Express (il titolo originale di Fuga di Mezzanotte) è tratto dall’autobiografia di Billy Hayes, uno studente universitario americano che venne arrestato all’aeroporto di Istanbul per possesso di droga, ed in seguito su condannato all’ergastolo per contrabbando, scontando i difficili rapporti tra Stati Uniti e Turchia in quel periodo. L’autobiografia venne adattata per il cinema da un giovanissimo sceneggiatore che aveva vissuto una storia simile (ovviamente in tono molto minore) nel 1968, al ritorno dal Vietnam, quando venne arrestato in un aeroporto statunitense per possesso di marijuan. Il suo lavoro gli consentì di vincere l’Oscar e fu il lancio per una carriera eccezionale. Non so se l’avete mai sentito nominare, si chiama Oliver Stone, e allora aveva 30 anni…

Brad Davis in Fuga di Mezzanotte

Il protagonista del film è Brad Davis, che veniva dalla televisione e venne scelto preferendolo a gente come Richard Gere e John Travolta, perché nel suo viso si leggeva un’aura di vulnerabilità che i produttori consideravano indispensabile al personaggio. La sua è una storia tragica: sembrava dovesse divenire uno degli attori più quotati ad Hollywood, comparve in Momenti di Gloria e fu protagonista in Querelle de Brest, oltre che in serie televisive di successo. Ma era già malato: presto gli fu diagnosticato l’AIDS, era drogato, alcolizzato, sempre alla ricerca di avventure sessuali con uomini e donne. Tenne nascosta la cosa a lungo ma alla fine la verità venne a galla. Finalmente sobrio, divenne un attivista della lotta alla malattia, si battè perché sia Hollywood che il Governo degli Stati Uniti offrissero maggior appoggio a quello che ancora era visto come un male quasi solo interno alla comunità gay. Denunciò anche di aver subito violenze da parte dei genitori. Infine, nel 1991, si suicidò con un’overdose di barbiturici. Aveva continuato a lavorare quasi fino alla fine, per supportare la moglie ed il figlio.

John Hurt Fuga di Mezzanotte

La sua interpretazione di Billy Hayes è intensa e angosciante, ma il personaggio che resta più impresso nel film è Max, quello interpretato da John Hurt. Max è uno dei pochi detenuti occidentali nella prigione turca nella quale è rinchiuso Billy Hayes. È un inglese, eroinomane, che già dall’inizio appare decisamente fuori di testa e con il passare degli anni si fa sempre più sconvolto, mentalmente e fisicamente. Per entrare nel personaggio Hurt scelse di non studiare il copione nel dettaglio, ma di reinterpretarlo improvvisando per gran parte delle scene che lo vedono protagonista. Hurt non si lavò per giorni e giorni e si comportava da pazzo, e il resto del cast risentì della cosa, cominciando ad evitarlo il più possibile. Il risultato fu una interpretazione memorabile… ma era impossibile strappare l’Oscar a Christopher Walken per Il Cacciatore!

Fuga di Mezzanotte è ancora oggi un film sensazionale. L’angoscia del protagonista e la sua discesa nella disperazione sono trasmessi dal regista in un modo per il quale è impossibile non provare empatia e partecipazione. È un film crudo, La Stampa in una recensione scrisse “Se siete turbati per vostri motivi personali, se siete in quello stato di debolezza che favorisce gli incubi e i complessi di colpa, non andate a vedere questo film.” Se non avete mai visto un film così potente, è l’ora di rimediare. È il perfetto ricordo per celebrare la memoria di John Hurt, un attore che non è quasi mai stato protagonista nei suoi film, ma che anche da comprimario ci ha sempre regalato parti memorabili. Addio, John!

Voto: **** 1/2

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4 Comments

  1. Trackback: Amore e morte a Long Island (1997) In memoria di John Hurt | Il Zinefilo

  2. Cassidy 2 February 2017
    Rispondi

    Mi spiace non essere riuscito a partecipare (grazie per la citazione!), avrei scelto proprio questo film, sono contento che ne abbia scritto tu così bene. Ci sono pochi film che mi hanno scalciato forte alla bocca dello stomaco, questo è uno di quelli, la prova di John Hurt qui riassume molto della sua carriera, un ruolo non da protagonista, ma memorabile, ci mancherà. Cheers!

  3. Lucius Etruscus 2 February 2017
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    Grande film e grande Hurt: dovunque appariva portava una forte ventata di emozioni…

  4. gioacchino di maio 3 February 2017
    Rispondi

    Oltre al bel film citerei anche l’incalzante colonna sonora da Oscar di Giorgio Moroder che le radio all’epoca mettevano in continuazione.

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