Tredici ragioni per guardare (o non guardare) Tredici

Attenzione, l’articolo conterrà qualche spoiler sulla serie Tredici. Se non l’avete ancora guardate STATE IN GUARDIA! Se state leggendo l’articolo per decidere se cominciarla o meno ma preferireste evitare spoiler, il mio consiglio in breve è TUTTO SOMMATO SÌ, anche se non sono stato emotivamente coinvolto come altri recensori. Poi però tornate a leggermi e ad offendermi.

Ora cominciamo!

Tredici 13 Reasons Why

1- La scrittura

La cosa principale che mi ha sorpreso principalmente di Tredici è la capacità di scrittura che emerge dal racconto. La trama scorre fluida, i colpi di scena e le emozioni si susseguono naturalmente, la tensione sale episodio dopo episodio in un crescendo trasmesso veramente bene. I personaggi sono sfaccettati e a ognuno di loro è stata dedicato uno spazio sufficiente a farli emergere. Il racconto in prima persona di Hannah riesce a rendere una vicenda che poteva essere solo dolorosa ed amara anche coinvolgente.

Eppure… Tredici mi ha anche trasmesso la sensazione di una serie scritta da adulti che si sforzavano tantissimo per entrare nell’ottica degli adolescenti, e questo sforzo in qualche caso è davvero molto evidente. Poi so che è questa la tendenza negli young adult, ma i veri ragazzi non parlano così. Manca un po’ di quel realismo che aveva fatto la fortuna, ad esempio, di Skins.

2- I richiami al passato

Le audiocassette sono un metodo intelligente di consentire a chiunque di ascoltare la voce di Hannah senza che farlo sia troppo facile. Il fatto che serva un po’ di impegno aiuta ad entrare nell’ottica dei protagonisti.

Eppure… insieme alla Mustang e a tutto il personaggio di Tony mi hanno dato l’idea di essere anche una strizzata d’occhio marcata ed irrealistica al pubblico degli ultratrentenni deliziati da Stranger Things. Una vera Hannah Baker avrebbe messo dei video su youtube.

Tredici

3- I protagonisti

Dylan Minnette (Clay Jensen) e soprattutto Katherine Langford (Hannah Baker) sono davvero bravi, molto credibili nel rappresentare una lenta e dolorosa caduta.

Eppure… la scelta di prendere Clay come protagonista assoluto è discutibile. In particolare nei flashback Clay (nonostante una certa redenzione finale) è un personaggio debole e monoespressivo – per scelta del personaggio, che costruisce un muro contro le emozioi per proteggersi, e non per pecche dell’attore.

4- Hannah Baker

Mi sembra giusto spendere qualche parole in più su di lei, visto che per Katherine Langford si parla già di possibile Emmy. La protagonista della storia è intensa, bella, recita divinamente per una quasi esordiente, quello che le succede ha fatto immedesimare con lei migliaia di ragazze…

Eppure… forse è troppo bella. E onestamente fino quasi a fine serie appare più come una depressa per motivi tutto sommato non così gravi che altro.

5- Tony!

Tredici Tony

Tony è l’amico che vorremmo avere al nostro fianco, pronto ad appoggiarci in ogni situazione, gentile, sensibile ma anche pronto a sporcarsi le mani quando serve.

Eppure… Tony non è reale. Un’amica qualche sera fa mi ha detto che fin quasi a fine serie sospettava che Tony non esistesse, che fosse una creazione delle menti dei protagonisti, visto che raramente interagisce con gli altri. Eppoi un ispanico gay con famiglia quasi-gang, una mustang, quei capelli e quell’abbigliamento? DAI!!!

6- Il dramma di Clay

Clay diventa pian piano un personaggio meno monocorde, e questo è dovuto in gran parte all’emergere del suo dramma interiore. Clay ha paura di aver fatto qualcosa di grave, si sente responsabile, non ce la fa ad ascoltare le cassette più di qualche minuto al giorno, questo lo fa crescere fino al riscatto del (bel) finale.

Eppure… quante volte vi è venuto voglia di urlargli “ASCOLTA QUELLE CAZZO DI CASSETTE E FALLA FINITA”? A me almeno un miliardo.

Tredici

7- Sheri

Il personaggio di Sheri è uno dei più realistici ma meno scontati di tutta la serie. È la cheerleader ma non si fa accalappiare dalla rete di stereotipi dei film americani. È una persona sensibile che commette un’errore, e pian piano si rivela il contrario della manipolatrice che poteva apparire all’inizio.

Eppure… il personaggio più realistico della serie ha la svolta di trama più assurda della serie. Sensi di colpa e drammi a manetta per un cartello buttato giù in un incrocio evidentissimo? L’incidente era telefonato, e tutto quello che n consegue è piuttosto assurdo.

8- Justin

Il secondo personaggio più vero di tutta la serie, che ci mostra la crescita interiore di un ragazzo che commette degli errori, anche gravi per paura, ma che si rivela molto più profondo di quanto appare.

Eppure… sembra irrealistico che in una situazione del genere possa mantenere un rapporto di quel tipo con Bryce.

9- Le colpe degli altri

Hannah è bravissima ad inchiodare ognuno alle proprie personalità, legando bene rivelazioni e narrazione. Tredici mette benissimo in evidenza in quanti modi si possa far male ad una persona, ferendola e portandola a piccoli e quasi invisibili passi verso il baratro.

Eppure… alcuni di loro hanno un comportamento non coerente alla loro parte nella storia. Marcus è stato un viscido stronzo, ma la sua colpa di fronte alla legge sarebbe stata toccare una gamba a Hannah? Alex fa comunella con i peggio tipi della scuola perché l’ha lasciata sola e ha detto a tutti che ha un bel culo? Dai…

10- I genitori

I genitori di Clay (soprattutto il padre) si rivelano essere delle belle persone, sempre vicine al figlio con discrezione. Il dramma dei genitori di Hannah è vissuto con delicatezza, diversamente da entrambi con le proprie pecularità ma con realismo.

Eppure… gli stessi genitori prima del suicidio sembrano completamente assenti, e non sembrano mai essere in grado di intervenire in alcun modo per fornire alla figlia una alternativa.

11- Il suicidio

La produzione di Tredici ha voluto fare in modo che il suicidio fosse grafico e doloroso, difficile da guardare anche per uno come me. Una tragedia alla quale siamo costretti ad assistere perché non possa farci provare alcun fascino.

Eppure… secondo molti psicologi questa è la scelta più sbagliata se si vuole davvero evitare l’emulazione.

12- Il bullo

Bryce, il bullo principale della serie. Non è presentato in maniera stereotipata: è arrogante, ricco, antipatico, si comporta come se fosse il padrone del mondo e tutto gli fosse dovuto. Anche Jessica e Hannah…

Eppure… al bullo vengono fornite delle scuse. Apparentemente è gentile con gli amici, disposto anche ad aiutarli se in difficoltà economiche o in famiglia, non approfitta di ogni occasione per dimostrare la sua prepotenza come dovrebbe fare il vero villain di una serie. E soprattutto ho sentito la mancanza di una sua punizione finale. Il bullo la farà franca? Sembra molto probabile di sì…

13- La morale

Arriviamo al finale, vero nodo della questione. Ci sono in giro anche petizioni per chiedere che Tredici venga mostrato nelle scuole, da più parti si sostiene che possa essere un valido mezzo per far capire cosa può succedere a una persona bullizzata, tantissimi spettatori sono stati commossi fino alle lacrime ed in brevissimo tempo questa è stata la serie più twittata della storia di Netflix. Benissimo!

Eppure… la sensazione che mi ha dato Tredici è stata completamente diversa. Ho provato più empatia con molti dei destinatari delle audiocassette che con Hannah. Troppe delle sue reazioni sono state esagerate. È come se Tredici mi avesse lanciato un messaggio diverso da “NO AL BULLISMO SEMPRE”. È come se mi avesse detto “state attenti, ci sono delle persone talmente sensibili che qualsiasi esperienza emotiva negativa potrebbe portarli a decisioni terribili”. Il chè va bene, è importante comprendere le diverse sensibilità e stare vicini a chi ne ha bisogno. Solo mi sento come se avessi frainteso. O se una bella serie fosse costruita su presupposti sbagliati. Tutto qui.

Ottime recensioni migliori di questa:

Mari’s Red Room
Come Nei Film
Kara Lafayette
Combinazione Casuale
La Bara Volante

Voto: ***

10 comments to Tredici ragioni per guardare (o non guardare) Tredici

  • rajin87  says:

    Sono solo alla terza puntata (finita), ma condivido gran parte di quello che hai scritto. Per altro un’altra cosa che mi ha tolto un po’ di entusiasmo è che, per quanto la storia sia interessante, capisci molte svolte ed avvenimenti fin da subito. Non credo di essere un genio io, erano semplicemente intuibili.

    • michele  says:

      Non è una serie che stupisce, ma sicuramente non è questo il suo scopo. Andando avanti comunque ho trovato qualche sorpresina inaspettata…

  • Kara Lafayette  says:

    Dissento nelle critiche, ma d’altronde io sono iper sensibile. E ti perdono 😄

    • michele  says:

      Troppo buona 😀

  • Pirkaf  says:

    Io ragiono in questo modo dando ascolto alle mie sensazioni ed ai miei comportamenti. Ci sono serie dove riesco a seguirle con il contagocce e quindi spalmandole in molti mesi e serie come tredici che ho visto in meno di tre giorni.
    Quindi difetti o non difetti ( Hannah è un personaggio sopra le righe e dalla sfiga Biblica a cui Giobbe fa un baffo), la serie mi ha avvinto come mi accade raramente, quindi pollice su.

  • michele  says:

    Anche io l’ho divorata in pochissimi giorni, anche perché come dicevo nel primo punto narrativamente è quasi perfetta, e capisco tutti i commenti adoranti di questi giorni 🙂

  • Pietro  says:

    Da come ne parlano non credo servano tredici ragioni perché sicuramente la vedrò, anche se chissà quando 😉

  • S a m  says:

    Sì, vedo che i nostri dubbi coincidono. Il finale è un escalation di cose assurde, ma basta prenderlo per quel che è. Però dai commenti del popolo invece è per tutti tutto molto credibile in come è scritta questa serie…. qualche domanda sorge spontanea.
    Ieri NETFLIX nel “perchè hai visto 13” metteva come primi Shadowhunters e 50 sfumature di grigio… questo la dice abbastanza lunga

    Grazie per il link 😉

  • mari  says:

    Mi ero persa questo post, sono passata solo oggi, quindi in colpevole ritardo grazie della citazione!
    Ci sono alcune cose su cui non concordo, ma è naturale perchè io invece ne ero entusiasta. Su Justin per esempio non riesco a concordare: non dico che sia difendibile (non lo è) ma è senz’altro comprensibile. Lui non ha niente, Bryce gli ha dato tutto. Casa, cibo (per niente scontato, vista la madre), protezione. Una famiglia. Oltretutto la sua scelta non viene fatta passare come semplice, si vede soprattutto col passare del tempo quanto ne sia provato. Per me uno dei personaggi più interessanti. Ho opinioni anche diverse sulla questione ‘mano sulla coscia’ e ‘bel culo’, ma se sto qua ad argomentare finiamo domani!:D

  • Cassidy  says:

    Sai che ci ho pensato anche io al discorso di Tony in versione coniglio di “Donnie Darko”? Per qualche episodio la teoria regge, poi scopriamo invece che è semplicemente il Fonzie della serie.
    Sul resto siamo d’accordo, troppi scivoloni in fase di scrittura, anche se apprezzo i “Cojones” di aver dedicato un intera serie ad un argomento caldissimo. Per la seconda stagione (già confermata) mi aspetto la svolta legale tipo seconda stagione di “Broadchurch”. Cheers!

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