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Riflessioni su It buttate lì a casaccio

Contiene qualche SPOILER, ma tanto It l’hanno già visto (e recensito!) tutti, quindi potete continuare a leggere alcuni dei miei pensieri a casaccio seguiti alla visione del film di Andrés Muschietti…

It 2017 poster

IL RISPETTO DELL’OPERA

Non vorrei risultavo offensivo nei confronti dei tanti commentatori che hanno detto che l’It del 1990 era molto più rispettoso del romanzo originale di questo, ma… che diavolo di miniserie ricordate? 😀 L’ho rivista qualche anno fa perché anche io ricordavo un capolavoro spaventoso, ma mi sono trovato davanti a una robaccia televisiva che sarebbe stata indigeribile senza Tim Curry e senza un azzeccato casting dei protagonisti della prima parte. Muschietti si è preso delle libertà ma con intelligenza, ha evitato di filmare quello che non era necessario filmare, ha aggiornato quando andava aggiornato ed espanso in maniera coerente. Nessuna trasposizione può essere mai perfetta (ne DOVREBBE essere perfetta, ma questa è la mia opinione) e It ha sicuramente dei difetti, ma trovo che qui il lavoro sia stato eccellente. Lo spirito è giusto!

L’ESTETICA DELL’OUTCAST

Una cosa che mi ha sempre affascinato nei classici teen movie anni 80, quelli con i gruppi di ragazzi impegnati in una missione più o meno grande che servirà a farli crescere, è l’estetica dell’emarginato. L’outcast, il nerd, il (lovable) loser, e non a caso Losers è anche il nome che viene affibbiato al gruppo di protagonisti di It, e che da loro viene persino rivendicato con un certo malcelato orgoglio. Tutti i ragazzi del Losers Club hanno delle caratteristiche peculiari che li incasellano inconfondibilmente nella posizione di outcast, nonché un ruolo paradigmatico nel genere.

It 2017 Bill

Bill è il leader del gruppo e colui che potremm definire l’eroe. È un loser in quanto balbuziente, e per questo viene preso in giro da tutti. La morte (ok, scomparsa!) del fratellino l’ha in qualche modo tenuto fuori dal bulleggiamento più insistito, ma con l’estate anche questa minima forma di pietà sembra svanire. Per quanto provi a superare il difetto di pronuncia, non sembra riuscirci. È costantemente il più determinato a portare avanti la missione perché Pennywise gli ha già portato via qualcuno di caro, e non vuole che la cosa succeda a nessun altro. Ovviamente è innamorato della principessa Beverly…

Beverly è la bella del gruppo, entra a far parte dei Losers per caso ma era già un outcast, con la propria schiera di bulle al femminile a tenerla sempre sulle corde. Il motivo dell’emarginazione sono le voci che dicono che sia una ragazza facile, pronta ad andare con chiunque. Persino con Henry Bowers. O quantomeno è quello che lui sostiene. Nella realtà ha dato solo un bacio, e semmai è stata molestata (quantomeno) dal padre incestuoso. Della madre non si hanno notizie. Beverly è una vera badass, è ovviamente l’unica femmina del gruppo e si comporta da ragazzaccio, come è subito evidente dal suo ingresso in scena alla cava… e dal taglio di capelli. Gli insulti e le molestie la portano a cercare di nascondere la propria femminilità, che però non può non trasparire. Ovviamente è desiderata da tutti gli altri membri del gruppo, in particolare Billy e Ben (le 3 B!). La sua femminilità è molto più pronunciata rispetto alla It della originale miniserie televisiva, che però era ambientata nel 1960 (come il romanzo di King)… Fa strano comunque pensare che oggi una con la nomea di “ragazza facile” sarebbe probabilmente in una condizione sociale molto diversa 😀

It 2017 Beverly

Ben è l’adorabile obeso. Non è solo il peso a farlo definire un loser, ma anche il suo status di nuovo ragazzo in città. Si è trasferito a Derry da poco e non ha amici salvo la bibliotecaria. È anche il sapiente del gruppo, visto il suo interesse per la storia che fornisce ai protagonisti il background della vicenda. La scena iniziale tra lui e Beverly definisce già alla perfezione i due caratteri, e lo pone come protagonista di un amore impossibile tra la principessa e il ranocchio

Eddie è piccoletto, malaticcio, asmatico… un bersaglio facile per i bulli e un ovvio membro dei Losers. Morbosamente attaccato alla mamma che prova a mantenerlo costantemente sotto la propria ala protettiva, è inizialmente il fifone del gruppo, ma riesce a trovare il coraggio andando avanti. Migliore amico di Richie!

Richie è il buffone del gruppo, e in quanto tale non poteva che avere paura dei clown! Ha l’aspetto del nerd, e i suoi spessi fondi di bottiglia sono probabilmente il motivo che lo relega tra i Losers. O potrebbe essere la sua boccaccia sempre in movimento, visto che sembra ritenersi molto più divertente di quanto non lo ritengano gli altri. È uno sbruffone, a volte spregiudicato (nel provocare i bulli ad esempio) e non sempre d’accordo con il leader del gruppo, ma alla fine si comporta sempre da amico fedele. Persino più degli altri.

It 2017

Mike è il primo dei due personaggi “sacrificati” nel film. Viene preso nel gruppo dei Losers perché studia a casa e non frequenta la scuola… ok forse era troppo politically uncorrect dire che è l’unico nero. C’è mistero sulla sorte dei suoi genitori bruciati vivi in casa mentre lui era nella stanza accanto e i soccorsi sono riusciti a raggiungerlo. Atto doloso? Opera di Pennywise? Resta sempre qualcosa di non detto… È il più alto del gruppo e potrebbe rappresentarne i muscoli, ma in realtà più che altro provvede a reperire una delle armi fondamentali. Nel libro aveva molto più spazio ed incorporava alcuni dei tratti di Ben (lo storico del gruppo)

Stan è lo scettico del gruppo e una seconda minoranza, visto che è ebreo. È lui ad avere le maggiori riserve sull’idea di affrontare il mostro, e diciamolo… non ha tutti i torti. Dubita anche della sua reale esistenza e passa più di una volta per codardo… Per lui è stato coniato il nuovo incubo del quadro di una donna dipinta nello stile di Modigliani, ma a parte questo resta quasi sempre sullo sfondo, a fare facce stranite e quasi scocciate mentre parlano gli amici.

IL RUOLO DELLA PAURA

It 2017 Pennywise

Avendo visto It una settimana dopo l’uscita, ho assistito a una piccola guerra di commenti in particolare su Facebook, dove il pubblico si è diviso tra SPAVENTATI e NON SPAVENTATI. Ma It fa paura oppure no? È ovvio fin dall’inizio che Muschietti e Skarsgård abbiano scelto un approccio diverso alla figura di Pennywise rispetto a quello di Tim Curry e della miniserie del 1990. Curry (che insieme ai ragazzini era l’unica cosa davvero buona in una serie che ricordiamo positivamente solo per il fattore nostalgia) aveva dato vita a una figura enorme, incombente, spaventosa perché apparentemente imbattibile. Il clown di Skarsgård è anch’esso onnipresente (davvero, quasi in ogni scena appare in qualche forma nello sfondo, nelle foto guardate dai ragazzi, nelle visioni…), ma è più viscido ed inquietante anche esteticamente, più simile al quasi-Antico Lovecraftiano che King aveva creato. Più piccolo, in qualche modo, più Shelob che Sauron. L’It del 2017 è molto più violento e pieno di sangue e gore di quello del 1990, fa fare più di un salto sulla sedia (persino troppi) soprattutto nella seconda parte, ma la sua anima prevalente è quella di romanzo di formazione, un tipico coming of age degli anni 80… solo 30 anni dopo. Spaventa, non terrorizza. A quello forse penserà il seguito, perché la vera paura è quella di crescere.

DOVE SONO MAMMA E PAPÀ?

Non ci sono. E forse è meglio così. Da buon coming of age anni 80, il topos del genitore assente è presentato alla perfezione. Gli adulti in generale sembrano impotenti e spesso persino complici della vicenda, e praticamente mai si fa cenno alla possibilità di farne intervenire qualcuno. Spesso non ci sono (i genitori di Mike morti nell’incendio, la madre di Bill evidentemente assente dopo la scomparsa del fratellino)  e quando ci sono non sono mai esempi positivi. Il padre di Stan lo sgrida perché non riesce a recitare correttamente la Torah, e invece di spronarlo pensa alla brutta figura che lui stesso farà essendo il rabbino, il padre di Bill cerca di riportarlo alla realtà a mala parole, la madre di Eddie lo costringe a rimanere sotto la sua falsa ala protettrice usando persino l’inganno, persino Henry Bowers può “giustificare” i propri comportamenti da bullo con il padre violento e non-denunciabile, essendo il capo della polizia di Derry. Fino ad arrivare all’estremo di Beverly…

It 2017

E INSOMMA?

Dopo tutto questo muro di testo non ho più voglia di tirare fuori giudizi elaborati, quindi… **** 1/2.

Con la seconda parte sarà tutto molto più difficile.

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10 Comments

  1. rikynova83 6 November 2017
    Rispondi

    It 2017 e It 1990 sono due prodotti molto diversi. C’è da dire che secondo me il film di Muschietti è molto buono, ma ha il suo difetto principale nell’essere troppo simile ad altri horror nelle atmosfere. Un senso di Dejavu’ pauroso, poi sicuramente il nuovo Pennywise è notevole nelle sue manifestazioni.

    • michele 6 November 2017
      Rispondi

      L’innovatività non è certo una sua dote, ma ci si può passare sopra! Alla fine entra perfettamente nel solco dei film con ragazzi protagonisti di cui parlavamo nel weekend 🙂

  2. marco1946 6 November 2017
    Rispondi

    La parte finale sarà difficile, ne sono convinto. Gli adolescenti divengono 40enni e hanno meno fascino. Vedremo…
    Intanto ho riletto le pagine di 22/11/’63 in cui il protagonista incontra (a Derry, ovviamente) due giovani, Bevy e Richie, che si preparano a una gara di ballo. Rilette adesso, dopo aver visto il film, quelle pagine hanno più sapore.

    • michele 6 November 2017
      Rispondi

      Il fascino dell’universo Kinghiano è anche in questa attenzione ai dettagli 🙂

  3. mikimoz 6 November 2017
    Rispondi

    La miniserie anni ’90 è più fedele almeno su due grandi questioni: la struttura della storia, che come il romanzo va avanti e indietro nel tempo (e così ha più senso); l’ambientazione, che è appunto quella ideata da King.
    Al di là di ciò, questo IT riesce come romanzo di formazione ma avrei voluto e osato molto di più, specie sul livello metaforico.
    Secondo me è un’occasione persa. Poteva essere un capolavoro.

    Moz-

    • michele 6 November 2017
      Rispondi

      L’ambientazione è quella, ma aggiornare il romanzo ai nostri anni è secondo me una grande idea. Più che nella lettera, l’adattamento è per me riuscito nello spirito!

  4. Cassidy 6 November 2017
    Rispondi

    Ho apprezzato come Muschietti e Skarsgård hanno creato il loro Pennywise, un predatore che sembra imitare gli umani (i bambini in particolare) per passare come uno di loro, sulla fedeltà sono d’accordo, penso che fosse impossibile adattare il capolavoro di King, Muschietti ci ha dato la sua interpretazione, giocandosela facile, perché già con “La Madre” aveva dimostrato di essere bravissimo a creare un mostro umano solo nella forma esteriore.

    La seconda parte? Visto le premesse potrebbe essere bellissima, ma Muschietti non potrà contare sulle paure dei bambini, dovrà fare un film con adulti che fanno ancora i conti con i loro errori infantili, in cui il mostro, si vede (tanto) solo alla fine, per lui sarà una grossa sfida. Dovesse riuscire, sarà un filmone ancora più grosso di questo, che comunque è già notevole. Cheers!

    • michele 6 November 2017
      Rispondi

      Speriamo davvero, probabilmente il grande successo di questo primo film tirerà anche su il budget previsto per il secondo e attrarrà attori importanti…

  5. benez256 6 November 2017
    Rispondi

    L’ho visto anch’io e sostanzialmente concordo, soprattutto sulla differenza dei due Pennywise, quello di Curry, a mio avviso inarrivabile e quello di Skarsgard. Il secondo in effetti è più “moderno” più spaventoso, mentre il primo è più subdolo. Visto che ormai vanno di moda le trilogie a me piacerebbe molto vedere un capitolo deicato ai fatti narrati nel libro e non nel film dell’origine di it e degli eventi nefasti avvenuti prima del 1960 (tipo l’esplosione in fabbrica citata in tutti e due i film…)

  6. pirkaf76 6 November 2017
    Rispondi

    ottima recensione.
    Sei riuscito a cavare sangue dalle rape, visto che ormai se ne sono lette di ogni su questo film, che io comunque ho apprezzato.
    Però mentre il romanzo resta indelebile e così l’It di Tim Curry, non sono convinto che mi resterà molto di questa pellicola.
    Sarà che forse sono semplicemente invecchiato e quindi meno ” empatico” cinematograficamente parlando? Chissà.

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