Il Padrino – Una recensione che non potete rifiutare (di leggere)

Come ci si approccia, a una recensione de Il Padrino? Ci si inginocchia adoranti all’altare del grande cinema? Ci si dichiara preventivamente indegni anche solo di parlarne? Ci si prodiga in lodi sperticate? Si deve dare per scontato che tutti sappiano di cosa parla, o è necessario raccontare la trama nel dettaglio? Eppure era da qualche settimana che volevo proprio parlarne, perché da qualche parte nel mondo ci sarà ancora qualcuno che deve essere convinto a guardare Il Padrino, nonostante sia una dei film più famosi, premiati ed adorati della storia del cinema… tanto da aver prestato il font al titolo del mio blog!

Il Padrino

Sono passati 35 anni dal quel 1972 in cui le sale di tutto il mondo vennero prese d’assalto da folle di spettatori attratti dal capolavoro di Francis Ford Coppola tratto dal romanzo di Mario Puzo. Il Padrino divenne il maggior successo della storia del cinema negli USA, dove incassò 135 milioni di dollari (rimase record fino all’uscita de Lo Squalo), fece il record in Italia (10 miliardi di lire – al cambio attuale sarebbero 58 milioni di euro, record battuto per la prima volta da Avatar) e ad oggi ha incassato più di un miliardo di dollari in tutto il mondo. Vinse tre Oscar, cinque GOlden Globe, è al primo posto nella classifica dei migliori film di tutti i tempi per Metacritic, al secondo per IMDB, al settimo per Rotten Tomatoes. È il film con più passaggi televisivi tv della storia (sì, più di Una Poltrona per Due!), quello più visto di sempre nella televisione italiana… si potrebbe continuare a lungo.

Mario Puzo Francis Ford Coppola

Mario Puzo e Francis Ford Coppola al tempo delle riprese

Pensare che la produzione non era cominciata certo sotto i migliori auspici. La Paramount navigava in pessime acque. Nel 1968 avevano prodotto La Fratellanza, film sulla mafia italiana in america diretto da Martin Ritt, con Kirk Douglas e Irene Papas, che fu un flop clamoroso. I critici dissero che sembrava parteggiare per i criminali, il budget fu sforato, il pubblico ignorò le sale… fu crisi nera. Il romanzo di Mario Puzo era stato opzionato nel 1969, prima ancora dell’uscita. L’agente di Puzo gli aveva sconsigliato di dar via i diritto del romanzo così velocemente, ma lui era dipendente dal gioco d’azzardo e aveva bisogno di liquidità… accettò 12.500 dollari per finire il lavoro, e altri 80.000 per accettare che ne venisse prodotta una trasposizione cinematografica. Nonostante il romanzo sia stato da subito un grande successo ci vollero altri due anni perché la Paramount desse il via libera alla produzione, una volta trovati i soldi…

Il Padrino 03

La famosa scena del matrimonio. Coppola la usa in maniera magistrale per introdurre i personaggi e far comprendere allo spettatore quali sono i rapporti tra di loro

Anche trovare il regista giusto non fu facile. Sergio Leone rifiutò per dedicarsi al suo progetto da sogno di C’era una volta in America, Peter Bogdanovich non era interessato, Elia Kazan rifiutò, Sam Peckinpah voleva trasformarlo in una sorta di violento western coi mafiosi… Francis Ford Coppola sembrò una soluzione di ripiego. Intanto perché era giovane e semisconosciuto, avere lavorato con Roger Corman non sembrava certo una garanzia di qualità. Ma quantomeno era italoamericano (e questo servì a scongiurare il possibile boicottaggio della vera Mafia, insieme all’assicurazione che nessuno avrebbe nominato quella parola che comincia con la m…), e soprattutto costava poco. Il fatto che fosse quasi uno sconosciuto però non implica certo che sia stato un tipo malleabile… anzi. I conflitti con la produzione cominciarono subito. Fece spostare la produzione a New York, combatté perché ogni scena venisse girata esattamente come la voleva lui, fece quasi triplicare il budget, costrinse ad accettare le sue scelte di casting…

Marlon Brando Francis Ford Coppola

Brando e Coppola sul set di una delle scene più iconiche del film

Anche questo è un altro capitolo interessante. Così come la Paramount, anche Marlon Brando non passava un bel periodo. Anzi, sembrava un attore finito, dopo che negli ultimi anni tutti i suoi film erano stati dei sonori fiaschi. Ma secondo Puzo era l’unico che potesse interpretare il Padrino, e Coppola insisté per accontentarlo: era indeciso tra lui o Laurence Olivier, ma il grande attore britannico all’epoca era malato e non poteva lavorare, così la scelta fu obbligata. La produzione tentò di imporre Ernest Borgnine, Orson Welles, persino Gianmaria Volontè… ma Coppola fu inamovibile. Ecco come andò il provino…

Per trasformarsi nel protagonista del film Brando si sottopose ogni giorno ad una accurata sessione di trucco per invecchiarlo, gonfiargli il viso e renderlo credibile nella parte del Padrino. Il cotone utilizzato per il provino venne sostituito da una più professionale protesi dentale personalizzata con tanto di nome…

brando

La fase del trucco

 

La sua protesi personalizzata, realizzata per lui da un noto dentista con lo scopo di renderlo “simile a un bulldog”

 

Brando prima e dopo

Anche Al Pacino (pure lui all’epoca sconosciuto) fu una imposizione di Coppola, che affrontò anche una minaccia di licenziamento pur di averlo. A risolvere la disputa fu solo l’intervento dello stesso Brando, che minacciò di abbandonare il set se il regista fosse stato sostituito. Non che Pacino sia stato poi riconoscente al collega, visto che in occasione degli Oscar non ha fatto mistero della sua scontentezza, dicendo a tutti che il vero protagonista del film (e quindi meritevole di nomination com miglior attore) era lui.

Il Padrino

Nonostante tutti questi casini, o forse proprio per questi, Il Padrino fu pura magia. Oggi si può sorridere di fronte alle polemiche sul casting, perché è quasi impossibile pensare a dei protagonisti più in parte di quelli citati. E non ho nominato Robert Duvall, James Caan, Richard Castellano… La parte di Apollonia Vitelli, la giovane siciliana di cui si innamora Michael Corleone, era stata offerta a Stefania Sandrelli, che rifiutò e probabilmente ancora oggi si mangia le mani. La sostituì la neanche diciottenne Simonetta Stefanelli, che in seguitò entrò nel giro delle commedie erotiche e ora forse è ricordata più che altro per essere la mamma di Violante Placido.

Il Padrino

Il secondo matrimonio. La cerimonio è un rito di passaggio fondamentale e simbolico nel film.

La vera rivelazione, comunque, fu Coppola. Nessuno che aveva visto i suoi lavori precedenti (pur anche lodati dalla critica!) poteva immaginare di avere ingaggiato un regista così ambizioso, preparato, sicuro di sè. Costellò il film di scene madri memorabili, sequenze stranianti e sprazzi di violenza, momenti altamente simbolici, sottolineature perfette dei dialoghi migliori di una sceneggiatura entrata anche nella cultura popolare. Le frasi del film entrate nella cultura popolare sono innumerevoli, e quella citata nel titolo dell’articolo è stata considerata al secondo posto nella classifica delle migliori citazioni della storia del cinema.

IlPadrino

Che dire poi delle musiche di Nino Rota? Della fotografia straordinaria di un Gordon Willis misteriosamente escluso persino dalle nomination dell’Academy? Della scoperta di Diane Keaton? …

Non vi ho detto nulla della trama, ma penso che non sia così necessario. Le storie di cui ho parlato sono solo alcuni degli infiniti aneddoti su questo film così perfetto da apparire irripetibile. Ma sapete qual è il più incredibile? Che Coppola, in realtà, si è ripetuto. E che due anni dopo uscì Il Padrino – Parte II. Ma ne riparleremo…

7 comments to Il Padrino – Una recensione che non potete rifiutare (di leggere)

  • Cassidy  says:

    Don Cumbrugliume, sono molto onorato e gratissimo che mi avete voluto regalare un post su “Il Padrino” e mi auguro che la prima creatura sia masculo e in salute. Fammi uscire dal personaggio di Luca Brasi per dirti che ci voleva qualcuno che scrivesse di questo capolavoro, uno di quelli che ogni tanto vado a rivedermi, poco meno di tre ore che filano sempre via, capita con i grandissimi film 😉 Cheers!

  • marco1946  says:

    Uno dei capolavori assoluti del cinema.
    Per criticarlo bisogna (arrampicandosi su ripidi specchi) bizantineggiare sulla luce “simpatica” proiettata sui Corleone. Ma nel mondo la scelta non è tra buoni e cattivi: è tra cattivi e cattivissimi…
    Quando Kay obietta a Michael che gli uomini di potere non sono tutti assassini “i presidenti non uccidono…” Michael replica “Come sei ingenua!” (c’era il Vietnam in corso, con la sua gigantesca scia di sangue!!!)

  • Kukuviza  says:

    Che bello questo articolo! C’è un mondo veramente dietro la creazione di opere del genere. Il trucco di Brando è impressionante, molto naturale, non è facile vedere trucchi di “invecchiamento” così realistici.

    (Il dentista mi ha fatto un calco dei denti..spetta che vado a scriverci sopra il nome con il pennarellone nero, però nel mio caso dovrei scrivere BRANDA..vabbè dai, quasi uguale)

    • michele  says:

      Grazie davvero! Una delle cose più belle per un blogger è trovare nuovi commento sotto a vecchi post 🙂

      • Kukuviza  says:

        Guarda, io sono una specialista, quando mi piace un blog vado a ravanare negli archivi come Indiana Jones ravana nei templi antichi. Dov’è che devo mettere la sabbia?

        • michele  says:

          La mettiamo da parte per farci una bella spiaggetta estiva!

  • Kukuviza  says:

    Ecco giusto, e un bel mohito!

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