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La bella Tonya, prima pattinatrice e poi dimonia

TONYA

Regia di Craig Gillespie

Con Margot Robbie, Sebastian Stan, Allison Janney, Paul Walter Hauser, Julianne Nicholson
Titolo originale: I, TONYA
Genere: biografico
USA, 2017
Durata 121 minuti

La verità è che avevo sempre sognato di poter citare un titolo così. Mi capite, vero?

Tonya

Mi ricordo benissimo della storia di Tonya Harding. Avevo quindici anni e seguivo quasi ossessivamente le olimpiadi, non perché sia mai stato un grande sportivo, ma ero un acquistatore compulsivo di almanacchi che studiavo maniacalmente. Cercavo i piazzamenti degli atleti italiani, i loro miglioramenti nel corso degli anni, facevo statistiche per nazione… Insomma ero già un piccolo malato di mente.  Oltre agli almanacchi leggevo i quotidiani e seguivo i programmi sportivi, e in vista delle Olimpiadi Invernali di Lillehammer la storia di Tonya Harding era una delle più chiacchierate.

Una pattinatrice che in vista della gara più importante dell’anno fa assalire la rivale per spezzarle le gambe? Pensai subito che quella era una storia ideale per un film. Ed in effetti è quasi strano che siano passati ben 23 anni da allora.

Tonya

Eccomi, sono la storia che tutti vorrete raccontare!

Ancor più strano, se pensiamo che rispetto a quello che sapevo, la storia di Tonya Harding è ancora più piena di cose da raccontare. L’infanzia molto povera, il comportamento della madre ai limiti dell’abuso, i problemi fisici, le diatribe con i giudici… Quella di Tonya Harding sembra avere tutte le carte in regola per essere la classica, grande, commuovente storia di riscatto americana. Solo che qui il lieto fine latita.

Ma non facciamo troppi spoiler, che non è il caso.

Tonya

Sì, ma i provini per scegliere il nuovo Joker si tengono nella stanza accanto

La grande intuizione di Craig Gillespie, regista fin qui discreto ma senza mai grossi picchi, è stata prendere Margot Robbie come protagonista. Margot Robbie, lo sappiamo tutti, è a dir poco bellissima. Come tutti mi sono innamorato perdutamente di lei in The Wolf of Wall Street, ma anche in Suicide Squad gli sguardi erano tutti per lei. Poi vabbé, ha fatto anche schifezze atroci come The Legend of Tarzan, per il quale è stata candidata a un Razzie Award. Insomma è sempre stata considerata più un bel viso e uno splendido corpo che una attrice da Oscar. E invece qui si mangia lo schermo.

La camera è ovviamente puntata sempre su di lei. La protagonista. La prima parte del film è come un documentario su di lei, e alle scene di vita vissuta si alternano interviste ai protagonisti. Il suo personaggio emerge piano piano, nei primi minuti si fa fatica a considerarla credibile come quindicenne, ma andando avanti ci cattura e si merita la nostra empatia.

Tonya

Almeno la Tonya di dieci anni non è interpretata da lei

La scelta della sceneggiatura di Steven Rogers è originale. Non ne fa una storiella edificante strappalacrime né una condanna. Racconta la realtà (o qualcosa di verosimile) stemperando la tensione e la violenza con una ironia che strappa spesso più di qualche risata. Una scelta che ha anche provocato qualche polemica qua e la, visto che di tensione e di violenza (sia verbale che fisica) ce n’è molta in Tonya, e Margot Robbie si trova spesso a dover nascondere i segni sotto un trucco pesante, anche prima di gare importanti.

Tonya

Non c’è solo lei comunque. C’è una Allison Janney che si è certamente meritata l’Oscar, ad esempio. È assolutamente perfetta e detestabile nel ruolo della mamma che ha plasmato la figlia fin da piccolissima per renderla una campionessa, dimostrandosi però incapace di provare il benché minimo calore umano. Senza forse rendersene neppure conto. I dialoghi madre-figlia sono straordinari, intensi, divertenti e allo stesso tempo da brividi.

Anche il resto del cast è assolutamente all’altezza. Un campionario di varia umanità che potrebbe anche apparire poco credibile, se non fosse che è tutto tragicamente vero.

Tonya

Non mi aspettavo così tanto da Tonya, che invece si è rivelato riuscitissimo, con una protagonista che si sarebbe meritata persino qualche attenzione in più agli Oscar (ok, quest’anno la concorrenza era TROPPA) e il piccolo miracolo di riuscire sempre a camminare sul sottilissimo filo che separa la commedia dal dramma, l’elogio dalla condanna, il cinismo dall’ironia. Non era facile. Forse oltre che una attrice sublime abbiamo scoperto anche un regista finalmente maturo e capace di raccontare come pochi altri.

Tonya esce nelle sale italiane il 22 Marzo, e io l’ho recensito in anticipo perché ho trovato una macchina del tempo.

Chapeau!

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14 Comments

  1. Edwige Fenech 12 March 2018
    Rispondi

    Sostanzialmente un film drammatico, ma non mancano pagine di black comedy

    • michele 12 March 2018
      Rispondi

      Avere Edwige Fenech tra i commenti della pagina è un onore 😀

      • marco1946 12 March 2018
        Rispondi

        Scherzavo…

        • cumbrugliume 12 March 2018
          Rispondi

          😫

  2. Cassidy 12 March 2018
    Rispondi

    Non hai fatto bene ad usare questo titolo, hai fatto super bene! Davvero geniale 😀 Oh incredibile ormai siamo allineatissimi senza nemmeno doverci più parlare, vado ad aggiungere il link nel post, così possiamo fare la squadra di pattinaggio sincronizzato 😉 Sul commento nulla da aggiungere, impeccabile come sempre, davvero un ottimo film, il dettaglio sul processo OJ Simpson è l’ultima tegola sulla testa della Harding. Cheers!

    • michele 12 March 2018
      Rispondi

      Anche Tonya scatenata non era niente male 😉

  3. mikimoz 12 March 2018
    Rispondi

    Ce l’ho già opzionato… Non vedo l’ora di vederlo, adesso che mi dici che c’è ironia… anche di più!^^

    Moz-

    • michele 12 March 2018
      Rispondi

      C’è, e il fatto che derivi dalla realtà dei fatti la rende ancora più gustosa!

  4. Alfonso Maiorino 12 March 2018
    Rispondi

    Un gran bel film, con tantissime frecce al suo arco, che contro ogni pronostico è stato in grado di coinvolgermi dall’inizio alla fine. Prima della nomination per Margot Robbie non conoscevo la storia di Tonya Harding – avevo solo 3 anni e ancora oggi non vado per nulla d’accordo con gli sport invernali – e questo film l’ha raccontata sicuramente nel migliore dei modi!

  5. Alessandra Muroni 12 March 2018
    Rispondi

    Anche io mi ricordo del caso Harding, anche se di anni ne avevo 13, ma la cosa che mi ha sconfortato di più è che se nasci povero, crepi povero… E lo sport, che dovrebbe edificare e anche migliorare le condizioni di vita di un talento (perché la Harding era un talento, ma buttato nel cesso) non ti porta niente se sei una redneck.Rimarrà comunque la prima americana ad aver compiuto un triple axle, e questo film lo ha fatto ricordare ai tanti americani che vedono in Tonya la ‘sfascia ginocchia’.

    • michele 12 March 2018
      Rispondi

      In troppi ambienti purtroppo sono le impressioni e le aspettative a contare più del talento effettivo. Anche per questo si può definire Tonya una tragedia, seppure raccontata spesso con toni da commedia.

  6. Arcangelo 13 March 2018
    Rispondi

    Non l’ho visto ma un po’ mi hai incuriosito, però la Robbie mi sta sul culo.

    • Cumbrugliume 13 March 2018
      Rispondi

      Io praticamente ho apprezzato Suicide Squad solo per lei 😀

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