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The Startup – Accendi il tuo futuro

A volte, non so perché, mi viene voglia di farmi del male guardando un film stroncato da tutti. E finché la cosa rientra nei confini del trash è anche comprensibile, mi sono visto con malcelato piacere boiate atomiche del calibro di Birdemic, La Croce dalle Sette Pietre e Robo Vampire, quindi credo di avere lo stomaco per digerire qualsiasi cosa. Quando invece si parla di un film italiano prodotto da Luca Barbareschi sulla storia vera (o meglio presunta tale) di colui che era stato definito il Mark Zuckerberg italiano, la cosa è più preoccupante.

The Startup

The Startup – Accendi il tuo futuro racconta la storia di Matteo Achilli e della sua Egomnia. Non l’avete mai sentita nominare? Neanche io, prima che uscisse questo film. Eppure Achilli è apparso sulla copertina di Panorama Economy e la BBC l’aveva incluso in una lista dei 30 giovani più promettenti per il futuro. Colpa della mia ignoranza, quindi? Non proprio, visto che la startup si è rivelata ben presto una bolla di sapone, con pochissimi clienti e fatturato bassissimo. La pagina facebook ufficiale ha poco più di 19000 mi piace ed è praticamente inattiva, e i successi propagandati sono quantomeno sospetti.

The Startup

Tutto questo, il film non lo dice. Parla della nascita dell’idea, parla molto del suo fondatore, del forte sostegno che ha avuto dalla sua famiglia, dalle difficoltà organizzative, ma si ferma quando l’azienda è nata da poco, e fa pensare che questa crescita inarrestabile abbia portato chissà quale rivoluzione sul web. Ovviamente non è così, ed il principale merito di Achilli è stato sapersi vendere (se stesso, non i servizi della sua azienda) e far parlare di sé. Possiamo dire con certezza che non è il giovane italiano di maggiore successo, ma con quasi altrettanta certezza possiamo dire che è il più odiato tra gli startupper.

Ma noi sul Cumbrugliume non sappiamo niente di economia e ci piace pensare che tutto quello che succede nei film – in tutti i film – sia vero, in qualche universo parallelo. Quindi parliamo di The Startup – Accendi il tuo futuro, regia di Alessandro D’Alatri, con Andrea Arcangeli, Paola Calliari, Matilde Gioli, Massimiliano Gallo e Luca di Giovanni.

Il film è chiaramente ispirato al The Social Network di Fincher, e non potrebbe essere altrimenti. È visivamente discreto, ben recitato ed ha anche il coraggio di non cercare di rendere simpatico il protagonista. Perché il Matteo Achilli di Andrea Arcangeli è veramente uno stronzetto presuntuoso, anche se geniale, fin troppo bravo in tutto (punta anche alle Olimpiadi nel nuoto!) e frenato dal destino avverso… e i veri personaggi positivi sono l’informatico sfigato di Luca di Giovanni, il padre fin troppo supportivo di Massimiliano Gallo e forse la fidanzata Paola Calliari. Matilde Gioli è brava nella parte della lanciata post-yuppie milanese, però madonna mia che antipatia!

I problemi principali sono due. Il primo è il montaggio che almeno un paio di volte sbraca nel pubblicitario, con sequenze di transizione che forse dovrebbero apparire romantiche, boh, accompagnate da canzoni italiane terrificanti nella loro bruttezza. Il secondo è che questo non è un film… è uno spot per un prodotto che non esiste, accompagnato da un’altra serie di mini-spot per la Bocconi, che quella sì è una università seria, mica le altre che sfornano gente che non capisce nulla fatta passare a calci in culo!

Il risultato finale è che mi è venuta voglia di prendere a ceffoni tutti coloro che sono stati coinvolti nel film e chiedere loro di scendere un attimo nel mondo vero. Ma mi sono dovuto limitare a prendermi a schiaffi da solo, mannaggia a me e a quando mi vengono queste idee.

Ora credo sia palese il motivo per cui dopo ho guardato Shin Godzilla.

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9 Comments

  1. Cassidy 13 November 2017
    Rispondi

    Perfetto, il fatto che tu ti sei gettato tra le braccia (corte) di Godzilla mi dice già tutto del film 😉 Comunque hai trovato l’approccio corrette, fingere che sia stata tutta una storia di fantasia! Cheers

    • michele 13 November 2017
      Rispondi

      Ecco, se a un certo punto fosse saltato fuori Godzilla il film mi sarebbe piaciuto di più!

  2. rikynova83 13 November 2017
    Rispondi

    Ogni tanto il cinema italiano sforna ‘titoli strani’, siano essi horror o di generi più comuni. Potrei citarti tante pellicole recenti e strane che ho viste. Due esempi (non ricordo neanche i titoli): un film dedicato al fenomeno ‘facebook’, un altro dove ci sono dei tizi che fanno gli attori e giocano a calcio e il film è solo un pretesto per mostrarli nudi uno dopo l’altro (uno strano italian exploitation). Il paradosso è che partono da situazioni reali (come questo the startup), ma le restituiscono in maniera strana, deformata. Pensare che negli anni ’70 il cinema italiano era il migliore. Forse oggi non siamo più capaci di fare film importanti.

    • michele 13 November 2017
      Rispondi

      Qualche cosa esce, anzi credo che da due o tre anni a questa parte stiamo vivendo una piccola rinascita del nostro cinema (partita direi con Smetto Quando Voglio e Suburra). Nell’ultimo periodo ho notato un maggiore coraggio anche in film insospettabili, una tendenza a riscoprire il genere e a usare le tipicità italiane in maniera diversa. Ovviamente il gioco a volte funziona e a volte no, ma mi pare comunque positivo. Detto questo, il film sugli attori che giocano a calcio e si mostrano nudi vorrei proprio vederlo 😀

  3. fperale 13 November 2017
    Rispondi

    Ma perché il buon D’Alatri ha fatto sto film? Col patrocinio di RAI Cinema poi!!!

    • michele 13 November 2017
      Rispondi

      D’Alatri ha fatto anche Commediasexi con Bonolis eh, non è una verginella del brutto 😉

      • fperale 13 November 2017
        Rispondi

        L’avevo rimosso, tranne per la Santarelli 😀

  4. Pietro Sabatelli 13 November 2017
    Rispondi

    Soldi buttati quindi, dovrei perciò scartarlo…vedremo 😉

  5. michele 13 November 2017
    Rispondi

    Se devi pagare per vederlo: non farlo!
    Se devono pagarti per vederlo invece puoi correre il rischio 🙂

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