Dylan Dog #369: Graphic Horror Novel

Torna Ratigher alla sceneggiatura di Dylan Dog dopo il controverso In Fondo al Male, e lo fa con una storia che già a partire da titolo e copertina esprime le sue esplicite intenzioni: Graphic Horror Novel.

Graphic Horror Novel

Se seguite almeno parzialmente il mondo della critica fumettistica online e di tutti coloro che come me parlano di fumetto senza averne le basi, avrete sentito parlare della diatriba tra graphic novel e fumetto seriale, tra indie e mainstream, tra fumetto d’autore e popolare. Nella sua storia Dylan Dog ha spesso cercato di proporsi come ponte tra i due mondi, e in special modo con la gestione Recchioni sono stati avvicinati al personaggio talenti che mai ci si sarebbe aspettati di vedere al lavoro per la Bonelli, soprattutto su collane speciali come il Color Fest ma anche sulla serie principale. Tra questi, Ratigher è probabilmente quello più noto e quello su cui la casa editrice ha puntato più fortemente.

Quando si sente parlare di graphic novel è quasi sempre riguardo a un fumetto considerato “nobile”. L’horror è il genere basso per eccellenza. Bonelli va nelle edicole e ha un pubblico di centinaia di migliaia di persona, Ratigher arriva nelle fumetterie (o sul web) per una frazione di quel numero. Popolare ed autoriale si contrappongono, come se fosse impossibile giungere ad una quadra. Come se non si trattasse, in entrambi i casi, di fumetto.

Già nella copertina di Cavenago possiamo notare una differenza fondamentale con la maggior parte degli altri numeri: Dylan non ne è protagonista, ma appare solo in versione poster, appeso al muro. Il protagonista è l’autore, lui è il personaggio. E l’autore sembra morto, accasciato al tavolo da lavoro, mentre sta ancora disegnando. Forse ha dato il sangue per rispettare i tempi di consegna della Bonelli? 😀

E anche aprendo l’albo, è il fumettista il vero protagonista. La storia è idealmente divisa in due parti che hanno quasi lo stesso peso, di cui la principale è disegnata in maniera perfetta dal solito entusiasmante Bacilieri. C’è la trama principale e il fumetto dentro il fumetto. La storia principale è narrata in maniera più libera, moderna, anche linguisticamente più aperta, il fumetto dentro il fumetto è disegnato (dalla coppia Montanari e Grassani, idealmente quelli del Dylan Dog più classico e rassicurante) dentro una gabbia persino più rigorosa di quella classica Bonelli (l’autore non a caso è rinchiuso e non sembra avere speranza di uscirne fuori), e anche la storia narrata e i dialoghi sono banalizzati. È come leggere uno stereotipo delle avventure di Dylan Dog.

Quello che viene fuori dal volume nel suo complesso è una sensazione di inquietudine ed irrisolutezza, una cosa che dovrebbe far felice Tiziano Sclavi che con il suo Dylan Dog ha sempre cercato di evitare soluzioni facili e rassicuranti. C’è anche la sensazione che il gioco del metafumetto sia un messaggio rivolto verso qualcuno, quella categoria di commentatori un po’ noiosi che commentano di solito predicando le loro verità su facebook. Ho pensato che forse essere un filo più sottili avrebbe giocato, ma poi mi sono ricordato della premessa: Dylan Dog è un fumetto popolare, e il fumetto popolare (in particolare se horror) non deve essere sottile in apparenza, ma solo nel profondo. E visto che la sceneggiatura è così intelligente, non posso che consigliare la lettura dell’albo a tutti. Sì, proprio tutti 🙂

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