Dylan Dog #370: Il Terrore

Dylan Dog 370

Dylan Dog non ha mai avuto paura di prendere posizione. Fin dai primi numeri, quando Tiziano Sclavi ha cominciato a costruire le fondamenta del personaggio, sappiamo che il nostro investigatore dell’incubo preferito è vegetariano, non ama le armi, è vicino ai diversi e ai reietti della società e così via. Questa sua bontà negli anni è stata fin troppo sottolineata, e il declino di DD negli anni peggiori l’ha vista trasformarsi in una specie di maledetto buonismo (lo so, è una parola di merda). Era come se Dylan cercasse di non offendere nessuno, e questo in un fumetto che in primis vorrebbe essere horror è pericoloso, perché l’orrore – per riuscire bene – deve disturbare, dividere, dare fastidio, deve irritare qualcuno. Deve anche offendere.

E se c’è una cosa che Roberto Recchioni sa fare bene, è dare fastidio.

La sua gestione del personaggio non ha dato per il momento tutti i frutti da me sperati, ma è tornata a dividere, a giocare all’attacco e non più in difesa, e nelle storie migliori ha prodotto dei risultati paragonabili a quelli dei classici. Recchioni (che è tanto cattivista quanto Dylan è buonista) da fastidio a tanti, sa vendersi molto bene e ha in rete una folta schiera di veri e propri nemici che lo odiano e non perdono occasione per attaccarlo. Me lo immagino il giorno in cui ha messo per la prima volta le mani sulla sceneggiatura de Il Terrore, dell’esordiente Gabriella Contu. Deve essersi fregato le mani, dicendo “questa volta li farò incazzare tantissimo”.

Il Terrore è forse una delle storie più classicamente sclaviane del nuovo corso di Dylan Dog. Non ha una ambientazione sovrannaturale ma mette Dylan alle prese con la diversità, è occasione per una presa di posizione nettissima, è fortemente ancorato nella realtà, attacca guerrafondai e militari, ha un messaggio di speranza finale fortissimo e lascia molto spazio al non-detto. Anche i disegni,  richiamano storie classiche e le citano apertamente. Non a caso sono affidati a uno dei disegnatori storici di Dylan Dog, Giampiero Casertano, che ha illustrato anche il ritorno alla sceneggiatura di Sclavi.

Dylan Dog 370 Il Terrore

La storia è quasi una fotocopia traslata a Londra della vera vicenda di Ahmed Mohamed, che un paio di anni fa provocò il panico nella sua cittadina del Texas per aver portato a scuola un orologio autocostruito che era sembrato una bomba.  Su questa base la Contu costruisce una surreale caccia all’uomo nelle vie della capitale britannica, con il ragazzo (Ahmed anche qui) nella parte di uno spaesato ed ignaro Mr. Magoo. La citazione del cieco vecchietto dei cartoni animati americani degli anni 50 è la cosa che meno mi è piaciuta dell’albo, un tocco di umorismo non così efficace in una storia che altrove (vedi il modo in cui sono tratteggiati i terroristi “di destra” o il selfie per instagram del generale) è riuscita bene a coniugare humour e assoluta serietà, fino a un finale quasi magico. La mia sensazione, in conclusione, è che della Contu sentiremo ancora parlare presto, visto come è riuscita a portare avanti una storia non facile e costantemente a rischio didascalismo. Non perfetta, ma sicuramente promossa.

Voto: ****

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3 Comments

  1. Marco Lazzara 11 July 2017
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    “E se c’è una cosa che Roberto Recchioni sa fare bene, è dare fastidio.”
    Solo questa frase potrebbe dare luogo a un intero post. 🙂

    A me personalmente non piace la gestione Recchioni di Dyd (né mi piace lui del resto…), anche se devo dire che era partita benissimo, ma alla lunga si sta rivelando inconsistente, se non irritante. L’albo non l’ho ancora letto, lo recupererò sicuramente in futuro.

    • michele 12 July 2017
      Rispondi

      A me invece il personaggio che si è costruito piace moltissimo 😀 Sulla gestione avrei preferito scelte un tantino più coraggiose, ma posso immaginare che non sia facile spingersi troppo in là in un colosso popolare come la Bonelli. Qualcosa è stato fatto, qualcosa (forse) di più grosso arriverà…

  2. Cassidy 12 July 2017
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    Per altro Dylan non è lo stesso che ha sposato una militante dell’IRA in una delle più belle storia di Tiziano Sclavi di sempre? Quindi dici bene, un personaggio che non ha paura a schierarsi. Cheers

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