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Free Fire: chi ha sparato per primo?

State seguendo la carriera di Ben Wheatley? Dovreste farlo, perché l’inglese è uno di quei registi un po’ anarchici che mi piacciono molto. Nella sua breve carriera è stato capace di muoversi tra l’horror scioccante e pieni di cambi di registro di Kill List e la quasi commedia Killer in Viaggio, tra l’esoterismo di A Field in England e l’adattamento ballardiano di High-Rise. Non sempre il risultato ottenuto è stato perfetto, ma a Wheatley va riconosciuto il merito di aver sempre fatto obiettivamente quelo che voleva, fregandosene di mode, tendenze e aspettative dei fans, sviluppando nel contempo un linguaggio personale e riconoscibile.

Free Fire

Free Fire è stato annunciato come una sparatoria lunga 90 minuti, e se non vi innamorate automaticamente di un film con una descrizione così, allora non siete più miei amici. Siamo nella Boston del 1978, e in un vecchio ed enorme magazzino inutilizzato si incontrano mercanti d’armi e compratori, facilitati in questo da alcuni mediatori. Gli irlandesi capitanati da Cillian Murphy vogliono degli M16, e possiamo immaginare l’uso che ne vorrebbero fare; il Sudafrica risponde con Sharlto Copley che preferirebbe vendere loro dei ben più semplici AR70, visto che gli M16 sono ambiti anche da un gruppo di libanesi. Le parti come evidente hanno obiettivi diversi, ma tra persone ragionevoli un accordo si trova sempre, giusto? L’americano Armie Hammer cerca di tenere tutto sotto controllo con flemma che potrebbe apparire quasi britannica. Meglio non farlo notare agli irlandesi.

Free Fire Armie Hammer

Pace fratelli, pace!

Il problema è che forse una provocazione di troppo, forse un briciolo di inesperienza o di temperamento giovanile o forse il caso rendono impossibile l’affare. Dal momento in cui il primo colpo viene sparato (cosa importa da chi?) capiamo che non ci schioderemo da lì, da quell’unica location magistralmente sfruttata dal regista, finché molto sangue non sarà stato versato. Fino alla fine.

Quentin Tarantino avrebbe probabilmente risolto la cosa con uno stallo alla messicana. Tre parti in causa a puntarsi le pistole (e tutto il resto) uno contro l’altro, nessuno che vuole cedere ma nessuno vuole sparare per primo, con la consapevolezza che la carneficina che ne seguirebbe sarebbe legale per tutti. E allora lunghi, complessi dialoghi, ricchi di retroscena e colpi di scena, fino alla risoluzione finale del conflitto. Io apprezzo molto Tarantino, ma la formula (non per colpa sua) è stata fin troppo abusata negli ultimi anni. Per fortuna Wheatley vede le cose in maniera completamente diversa.

Free Fire Brie Larson

E non ha l’ossessione per i piedi!

In una recensione ideale di Free Fire dovrei citare necessariamente Le Iene e Mad Max: Fury Road. Dovrei farlo, il problema è che questa recensione ideale l’ha già scritta Cassidy qualche mese fa. Il film infatti è arrivato nelle nostre sale da poche settimane, ma nella Perfida Albione è uscito addirittura a Marzo. Misteri della distribuzione, che avrà pensato “ora non è il momento! Facciamolo uscire subito prima di Star Wars e cinepanettoni, dopo che avrà circolato per mesi in versione sottotitolata!”. Ok, il film è stato un piccolo flop quasi ovunque, ma non si poteva fare qualcosa di meglio? Che vi devo dire? È così.

Free Fire

Anche Sharlto Copley è stupito dall’intelligenza della distribuzione italiana

Visto che non posso citare questi due capolavori (furbamente però l’ho fatto, ih ih ih!) mi limiterò a dire che Free Fire è uno spasso. La location unica non è una limitazione, anzi. È il playground ideale dove sviluppare il gioco delle alleanze e delle divisioni, delle riflessioni e degli istinti, di posizioni strategiche conquistate a fatica e di piccoli obiettivi da perseguire uno alla volta. La situazione che sembra doversi risolvere in pochi istanti diventa una guerra di logoramento nervoso, di colpi sparati senza mirare, solo per attestare la propria presenza, di dichiarazioni spavaldo urlate per comunicare sicurezza e così via. Come una piccola guerra di trincea.

Free Fire

L’armatura di cartone è un evidente omaggio all’equipaggiamento italiano nella Grande Guerra

In un film di Tarantino i colpiti sarebbero probabilmente caduti a terra in enormi pozze di sangue. Wheatley sceglie un lento stillicidio di colpi di striscio, buchi nei polpacci, spalle messe fuoriuso e così via. In questo breve mondo un sacco di sabbia può divenire un tesoro ben più utile di una valigetta piena di soldi, anche se non tutti se ne rendono subito conto.

Free Fire è un film che vive della perfezione dei dettagli. Ogni minuto della sparatoria è messo in piedi con certosina attenzione, e non deve essere stato certo facile procedere alla messa in scena e all’incalzante montaggio. Ho letto nella recensione di Cassidy che Wheatley ha usato Minecraft per tenere sempre sott’occhio tutto il suo lavoro… Ok io avrei probabilmente usato i lego, ma se non è genio questo… 😀

Free Fire

Quello a destra è il genio

In tutto questo è aiutato moltissimo da un cast scelto in maniera molto intelligente, pieno di caratteristi con i volti adatti e stelle capaci di mettersi in gioco. E la cosa più bella è che questo cast che sembra essersi divertito un mondo a girare il film. Almeno quanto mi sono divertito io a guardarlo! Le recensioni dei critici non sono state eccezionali, e molti hanno criticato proprio il concetto stesso del film… Un film che contiene una sparatoria di 90 minuti? Io veramente direi il contrario: una sparatoria di 90 minuti che contiene un film! Se non è vero cinema questo, allora cosa lo è?

Nota di merito finale per l’estetica del film e in particolare per i vestiti di Brie Larson (e per Brie Larson tout court) che mi fa battere le mani e gongolare ogni volta che la vedo. E no, non è nuda! E infine per la colonna sonora, perché anche le canzoni riescono ad assumere un ruolo importante. Wheatley ha già annunciato che vorrebbe proseguire il suo viaggio tra  generi, girando tra le altre cose una commedia romantica e un film per ragazzi. Ma intanto ha annunciato che il suo prossimo lavoro sarà Freakshift, ancora con Armie Hammer quesa volta accanto a Alicia Vikander. Lui stesso ha descritto il film come “donne con fucili a pompa che sparano a granchi giganti”. Ecco qua, come si fa a non volergli bene ?

Sigla di coda!

Voto: *** 3/4

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3 Comments

  1. Cassidy 19 December 2017
    Rispondi

    Per quanto mi riguarda Wheatley (e Brie Larson) può fare quello che vuole, pirata dei generi è un regista estremamente riconoscibile come hai scritto, e ti ringrazio molto per la citazione!

    Si può solo sperare che dopo aver detto la sua sulle sparatorie, ora Ben Wheatley abbia voglia di cimentarsi anche con gli inseguimenti in auto, ma donne armate vs granchi giganti mi va benissimo lo stesso! 😉 Cheers!

  2. fperale 19 December 2017
    Rispondi

    In pratica è un Le Iene meno parlato e più sparato 😀

  3. Cristian Maritano 20 December 2017
    Rispondi

    Molto interessante, nonostante High Rise non sia stato così incisivo come pensavo, il Ben è ben bravo nella messa in scena! poi la presenza della Larsona è ben gradita!

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