Stand by Me – Ricordo di un film meraviglioso

Basterebbero poche parole. Probabilmente basterebbe il commento lasciatomi su facebook dal buon Miki Moz per recensire a dovere un film come Stand by Me. Ha scritto semplicemente UN CAPOLAVORO ASSOLUTO, e tanto basterebbe. Ma visto che wordpress continua a dirmi che dovrei scrivere almeno 300 parole proviamo a dargli retta, tuffiamoci quindi nel mondo narrato da Stephen King e Rob Reiner e torniamo…

È difficilissimo parlare di un film come Stand by Me. È difficilissimo perché riguardandolo per l’ennesima volta, a 38 anni come a 25, a 18 o a 12, ci si rende conto che non è possibile raccontare il periodo del passaggio tra infanzia ed adolescenza meglio di così. Esagero? Non lo so. Penso solo che sia inutile scrivere una recensione di Stand by Me raccontando nel dettaglio la storia, parlando della sceneggiatura, dell’ambientazione, dell’adattamento e via dicendo. Parliamo di emozioni.

Stand By Me locandina

In origine Stand by Me era un racconto, si chiamava The Body ed era inserito nella raccolta Stagioni Diverse, uscito nel 1982. Era un racconto bellissimo, perché credo fermamente che nessuno sappia rendere vivi personaggi di questa età meglio di Stephen King. C’è riuscito qui, c’è riuscito (forse persino meglio) in It, c’è riuscito praticamente ogni volta abbia deciso di fare dei ragazzini i protagonisti delle sue opere. Aveva un titolo forse un po’ banale, The Body, che sembra rimandare più alla sua fama di scrittore horror che alla reale ambientazione dell’opera.

Different Seasons Stephen King

Se non avete mai letto questa raccolta… cosa aspettate?

Ci ha pensato Rob Reiner quattro anni dopo a sistemare le cose. La colonna sonora del suo film è fatta completamente delle sue canzoni preferite di quel periodo. Il libro è ambientato nel 1960, il film nel 1959, ma c’è poca differenza. Fin dall’inizio la produzione aveva deciso di inserire Stand by Me nei titoli di coda, poi piano piano tutti si sono resi conto che nessun altro pezzo avrebbe accompagnato meglio le vicende dei quattro amici impegnati nell’avventura della loro vita. Stand by Me. Che pezzo. Anche il titolo sembra nato per raccontare questa storia. E allora perché non usarlo?

Rob Reiner è un altro di quei registi che negli anni 80 era come dio. Aveva esordito solo due anni prima con un’altra pellicola a dir poco mitica: This is Spinal Tap. Dopo Stand by Me arrivarono La Storia Fantastica, Harry ti presento Sally e Misery non deve Morire. Mica male, eh?

Rob Reiner Stand by Me

Il suo impegno cominciò dal casting. Trovare quattro ragazzi – quattro attori! – così affiatati e così simili ai personaggi che avrebbero dovuto interpretare era una impresa, ma in qualche modo la produzione ci riuscì. Wil Wheaton ha dichiarato in una intervista “Rob Reiner è riuscito a trovar quattro ragazzi che erano praticamente la fotocopia dei personaggi che abbiamo interpretato. Io ero impacciato, timido, un nerd sensibile e a disagio con me stesso, River era intelligente, cool, appassionato, e anche così giovane rappresentava una sorta di figura paterna per noi, Jerry era una delle persone più divertenti che abbia mai incontrato in tutta la mia vita, anche fino ad oggi, e Corey era incredibilmente arrabbiato, soffriva moltissimo ed aveva una terribile relazione con i suoi genitori“. Insieme ai GoonDocks, questi quattro amici inseparabili hanno rappresentato e rappresentano ancora oggi il mio punto di riferimento per definire l’amicizia.

Wil Wheaton era Gordie Lachance, il protagonista della storia. Intelligente, sensibile, creatore di storie. Mi sono identificato in lui fin dalla prima volta che ho visto il film, e mi ci identifico ancora. In apparenza era un ragazzo debole, mingherlino, fragile fisicamente ed emotivamente, ma la prima lezione di Stand by Me è che le cose sono quasi sempre diverse da quello che sembrano. Gordie sembra il più piccolo di tutti, ma ha il coraggio di farsi grande quando serve, per proteggere ciò in cui crede. In seguito Wheaton è stato il guardiamarina Wesley Crusher in Star Trek: The Next Generation, prima di diventare una sorta di simbolo (un po’ triste a dire il vero) dei nerd con la versione romanzata di se stesso in The Big Bang Theory.

River Phoenix era Chris Chambers. Il ribelle, il cattivo che doveva per forza essere tale, ma che alla fine desiderava solo poter uscire dal personaggio che era stato creato per lui. E alla fine ci riusciva. Chris era l’amico che tutti noi avremmo voluto avere, o forse chi tutti noi avremmo voluto essere. Anche in seguito River Phoenix non è riuscito a sfuggire alla maledizione del personaggio che gli veniva imposto. Divenne un idolo, un modello, l’attore considerato il più talentuoso della sua generazione. Arrivarono una nomination all’Oscar e una Coppa Volpi a Venezia, ma anche la morte per overdose a soli 23 anni, nel 1993. Una morte quasi attesa, una fuga inevitabile. Chris Chambers è riuscito a sfuggire al suo personaggio, River Phoenix no.

Corey Feldman era il pazzo Terry Duchamp. Fuori di testa, con tendenze forse suicide, attaccato morbosamente alla figura del padre che aveva partecipato allo sbarco in Normandia, sognava di poterlo emulare, nonostante il rapporto con la famiglia fosse terribile al di là di quell’ammirazione che nascondeva solo la ricerca di una scusante per la violenza. Feldman non era certo nuovo a ruoli del genere: i Goonies, Venerdì 13, i Gremlins, The Lost Boys… il suo nome era un vero e proprio marchio. A 15 anni si emancipò dai genitori, con i quali il rapporto era atroce, ed iniziò una vita sempre più sregolata. Sul set di Stand by Me, a soli 13 anni, si faceva di cocaina insieme a River Phoenix. Per fortuna lui non ci ha rimesso la vita, anche se la sua carriera successiva agli anni 80 è stata molto inferiore a quella che avrebbe potuto essere.

Jerry O’Connell era Vern Tessio, il ragazzo entusiasta, sovrappeso, ingenuo, tenero. Il ragazzo che avrebbe potuto rimanere indietro, senza amici del genere. La parentesi comica inevitabile, ma come succedeva nei Goonies si ride con lui, non di lui. Non c’è cattiveria nelle prese in giro, c’è affetto. La carriera di O’Connell è proseguita senza picchi eccessivi ma con sicurezza. Ha perso peso, è diventato il nostro amico Ultraman. Cosa chiedere di più? 🙂

Poi c’erano i cattivi. C’era Asso Merrill, il bullo per cui prende le parti Recchioni nel suo blog. Di fronte a dei protagonisti così serve necessariamente anche un cattivo-cattivo. Kiefer Sutherland biondissimo, con la faccia truce, capo di un esercito di minions pronto a prendersela con i più deboli fin quando loro non si dimostrano meno deboli del previsto.

Poi ci sono i paesaggi dell’Oregon, che nel libro era il Maine, ma va bene lo stesso. Ci sono le ferrovie da seguire, una strada sicura da non abbandonare. C’è un cane che nella favola popolare era un mostro divoratore di uomini, e invece è poco più di un cucciolo abbaiante. Ci sono rumori che nella notte sembrano più spaventosi del normale, chiacchiere e risate intorno al fuoco, collette per comprare del cibo, chilometri percorsi quasi senza accorgersene, ponti da attraversare, sanguisughe, sigarette fumate di nascosto, pistole che ti fanno sentire grande. C’è il treno che rischia di divorarti. C’è un corpo da recuperare, un evento atteso con un’aspettativa spasmodica che non ti consente di pensare ad altro. La svolta in una vita noiosa, il riscatto, la fama. Finché non si rivela il cadavere di un ragazzo, la presa d’atto di una vita finita senza senso, la realizzazione finale che l’avventura va vissuta a prescindere dal suo finale.

Riguarderò Stand by Me tra cinque anni, tra quindici, tra trenta, e rimarrà il film immortale che era nel 1984, nel 1992, che è oggi. Riguarderò Stand by Me e tornerò dodicenne, pronto a camminare lungo le rotaie con i miei amici, in viaggio verso l’avventura.

2 comments to Stand by Me – Ricordo di un film meraviglioso

  • mikimoz  says:

    Bellissimo post per uno dei miei film-simbolo (sai che la mia dicitura “eterno dodicenne” viene proprio da qui?).
    Vero, anche io amo Gordie anche se non amo più King (e Gordie -come Bill di IT, è King).
    Amicizia giusta, sincera, un mondo bellissimo raccontato in modo stupendo: la vita di provincia, in una estate (autunno, nel racconto) come ne ho vissute tante anche io.

    Moz-

  • Cassidy  says:

    La raccolta originale di Zio Stevie era oro, tre racconti su quattro sono diventati bei film, ma questo è un apice, cast micidiale, Feldman, Ultramen, il nemico di Sheldon e il povero River saranno sempre li, congelati a 12 anni, un po’ come noi a seguirli lungo la ferrovia. Gran post, gran film. Cheers!

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