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Cinema di frontiera: I segreti di Wind River

I SEGRETI DI WIND RIVER

Regia di Taylor Sheridan

Con Jeremy Renner, Elizabeth Olsen, Jon Bernthal
Titolo originale: Wind River
Genere: thriller – western
USA, 2017
Durata: 111 minuti

Wind River

Taylor Sheridan è al secondo film come regista. Il primo si chiamava Vile e risale al 2011. Non l’ho visto, sebbene sia un horror e sebbene IMDB come prima Plot Keyword metta “penis ripped off”. Facciamo che lo cerco. In compenso ho visto i primi due film scritti da Sheridan come sceneggiatore, che sono Sicario e Hell or High Water. Due capolavori. Questo è il terzo (il quarto sarà Soldado, il seguito di Sicario diretto dal nostro Sollima), è anche la sua seconda regia, ed era lecito aspettarsi grandi cose. Sigla!

Ho già inserito Wind River nella classifica dei migliori film del 2017, quindi saprete già che mi è molto piaciuto. Nelle sale italiane esce solo ora, in colpevole ritardo, dopo un buon successo al botteghino americano (uno degli incassi più alti dell’anno per un film indipendente) e una grande accoglienza nei festival di mezzo mondo. Anche in Italia, a Torino, ha ricevuto molti applausi. Sheridan ne ha fatto il capitolo conclusivo di una trilogia della frontiera cominciata con quella messicana di Sicario e proseguita con il Texas di Hell or High Water. Proprio il protagonista di quest’ultimo film, Chris Pine, avrebbe dovuto essere protagonista anche di Wind River, ma ha dovuto rinunciare per dedicarsi a Wonder Woman. La palla così è tornata alla prima scelta Jeremy Renner (che inizialmente aveva detto di no per interpretare Occhio di Falco), e alla fine questa guerra tra moderni western glaciali e film supereroistici non è finita così male!

Wind River

Il film potrebbe apparire come un semplice giallo. È la storia dell’indagine di una esperta guida del Wyoming, chiamata ad aiutare una novellina dell’FBI (Elizabeth Olsen) nella ricerca del responsabile della morte di una giovane ragazza nativa americana, ritrovata priva di vita nella neve, senza scarpe o abbigliamento adeguato e con l’inguine macchiato di sangue, come se stesse cercando di fuggire disperatamente da un tentativo di stupro. In realtà si rivela molto di più. I Segreti di Wind River (non fatevi fregare dall’osceno titolo italiano né dal trailer, non c’entra una mazza né con Twin Peaks nè col Silenzio degli Innocenti) parla di elaborazione del lutto, di dolore e di coraggio, di banalità del male e di assenza di eroi. Di discriminazioni che devono terminare e di come ritrovare se stessi in una tragedia.

A tutto questo contribuisce in maniera fondamentale un protagonista (Jeremy Renner, appunto) mai così intenso. Straordinario. Riempie lo schermo, rende davvero vivo il suo personaggio, ci accompagna con lui (grazie anche a una regia e a un montaggio di gran livello) dentro i suoi pensieri, senza bisogno di parlare troppo. Renner è talmente bravo che quasi oscura altri due attori in gran spolvero come Elizabeth Olsen e Jon Bernthal. Ma è più che giusto citare anche loro.

Wind River

Per Wind River non sono mancati i paragoni a film dei fratelli Coen come Fargo, anche e soprattutto per l’uso della violenza e per alcuni inconfondibili simbolismi visivi. Ma Wind River è soprattutto un western moderno, di quelli che rielaborano il mito classico alla ricerca di una nuova strada al racconto dell’attualità. Ci riesce perché ti prende allo stomaco, ti fa vivere il dramma come poche altre pellicole hanno fatto negli ultimi mesi e ti accompagna verso un finale crudo e perfetto.

Almeno qualche nomination alla notte degli Oscar ci sarebbe potuta stare. Intanto vediamo di dargli noi tutta l’attenzione che merita, perché è un grandissimo film. Da segnalare anche la colonna sonora di Nick Cave che sottolinea alla perfezione i momenti più importanti. Guardatelo!

Altre recensioni che non dovreste perdervi:

Diario di un cinefilo pigro
Il Bollalmanacco di Cinema
La Bara Volante
Pensieri Cannibali

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1 Comment

  1. Cassidy 16 April 2018
    Rispondi

    Ci ha messo un po’ ad uscire, ed è stato appesantito da un titolo in stile “I segreti di Twin Peaks” che aggiunge poco o nulla. Sta di fatto che mi è piaciuto tantissimo, anzi spero che Sheridan non si fermi qui, se fa tutti film così, può fare anche cinque o sei trilogie sulla frontiera, per uno che sa fare i Western, dobbiamo tenercelo stretto 😉 Cheers!

    P.S. Non so come si dica in Giapponese, ma in ogni caso bentornato capo!

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