The Deuce – La via del porno (aspetta che metto Google Maps)

Via del porno… No, niente, la cosa più simile che Google Maps mi propone è una Calle del Pornoso a Bustarviejo, Spagna. Wikipedia mi insegna che Bustarviejo è un comune spagnolo di 1557 abitanti vicino a Madrid, ma con tutto il rispetto credo che le strade di New York siano molto più interessanti, e che la situazione fose più o meno simile anche negli anni ’70…

The Deuce

The Deuce è una delle serie meglio recensite di quest’anno, ha un 92% di recensioni positive su Rotten Tomatoes e un voto medio altissimo, 8.67. Ma soprattutto è una serie HBO scritta da David Simon, insieme al fedele collaboratore George Pelecanos. Se non sapete chi è David Simon proverò a spiegarvelo con due parole: The Wire. E se questo non basta a convincervi a dare almeno una chance a The Deuce, davvero non so cosa fare…

Se The Wire era ambientato a Baltimore nel Maryland, The Deuce come già accennato ci porta nelle strade di New York. E se per l’opera precedente il motore di tutto era la droga, qui Simon mette al centro della vicenda il sesso. Prostituzione, pornografia o desiderio, sfruttamento, rivalsa o fuga, arma di emancipazione o sottomissione, attorno al sesso girano interi mondi, legali, illegali e di confine. Il sesso soprattutto è un’opportunità, in un periodo in cui i costumi sessuali sono sempre più liberi, la paura delle malattie non è ancora così presente e il business si sta espandendo a livelli fino ad allora impensabili.

The Deuce

La serie è corale, ma potremmo definire James Franco il protagonista, se non altro perché essendo impegnato nella doppia parte dei fratelli Vincent e Frankie Martino è probabilmente quello che passa la maggior parte del tempo sul teleschermo. Vincent è un barista con un gran talento nell’interagire con le persone… tutte tranne sua moglie, a quanto pare. Frankie invece è uno scommettitore seriale, e il suo talento è dovere soldi alle persone sbagliate. Sul marciapiede di Times Square lavora invece Candy (Maggie Gyllenhaal), una esperta prostituta che lavora da sempre senza un protettore, e vorrebbe riuscire ad entrare nel più sicuro mondo della pornografia. Attorno a loro gravita un universo di papponi, mafiosi, poliziotti più o meno corrotti, altre prostitute e così via.

The Deuce

The Deuce riesce a ricostruire con grande dovizia di particolari una New York livida e notturna, ancora molto in divenire. La città di adesso resta ancora in potenza, e quella che vediamo sullo schermo è una sorta di “terra di mezzo” ancora da conquistare. Gli attori in gioco muovono le loro pedine, qualcuno pensa ancora che la storia debba ripetersi sempre immutabile, altri hanno paura di perdere tutto quello che hanno, altri ancora prosperano nella trasformazione. Opportunità, dicevamo. L’importante è saperle cogliere.

The Deuce

Una delle solite associazioni bigotte americane ha chiesto a HBO di bloccare la messa in onda di The Deuce perché “glorifica la violenza contro le donne, il loro sfruttamento, la prostituzione e la pornografia”. Che cazzo di serie hanno visto questi, non si sa. La violenza, lo sfruttamento, la prostituzione e la pornografia vengono messe in scena, ma non certo glorificate. Anzi, le uniche scene di sesso che hanno una minima valenza erotica sono quelle che vedono protagonista la studentessa Abby (la bellissima Margarita Levieva), personaggio anche criticabile per molti versi ma che rappresenta il desiderio di emancipazione, di progresso, di rinnovamento di un mondo giunto al suo termine. Il resto del sesso è squallido, meccanico, persino i corpi messi in mostra sono quasi tutti stanchi, flaccidi, frustrati.

The Deuce

A Simon è sempre interessato mettere in scena il dramma delle contrapposizioni. Qui c’è la doppiezza dell’animo umano, i dualismi desiderio/repulsione, onestà/disonestà, amore/sfruttamento. Ci sono due James Franco, ma a guardar bene anche gli altri personaggi hanno due facce. Candy è una prostituta e una mamma, Bobby (Chris Bauer) è un sindacalista e trova una sua dimensione nel lavorare per la mafia, Larry (Gbenga Akinnagbe) è un pappone che intimidisce le sue ragazze ma mostra un lato umano che lotta per emergere, Paul (Chris Coy) non nasconde il suo essere gay ma reprime in qualche modo il suo desiderio di autoaffermazione, Abby è a metà tra il mondo della 42ma strada e quello della sua famiglia, e così via.

Se proprio vogliamo trovare un difetto alla serie, anzi, è proprio che questo complesso dualismo ci obbliga a fare un po’ fatica nell’identificarsi con i personaggi. Bene e male convivono sempre, e anche se l’immersione nel periodo storico è immediata (The Deuce è praticamente perfetto in ogni minimo particolare), ho fatto un po’ di fatica ad appassionarmi alle sorti di personaggi così distanti da noi.

The Deuce

Non che i primi episodi siano brutti, anzi, è solo che sono fin troppo reali, e la realtà non è mai rassicurante come una tranquilla serie tv, e la trama non prevede svolte narrative significative fino almeno alla quinta puntata… Capite che essendo gli episodi solo otto, attendere oltre metà serie perché la storia si apra non è facile. La narrazione di Simon è però di qualità così alta, e il cast così perfettamente in parte e convincente, che è solo questione di tempo. Dopo tre episodi The Deuce mi aveva preso, non tanto per la storia appunto, ma per le atmosfere che evoca, e fosse stato per me mi sarei divorato tutti i rimanenti in una lunga maratona. Franco in particolare è bravissimo nel dare vita ad entrambi i fratelli ed a renderli così immediatamente riconoscibili nei loro atteggiamenti e nei loro schemi mentali, e la Gylenhall è riuscita a mettersi alla prova in una parte non facile, tra squallore, durezza e tenerezza.

Molti ne hanno parlato come della serie dell’anno. Non andrei così oltre, ma i presupposti per una seconda stagione di qualità ancora maggiore ci sono tutti. Assolutamente da seguire! In Italia è andata in onda su Sky Atlantic, ed è attualmente disponibile on demand su Sky Go. L’adattamento è di buona qualità, ma il consiglio come sempre è di provare a guardarla in lingua originale.

Voto: ****

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8 Comments

  1. Cassidy 10 December 2017
    Rispondi

    David Simon si valuta sulla lunga distanza, come un maratoneta, la serie mi è piaciuta molto e per altro ho il commento in rampa di lancio, Maggie Gyllenhaal è di una bravura spaventosa, raramente è stata così brava. La serie mi è piaciuta, non è l migliore dell’anno, ma ha tutto per diventarlo, hai provato ad aggiornare le mappe del navigatore? 😉 Cheers

    • michele 10 December 2017
      Rispondi

      Mi sembrava strano non l’avessi già commentata 😉

  2. mikimoz 10 December 2017
    Rispondi

    L’avrei già dovuto vedere (dopotutto The Wire spacca), ancora non lo vedo.
    Già lo amo^^

    Moz-

  3. fperale 10 December 2017
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    HBO è sinonimo di prodotti di qualità, certo il tema non è proprio quella da “guardiamoci un programma tc spensierato”..

    • michele 10 December 2017
      Rispondi

      Difficilmente HBO fa robetta spensierata, ma mi piace proprio (anche) per questo!

  4. Pietro Sabatelli 11 December 2017
    Rispondi

    Sto vedendo i questi giorni e l’ho quasi finito, però a parte l’indiscussa qualità della HBO e Simon sono al momento un po’ perplesso..

    • michele 11 December 2017
      Rispondi

      Aspetto una tua recensione per capire meglio le tue perplessità 🙂

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