Primal Shift – Morte da camper

Ve lo ricordate Vita da Camper, il film del 2006 con Robin Williams e Jeff Daniels su una famiglia che si sposta fino in Colorado in camper per una riunione di papà? Non era granché, sia gli attori che il regista Barry Sonnenfeld hanno fatto molto di meglio, eppure è sempre il primo film che mi viene in mente quando si parla di camper.

Pensare che ce ne sarebbero molti altri. In televisione quello che rimane più impresso è quello sgangherato di Breaking Bad, fermo in mezzo al nulla, ma ci sarebbe anche il camper anti-zombie di Dale in The Walking Dead. Al cinema ci sono la roulotte dell’ottimo Sightseers e il bus abbandonato del capolavoro Into the Wild, volete sapere se anche il camper di Primal Shift riuscirà a entrare nell’immaginario collettivo?

Primal Shift

La risposta è no.

Primal Shift è la storia di June e Max, due neo-fidanzati intorno ai 25-30 anni che sembrano oppressi da una vita noiosa, al loro primo viaggio romantico insieme, in camper. La sintonia tra i due sembra latitare, per fortuna a rompere la routine arriva Katie, una giovane autostoppista che chiede un passaggio, e June insiste per farla salire. Mentre Max guida le due ballano, bevono, prendono ecstasy, fanno anche per amoreggiare un po’… Invece di fermare il camper lungo la strada Max continua a guidare, e l’occasione della vita del threesome svanisce quando June fruga nella borsa dell’autostoppista mentre lei è in bagno, e quando esce Katie se ne accorge e chiede di scendere. Festa finita! Solo che June ci rimane male, e in preda a un raptus la fa fuori. Max l’aiuta a nascondere il cadavere e i due ripartono, un po’ sconvolti.

Primal Shift

Divertimento sfrenato nel camper! Festa!

O meglio, lui è sconvolto, lei molto meno. Anzi, sembra proprio che voglia rifarlo… resistere alla tentazione è impossibile. E Max sembra non sapere dirle di no. Il road movie si tinge così di sangue. Sapete quanti autostoppisti ci sono in Canada? Dopo il passaggio dei due protagonisti di Primal Shift sicuramente qualcuno di meno. Tra un omicidio e l’altro si arriva così alla necessaria resa dei conti con la sorella della prima vittima che la sta cercando…

Primal Shift

Chi cerca trova

Che dire della trama? Così così. Cercano di propagandarlo come un “Natural Born Killers reloaded”, ma Primal Shift non ha certo l’impatto del film di Oliver Stone. Sarebbe ingeneroso chiederlo, con un budget di 40000 dollari canadesi e un cast di sconosciuti, ma insomma il regista Scott A. Matthews (ha girato solo lo sconosciuto Robot Love, che non sembra essere uscito da nessuna parte) non sembra neanche provarci più di tanto. Il film recensito ieri, Tonight She Comes, era molto personale e non temeva di affrontare territori impervi, Primal Shift è girato come una fiction televisiva di secondo piano. Le scene sono banali, le riprese ancora di più, la colonna sonora è oscena.

Primal Shift

Si salva la protagonista, June, interpretata da Stephanie Van Dyck. Lei è bella, ha un viso espressivo e ha già fatto qualche esperienza in tv, con piccole parti in Legion, iZombie e Dirk Gently. Probabilmente si farà, sarei curioso di sentire come recita in originale visto che il doppiaggio italiano (miracolosamente il film è uscito in Italia e in Germania – e non in patria!) appiattisce un po’.

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Non male anche il finale, dove quantomeno si prova qualcosa di nuovo e si osa spingersi un po’ più in là. Il problema è che arrivarci è davvero noioso… io ho resistito perché stavo stirando (ebbene sì!), ma se avessi avuto le mani libere forse avrei fermato il tutto prima e cercato qualcosa di più interessante.

Almeno, comunque, le camicie sono venute bene. Quindi non è stato tempo buttato, via!

Voi potete farne a meno.

Voto: 😛

2 comments to Primal Shift – Morte da camper

  • Cassidy  says:

    Lo scuolabus di “Ispettore Callaghan il caso scorpio è tuo”, un altro bus celebre 😉 Morse l’elemento horror vero è l’idea di una vacanza in camper, quello sì mi farebbe quasi paura! Cheers

  • Pietro Sabatelli  says:

    Quindi Vita da Camper è meglio? se sì, nonostante Lei, faccio davvero a meno 😉

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