Killer Joe – Un’altra porzione di pollo fritto, per favore

Tanto tempo fa, probabilmente è passata almeno un’era geologica, c’era un attore considerato adatto solo per commedie romantiche un po’ stupidine, e che per questo veniva preso in giro dai cinefili seri. Il suo nome era Matthew McConaughey. Dai, non fate quella faccia stupita, è così! Non ve lo ricordate? Non è neanche vero che è passato così tanto tempo. Dal 2000 al 2009 McCoso ha recitato in capisaldi del calibro di Prima o poi mi sposo, Come farsi lasciare in dieci giorni, Tiptoes, A casa con i suoi, La rivolta delle ex… tutti film stroncatissimi e schifatissimi. Conacoso sembrava il classico bellone che non sa recitare, quello da mettere lì a sorridere a petto nudo per attirare in trappola il pubblico femminile. Poi ha deciso di dare una svolta alla sua carriera: è stato fermo due anni, ha rifiutato un sacco di offerte, ha recitato prima nel buon The Lincoln Lawyer e poi… è arrivato William Friedkin a proporgli Killer Joe.

Se non conoscete William Friedkin potrebbe servirvi un ripassino di storia del cinema. Titoli come Il Braccio Violento della Legge, L’Esorcista, Vivere e Morire a Los Angeles, Cruising… vi potrebbero (dovrebbero!) dire qualcosa. Friedkin è stato soprannominato “Il regista del male”, e un motivo ci sarà. Come potete non adorarlo? In ogni modo, nel 2011 Friedkin aveva 76 anni, una età in cui di solito si passa il tempo al bar a confrontare gli acciacchi con i coetanei o a rimpiangere i bei tempi quando si trovavano ancora le bocciofile . Lui, invece, ha girato Killer Joe.

Killer Joe

Killer Joe è un film in cui bastano pochi minuti per capire che la morale è andata a farsi benedire, e siamo di fronte a una storia assurdamente americana che sembra uscita dalle pagine di un Joe Lansdale più incarognito del solito. Invece la sceneggiatura è di Tracy Letts, già autore da premio Pulitzer e persino attore vincitore di un Tony Awards (lo potete vedere anche ora al cinema in The Post). Con Friedkin Letts aveva già collaborato per Bug e… peccato non abbiano continuato, visti i risultati.

Conosciamo come prima cosa Chris (Emile “Into the Wild” Hirsch), giovane spacciatore non esattamente sveglissimo e molto incazzato con la madre che ha fatto sparire una partita di droga affidatagli dal boss locale (l’ottimo caratterista Marc Macaulay). Il boss ovviamente rivuole i soldi ma Chris non li ha, così l’unica soluzione che gli viene in mente è fare uccidere la madre e intascare i soldi dell’assicurazione della quale è beneficiaria la sorella minore e svampita Dottie (Juno “non siete pedofili ho già 22 anni” Temple). Per organizzare la cosa coinvolge anche il padre (storditissimo) Ansel (Thomas Haden Church) e la matrigna Sharla (Gina “milfona” Gershon). Altrimenti come si fa a pagare il sicario professionista Killer Joe?

Killer Joe

Rassicuratevi, penso a tutto io

Killer Joe, che ovviamente è interpretato da McLui, è un detective con pochi scrupoli che fa il killer come secondo lavoro, per arrotondare. Normalmente chiederebbe una grossa caparra per accettare un lavoro, ma gli Smith sono squattrinatissimi (e vivono nello squallore), quindi c’è bisogno di qualcosa di diverso dai soldi: la figlia Dottie, ormai decisamente pronta per una bizzarra iniziazione sessuale.

Killer Joe

Affidato a lei il remake di Karate Kid sarebbe decisamente venuto meglio

Joe è un pazzo. È un predatore sessuale, è un cowboy, è… a modo suo anche romantico. È pericoloso, viscido, istintivo, maniaco del controllo, estremamente intenso in ogni cosa che fa. Per la dissestata famiglia Smith è una botta. Ansel sembra vivere la sua vita da spettatore, tra una birra e l’altra. La matrigna tenta di manipolare gli altri come può. Il figlio ha un’idea distorta dei rapporti familiari (e non potrebbe essere altrimenti) e di tutto ciò che sarebbe necessario fare per scappare, magari in Perù. Dottie, in tutto questo, è come una fatina inconsapevole, e come tale si muove leggiadra e innocente di fronte a violenza e volgarità, sia che balli seminuda o che provi delle mosse di karate davanti alla tv.

Persino il cane non può fare nulla più che abbaiare, eternamente legato a un’inesorabile catena. Abbiaia a tutti, finché non sente che qualcuno è decisamente sopra di lui nella catena alimentare…

Killer Joe

Può non sembrare molto, questa famiglia, ma Joe decide che sarà anche la sua, e si prende immediatamente il ruolo di capo. Anche perché chi altri potrebbe ricoprirlo?

Se McConaughey ci mette un’interpretazione straordinaria che ha fatto finalmente comprendere il suo talento, il resto del cast non è da meno. Ma soprattutto è Friedkin che – ripeto: a 76 anni – ci mette molto del suo.

Killer Joe

Ci mette una grande fotografia. Una padronanza impressionante delle telecamera. Ci mette una gran faccia tosta, e la capacità di non fermarsi neanche quando sembrerebbe obbligatorio farlo.

Killer Joe è diventato un piccolo grande film di culto, e la scena più citata arriva quasi sul finale. Non ve la svelo perché non mi pare il caso, e dovreste proprio arrivarci impreparati. Anche perché… forse non è possibile prepararsi a una scena del genere. È intensa, violenta, assurda, raggiuge un climax emotivo e continua. Continua fino a divenire una sospensione della realtà. Ciò a cui assistiamo avviene in una bolla, e anche i protagonisti sembrano pensarla così. E la scena continua, e il disagio diventa il nostro, insostenibile. Si ridacchia e non si vede l’ora che finisca. È una scena che potrete adorare o trovare repellente, non esistono vie di mezzo. Si poteva girare diversamente, e la cosa bella è proprio che non pensereste mai che si possa girare così.

KIller JOe

Prima di questa scena arrivano i momenti meno riusciti: una parte centrale un po’ lenta, un inseguimento poco efficace, una trama che scricchiola in qualche frangente. Ma è evidente che l’attenzione di Friedkin sia tutta per la famiglia Smith, e per il gran finale che arriverà subito dopo. Un finale che potrebbe lasciarvi con una gran voglia di pollo fritto, e allora forse sarete costretti anche voi a rivalutare la vostra moralità.

Petto o coscia?

Voto: ****

7 comments to Killer Joe – Un’altra porzione di pollo fritto, per favore

  • Cassidy  says:

    Matthew McConaughey mi è sempre stato sulle palle, era uno che si faceva pagare per mostrare gli addominali nei film, quindi sceglieva soggetti solo ed unicamente in base a questa sua missione. Mi bastava vederlo in un film, per aver subito voglia di smettere di guardarlo, “The Lincoln Lawyer” è stato il suo primo film (insieme ad “Ed tv” ma in quello c’era Woody a compensare) che sono riuscito a vedere senza aver voglia di lanciare lontano il televisore. Poi è arrivato Friedkin 😉

    Faccia tosta dici bene, senza la minima spocchia ma con la sicurezza di chi in carriera le ha viste tutte, se ne è sentite dire di più (e non sempre sono state parole dolci) se ne esce con questi film malsano e tostissimo, in cui McCoso ha cambiato la percezione di se stesso presso il grande pubblico. Da “Killer Joe” mangiare il pollo non è MAI più stata la stessa cosa. Ottima analisi e gran post bravissimo! Cheers

    • michele  says:

      Grazie Cassidy! Avevo voglia di parlare di questo film da un sacco di tempo 🙂

  • rikynova83  says:

    Già la locandina spacca 🙂

    Questa mattina tu e Cassidy qua sopra avete già giocato troppo sul “non faccio spoiler”, “Finale da vedere” ecc. ecc.

    Mannaggia

    • michele  says:

      Certe cose non si possono svelare prima, sarebbe un delitto 😀 Cmq lo amerai o lo odierai 😉

  • Pietro Sabatelli  says:

    Visto tempo fa e mi piacque abbastanza, soprattutto per l’assenza di troppi moralismi e la notevole spirale di violenza 😉
    p.s. non ricordavo una locandina così bella 🙂

    • michele  says:

      Non è la locandina originale, ma una usata successivamente 🙂

  • Kiral (@kiralgameocracy)  says:

    Non ho mai sentito parlare di Killer Joe, ma leggendo il tuo articolo mi sono convinto che sarebbe il mio film preferito XD

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