Storie a fumetti che dovreste proprio recuperare #03: Superman: Red Son

La mia passione per gli esercizi di storia alternativa risale probabilmente al 1995, quando appena sedicenne mi imbattei in libreria in un bel tomo di cinquecento pagine scritto da Harry Turtledove, che immaginava che nel bel mezzo della seconda guerra mondiale sbarcasse sulla Terra una grande flotta d’invasione aliena da un altro mondo. Invasione Anno Zero mi colpì come una idea geniale, una di quella che ti fanno esclamare “avrei voluto pensarci io!”. A rifletterci col senno di poi non era neppure una cosa così originale, ma mi colpì come il tutto era stato pianificato attentamente e risultasse credibile, come personaggi reali interagissero con altri di fantasia andando a riscrivere una nuova realtà. Il passo successivo fu La Svastica sul Sole (ovvero L’Uomo nell’Alto Castello – ma per una volta il titolo italiano è migliore dell’originale!) di Philip K. Dick, dopodiché ormai presissimo dall’argomento scoprii il significato di ucronia, e mi misi alla caccia di altre cose del genere che solleticassero la mia immaginazione. Fatherland, Il Signore della Svastica, ma anche l’italianissimo I Biplani di D’Annunzio entrarono a far parte della mia biblioteca, e mentre anche io progettavo le mie personali ucronie il passo successivo fu da bravo patito di fumetti esplorare ciò che il mondo delle nuvolette aveva detto sull’argomento.

Negli USA la Marvel e la DC Comics (e non solo) stavano da decenni creando mondi fantastici che solo in parte potevano sovrapporsi al nostro. Mondi con una storia e una coerenza interne (che periodicamente venivano riscritte, ovviamente) e per certi versi con una loro sacralità. L’Uomo Ragno non poteva che comportarsi in un certo modo, Batman in un altro, i Fantastici Quattro in un altro ancora. La loro personalità era ben definita. Ma anche all’interno di questi mondi scrittori e lettori hanno presto cominciato a chiedersi “e se le cose fossero state diverse”?

Alcune delle domande più gettonate naturalmente chiedevano di mettere a confronto eroi da mondi diversi. Il famoso “è più forte Hulk o La Cosa?” Sotto l’etichetta Amalgam Comics si arrivò addirittura a creare un mondo non condiviso, ma addirittura fuso, a metà tra quello DC e quello Marvel, con personaggi come Super Soldier (Superman + Capitan America) o Spider-Boy (Spider-Man + Superboy). La Marvel, sotto l’etichetta What If, creò molti universi paralleli nei quali ambientare storie originali, bizzarre, fuori contesto… poteva la DC rimanere fuori?

La serie Elseworlds ha proposto fin dalla fine degli anni ’80 una serie di storie in cui “…gli eroi sono tolti dalle ambientazioni a loro congeniali e posti in luoghi e tempi diversi. Alcuni sono esistiti veramente, altri potrebbero essere esistiti. Altri ancora non sono potuti, o non avrebbero dovuto, esistere. Il risultato sono storie che prendono personaggi a noi familiari e li rendono nuovi ed eccitanti come la prima volta che li abbiamo incontrati. “ La più famosa probabilmente è Kingdom Come… e ne parleremo, non temete. Ma una delle mie preferite è proprio Superman: Red Son.

Superman Red Son

Sappiamo tutti che l’astronave che ha portato il futuro Superman sulla Terra è atterrata nel Kansas, vicino la cittadina di Smallville, dove vivevano i due agricoltori Jonathan e Martha Kent. Il piccolo Clark è stato cresciuto come un americano modello… ma cosa sarebbe successo se la capsula avesse toccato terra nella Unione Sovietica comunista?

Mark Millar era lo scrittore perfetto per una storia del genere. La storia gli era venuta in mente per la prima volta quando aveva sei anni… o almeno così sostiene lui! Scrisse una prima bozza di sceneggiatura a tredici, e si azzardò addirittura a proporla alla DC Comics. Ma i tempi sarebbero stati evidentemente più maturi nel 2003, quando Millar era ormai uno scrittore affermato e veniva da due Eisner Awards. Superman è per lui un esempio di personaggio che si comporta come si comporta perché quasi non conosce alternative. La american way of life è talmente radicata in lui che non poteva che porsi come campione dei suoi valori. Un Superman comunista avrebbe disegnato un mondo completamente diverso intorno a lui…

Nel mondo di Red Son non mancano personaggi storici realmente esistiti: da Stalin, che non si fa problemi a usare il giovane super-compagno per la propaganda, a JFK. Ovviamente non poteva mancare come nemesi storica Lex Luthor, Wonder Woman ha un ruolo fondamentale e fanno capolino anche dei Batman, Bizarro e Green Lantern decisamente diversi da quelli che conosciamo…

Superman Red Son

Superman: Red Son è una storia scritta con grande intelligenza ed attenzione ai dettagli, proprio come le migliori ucronie. Non preme subito il pedale sull’acceleratore e non scrive un personaggio che sarebbe potuto apparire poco più che una parodia. Il Superman Presidente non è uno stupido, è turbato, maturo, sfaccettato, persino più consapevole del suo ruolo, ma mantiene il pronunciato lato pop che ha fatto la fortuna delle sue migliori storie. Il crescendo della storia è notevole. Millar ha furbamente fatto scelte di sceneggiatura estremamente classiche, omaggiando (e ribaltando) alcuni dei momenti più famosi e delle vignette più iconiche del suo protagonista. Sembra una storia degli anni 50… proprio quando la Guerra Fredda era al suo culmine. Red Son è narrato in tre maxi albi poi più volte raccolti in volume, e l’asticella viene alzata di pagina in pagina, fino ad arrivare a un finale sorprendente e ambizioso che… no, non vi svelo. Sennò dove sta il bello?

Superman Red Son

Una delle action figure dedicate a questa storia

Ai disegni Dave Johnson fa un buon lavoro nel mixare sapientemente classico e moderno, si mette con onestà e anche una certa dose di umiltà al servizio della storia e non si erge mai a protagonista. Ha fatto di meglio, ma l’attenzione non è su di lui. E forse è giusto così. Kilian Plunkett fa probabilmente meglio di lui, e questa è una piccola sorpresa. A prescindere da tutto questo, Superman: Red Son è un’altra storia che dovreste assolutamente recuperare. Un piccolo classico moderno che mi è piaciuto davvero tanto, che ha avuto un gran successo e dato vita a action figure e a un motion comic, e che chissà, forse un giorno arriverà anche al cinema in una qualche versione. Ogni tanto se ne parla. Sono anni che sostengo che i personaggi DC funzionano meglio se inseriti in contesti insoliti… Chissà se dopo averlo letto sarete d’accordo con me!

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6 Comments

  1. Cassidy 3 days ago
    Rispondi

    A mani basse, una delle mie storie preferite di Superman. Pensavo fosse un grosso scherzone da parte di quel mattacchione di Mark Millar, una roba del tipo: Sai che spasso rendere una delle più celebri icone americane un comunista? Anche perché come fai a non aver voglia di sottolineare il fatto che “Uomo d’acciaio” in russo si dice Stalin 😉

    Invece la storia funziona, non posso che essere d’accordo con te, assolutamente da leggere. Cheers!

    • michele 3 days ago
      Rispondi

      Grazie Cassidy! Tra omini di ferro l’intesa è stata immediata 😉

  2. loscalzo1979 3 days ago
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    Uno dei What If più interessanti della DC

  3. Moreno Pavanello 3 days ago
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    La mia storia preferita di Superman, nonché uno dei primissimi articoli del mio blog!

  4. michele 3 days ago
    Rispondi

    Vero, soprattutto perché il Superman classico tende a starmi un po’ sulle palle 😉

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