Hacksaw Ridge – Dio, che film!

Io, ve lo dico in tutta onestà, mi immaginavo una roba così.

Hacksaw Ridge

Im mezzo alle esplosioni, ai rumori dei mitra ed alle urla di dolore della gente bruciata viva, un grido di speranza si eleva sopra tutto.

– OOOOOOOOOHHHHH!!! IU-ES-EI! IU-ES-EI!

È patriottico come Capitan America, ma non indossa elmo od armatura neppure nel centro della battaglia. Si muove a petto nudo, con coraggio o incoscienza, sicuro che la sua missione sia quella giusta. Ha giurato di non toccare mai un’arma da fuoco, così la sua unica difesa è… come dite? La Bibbia? No ragazzi, non dite cazzate, è un blocco di legno 2×4!

Ne sarebbe venuto fuori un capolavoro, avrebbe unito patriottismo e quell’evidente follia che Mel Gibson non riesce più a mascherare così bene. E invece ci dobbiamo accontentare di questo eroe qui.

HacksawRidge

Ecco, la sua sì che è una storia assurda. Un ragazzetto di provincia che insiste per partire volontario durante la Seconda Guerra Mondiale, e che alla fine riesce a farsi spedire ad Okinawa. Cosa c’è di assurdo? Che è un avventista del settimo giorno ed un obiettore di coscienza, ha giurato di non toccare mai più un’arma da fuoco e nonostante questo vuole essere spedito in prima linea. Non solo, quando tutto il suo battaglione si è ritirato di fronte al soverchiante contrattacco dei giapponesi, lui continua a cercare suoi commilitoni feriti, calandoli giù dalla scarpata del titolo a forza di braccia. Quanti ne salva, un paio? Tre? No… SETTANTACINQUE.

Ci tengo a precisare che la storia non è un delirio partorito da Mel Gibson dopo sei bottiglie di tequila. No, è vera. Desmond Doss è esistito davvero, e sebbene il film non si neghi qualche licenza poetica (la vera Kakazu Ridge non era così alta o così scoscesa, Doss aveva già mostrato il suo coraggio in guerra a Guam e nelle Filippine…) a lui vengono attribuite imprese in numero addirittura ancora maggiore di quelle narrate.

Ma com’è Hacksaw Ridge? Immagino che vogliate saperlo se state leggendo questa recensione.

Ecco, è proprio bello.

Che Mel Gibson sia un regista coi coglioni, i controcoglioni ed i controcontrocoglioni non lo scopriamo oggi. In tutti i suoi film, anche quelli più gonfi di quella retorica che ci sta sul cazzo, le scene che dirige sono potenti, epiche e vanno dritte al punto. Sono pochi in registi in grado di saper usare gli artifici del cinema classico per portare a termine il risultato come lui. Hacksaw Ridge è un po’ l’apoteosi del cinema che ama fare, e se persino l’Academy che l’ha ostracizzato per anni è stata costretta a candidarlo ad una vagonata di Oscar, capirete che siamo di fronte a qualcosa di grande.

Inizia come una storia di formazione: Desmond Doss è un ragazzino piccolo e selvaggio, il padre (Hugo Weaving, bravissimo) ha grossi problemi di alcoolismo (non me lo sarei mai aspettato da Elrond), e non di rado prende a cinghiate lui e suo fratello, o anche la madre (Rachel Griffiths, ve la ricorderete come Brenda Chenowitz in Six Feet Under). Lui reagisce correndo per i boschi, facendo caciara o picchiandosi col fratello senza motivo. Mentre il padre li guarda, stanco, senza fare nulla (“così posso limitarmi a prendere a cinghiate solo il vincitore” – con questa frase vince il premio Father of the Century), i due si azzuffano, Desmond sembra sconfitto ma infuriato prende un mattone e lo da in testa al fratello, quasi uccidendolo. Sconvolto da quanto ha fatto, scopre la religione, e comincia una vita di non violenza.

Ora forse saprete che io con la religione ho un rapporto molto simile a quello di Valentina Nappi con la castità. Insomma, è vero che mi emoziono quando sento parlare di Dio, ma solo perché penso a lui.

Ronnie James Dio

Mel Gibson è invece sempre molto specifico, e tramite il suo protagonista Andrew Garfield ci tiene spesso a specificare che il Dio che intende è quello che sta in cielo sopra la nuvoletta, quello che ha fatto estinguere i leocorni, punito fin troppo severamente i Sodomiti, il nemico di Geppo, insomma. Dio.

Ci siamo, insomma. Retorica religiosa.

Ecco… un pochino sì. Bisogna ammetterlo. Il vero Desmond Doss tralaltro aveva sempre rifiutato di concedere i diritti della sua storia per una trasposizione cinematografica perché pensava che la sua religiosità non sarebbe stata rispettata, esagerandola o sminuendola a seconda delle conseguenze. Ora lui è morto, quindi è probabile che i suoi eredi se ne siano fregati ed abbiano deciso che sì, bella l’integrità morale ma anche IL DENARO non  male. Ma Mel Gibson è anche estremamente rispettoso. Hacksaw Ridge è la storia di un uomo che ha fatto quello che ha fatto perché estremamente religioso, ma non ha al centro Dio. Ha al centro l’uomo, il suo coraggio. Non ci sono miracoli, non è Dio ad intervenire direttamente spostando le pallottole o deviando i colpi con bibbie rinforzate in ferro. È la fede dell’uomo a permettere quello che è successo… Una storia incredibilmente universale, oltre ogni mia aspettativa.

In seguito Doss si innamora della bella infermiera Dorothy (Teresa Palmer, bella gnocca rossa già vista nell’imbarazzante Sono il Numero Quattro), decide di sposarla ma prima, nonostante come sappiamo abbia promesso di non toccare arma, si arruola chiedendo di essere impiegato come ausiliario medico.

Da qui comincia la parte meno riuscita del film, con i militari veri a ridere di questo ragazzotto che vuole andare in guerra ma non vuole sparare. Nella parte del Sergente Hartman di turno c’è Vince Vaughn, che è bravo ma dopo tante commedie sciocchine non è esattamente la scelta più credibile in un ruolo del genere. Il pubblico chiede a gran voce la guerra, e finalmente Mel Gibson ci accontenta. Grazie Mel!

E la storia cambia completamente.

Negli ultimi anni (più o meno da quando Salvate il Soldato Ryan mi ha sconvolto mostrandomi la battaglia più immersiva che avessi mai visto) siamo stati abituati a vivere le scene di guerra dei film in maniera frenetica, con riprese ravvicinatissime, la telecamera che viene spostata dalle esplosioni e corre dietro ai soldati, una sorta di esperienza in prima persona. Dimenticatevi questo stile di riprese: Mel Gibson se ne frega e fa le cose a modo suo. La telecamera è quasi sempre fissa, inquadra i protagonisti da debita distanza e li mette costantemente al centro dell’azione. Niente magici movimenti di camera, solo uno sguardo lucidissimo, che non viene distolto neppure di fronte al dettaglio più macabro ed anzi (con Mel Gibson ci siamo abituati) si spinge a mostrarci quasi l’insostenibile. Le pallottole non ci vengono incontro, ma fanno piegare le teste dei soldati. Le gambe saltano via, le budella escono fuori dalla pancia, si sentono lamenti, pianti, urla di rabbia e di dolore. I lanciafiamme cuociono le carni, l’artiglieria pesante crea veri e propri inferni, le bombe a mano sono gentilezze che vengono scambiate senza rimorsi. E l’occhio di Mel è sempre lì, fisso.

Da qualche parte ho letto che Hacksaw Ridge sarebbe un orribile spettacolone acriticamente americanofilo, e addirittura un’apologia della guerra. Questa gente ha probabilmente visto un altro film. Difficile trovare una pellicola più anti-violenza di questa. L’occhio del regista, è vero, non si sposta, ma non è MAI compiaciuto. I giapponesi sono raffigurati come dei diavoli che non si arrenderanno mai, ma è evidente che questo è il pensiero dei soldati americani in quel momento, e non un’opinione del regista. Che poi ovviamente ha tutti i difetti e le opinioni più razziste possibili. Ma questa è la storia di Desmond Doss e della battaglia di Hacksaw Ridge, non la storia di Mel Gibson. Non dovrebbe essere troppo difficile capirlo. Hacksaw Ridge è una botta pesantissima, non sarà per tutti ma… oh, vaffanculo, per me fino ad ora è il film dell’anno.

Voto: *****

P.S. per recensioni migliori della mia, leggete pure cosa ne pensano Il Giorno degli Zombi e La Bara Volante!

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6 Comments

  1. marco1946 18 February 2017
    Rispondi

    Non è il mio genere preferito, ma dopo una recensione come questa mi sa proprio che lo vedrò (stasera lo danno al Medica, al Nosadella e all’Odeon)

  2. StepHania 18 February 2017
    Rispondi

    Nonostante la mia antipatia per il vecchio Mel, non posso che darti ragione su tutta la linea. È un film solido, solidissimo, che mette da parte patrie e dèi per parlare di uomini e princìpi. Ma non è il film dell’anno per me, dato che (tra quelli che sono riuscita a vedere) Arrival mi ha rubato il cuoricino. 🙂

    • michele 18 February 2017
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      Diciamo che tra Arrival, Hacksaw Ridge e La La Land è stato un bell’inizio dell’anno… e devo ancora guardare Manchester by the Sea che mi ispira moltissimo

  3. Cassidy 18 February 2017
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    Non sei l’unico che ha un solo Dio (Ronnie James), ma rispetto l’orientamento religioso di tutti, specialmente di quelli che girano film come Mel Gibson, sono felice che ti sia piaciuto. Cheers! P.S. Grazie per la citazione.

  4. babol81 20 February 2017
    Rispondi

    Veramente un film splendido ed intenso, alla faccia dei detrattori che probabilmente lo hanno visto con la critica pronta nel gozzo. L’unica cosa è che io proprio il ragazzetto non riesco a farmelo piacere, pare una tartaruga XDXD

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