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Uno speciale Bruce Willis poteva cominciare diversamente? Die Hard – Trappola di Cristallo!

Lo scrivevo qualche giorno fa: durante gli anni della mia crescita, quando ho cominciato ad appassionarmi davvero al cinema, ripetevo sempre che il mio attore preferito era Robert de Niro. Insieme a lui, idolatravo tutti gli attori di quella generazione che ci avevano regalato tutti quei classici che divoravo a frequenza giornaliera: Al Pacino, Jack Nicholson, Dustin Hoffman… Dentro di me però sapevo che la risposta giusta sarebbe stata un’altra. C’era un altro attore, più giovane anche se precocemente stempiato, che seguivo ad ogni sua uscita. Guardavo al cinema tutto quello che potevo, e attendevo l’uscita delle suo nuove e vecchie vhs nel videonoleggio di fiducia. È vero, non sempre i suoi film erano allo stesso livello, ma di lui adoravo la sfrontatezza, la sua capacità di apparire un duro pur senza avere il fisico imponente di uno Schwarzenegger, quella faccia un po’ così che lo rendeva adatto a qualsiasi ruolo interpretasse. In tutti i suoi film, Bruce Willis rimaneva Bruce Willis. Erano i suoi anni, segnati dai suoi personaggi e dalle sue fulminanti one-liner. Insomma, a chi potevo dedicare uno speciale se non a lui?

Speciale Bruce Willis

E come si può cominciare uno speciale Bruce Willis se non così?

Trappola di Cristallo

Pensare che il film non è stato assolutamente scritto per lui. Rumors dicono che la sceneggiatura di Steven E. De Souza (un altro che si meriterebbe uno speciale su di lui!) fosse stata pensata inizialmente come un sequel di Commando: l’idea di Arnold nella parte di John McClane fa un po’ strano, ma a pensarci bene alcune delle citazioni del personaggio suonano stranamente soddisfacenti se immaginate con la sua voce… Il regista John McTiernan in fondo veniva dal grande successo di Predator, quindi non è così strano che la squadra volesse essere riunita. La storia originale poi è tratta dal romanzo Nothing Lasts Forever di Roderick Thorp, seguito del suo The Detective del 1966, già trasposto in film due anni dopo e interpretato da… Frank Sinatra. Ora, Arnold va anche bene, ma Frank Sinatra come John McClane? Improbabile.

The Detective Frank Sinatra

Eppure…

 

A sceneggiatura scritta la parte venne comunque offerta a altri attori: Sylvester Stallone, Harrison Ford, Don Johnson, Burt Reynolds, Mel Gibson, persino Richard Gere! La cosa è comprensibile: Bruce Willis era un attore televisivo, noto per il suo detective David Addison in Moonlightning, un ruolo prevalentemente comico, e al cinema aveva avuto solo qualche ruolo di discreto successo (la sua prima apparizione era in un film con… Frank Sinatra. Le coincidenze della vita…) in commedie sentimentali come Appuntamento al Buio di Blake Edwards. Ma era molto amato dal pubblico e aveva una gran voglia di sfondare. La produzione era divisa sulle sue capacità di diventare protagonista di un blockbuster d’azione: da un lato strappò un mega contratto (5 milioni di dollari, cifra solitamente pagata solo alle megastar già affermate), dall’altro venne incredibilmente tenuto un po’ in disparte nelle prime campagne di lancio del film. Manifesti e cartelloni cercavano di spingere sulla quantità di azione e divertimento presenti nella pellicola e quasi non nominavano il suo nome. La cosa, ovviamente, sarebbe cambiata presto.

DieHard

È incredibile pensare come sia bastato un solo film a far diventare Bruce Willis un’icona del cinema di azione. Un eroe, ma anche vicino a noi. Una faccia da schiaffi che ha imparato la lezione dei classici del noir, che spara le sue battute con la sigaretta in bocca, la testa tenuta un po’ di sbieco, che si fa male (anzi, malissimo) e si vede che si tratta della persona sbagliata al momento sbagliato… Una frase che tralaltro tornerà utile nel resto della saga! Un marito mediocre, un poliziotto che non ha fatto carriera, un uomo che ha puntato troppo spesso sui cavalli sbagliati. Ma anche un uomo che non è disposto a farsi da parte, che è pronto a lottare per trarre il meglio dalla situazione.

Bruce Willis, insomma. Un uomo in canottiera.

Die Hard

Ovviamente tale successo non poteva essere ottenuto solo grazie ad un attore. Serviva anche il film perfetto: perfetto il regista, perfetto lo sceneggiatore, perfetti gli effetti, perfetto il resto del cast…

Sul regista, credo che lo speciale John McTiernan Had a Gun de La Bara Volante potrà dirvi tutto quello che cercate. Potrebbe dirvi anche molto di più ma… ehi, dovete leggere anche il mio articolo, ok?

Se Bruce Willis è stata una scommessa vincente, la stessa cosa si può dire per il suo antagonista, Alan Rickman, per il quale Trappola di Cristallo (o Die Hard… chiamatelo come volete!) è stato il primissimo film. Sembra incredibile, non è vero? Rickman aveva grande esperienza a teatro e in televisione, ma quello di Hans Gruber è stato il suo primo ruolo sul grande schermo. Un vero cattivo dal carisma esorbitante, elegantissimo, ma capace di fingersi un debole ostaggio alla bisogna (scena non presente nella sceneggiatura originale, ma inserita da McTiernan quando si rese conto che Rickman sapeva fingersi americano alla perfezione!). Il suo scontro con McClane è allo stesso tempo fisico e cerebrale, e lui progetta tutto come un bravo scacchista, cercando di essere sempre dieci mosse avanti agli altri. Anche i suoi vezzi sono perfetti: basta vedere come giocherella con la cravatta o con la pistola.

Non che il resto del cast sia da meno. A pensarci bene Die Hard è un perfetto assemblamento di personaggi assolutamente caratteristici di quel periodo, gran parte dei quali proprio questo film ha contribuito a creare.

C’è il poliziotto nero, Reginald VelJohnson, beccato a fine turno e immischiato in una situazione più grande di lui, vissuta con l’esperienza dei suoi anni di servizio e la consapevolezza che i superiori rovineranno ogni cosa. VelJohnson poi ha fatto il poliziotto un miliardo di altre volte, ma è forse noto soprattutto per essere papà Carl in Family Matters, ovvero Otto sotto un Tetto.

C’è appunto l’Ispettore capo che non è in grado di affrontare l’emergenza e non fa altro che incasinare le cose, interpretato dall’ottimo Paul Gleason. Quasi una macchietta, messa lì per prendere i rimbrotti sottovoce di VelJohnson e quelli invece più che urlati di McClane, che gli dice senza problemi cosa pensa di lui.

Die Hard Paul Gleason

C’è il reporter pronto a scavalcare tutto e tutti per ottenere uno scoop e che rischia di costare la vita alla bella Holly Gennero McClane, interpretato da William Atherton.

C’è un cast di sgherri superbo agli ordini di Gruber, ognuno con una personalità ben definita. Ehi, volete vedere una bella foto di gruppo?

E persino l’autista della limousine è un personaggio memorabile! Se serviva premere ancor più l’acceleratore sul lato comedy… beh, ci pensa Argyle!

Argyle Die Hard

E tutto questo senza dimenticarsi della signora McClane: mamma amorevole, impiegata di gran talento, donna coraggiosa capace di imporsi in un mondo quasi completamente maschile. Forse non è proprio l’arrendevole moglie ideale, ma… Bonnie Bedelia (la zia di Macaulay Culkin!) fu tralaltro consigliata al regista proprio da Bruce Willis, e si è rivelata una partner ideale!

Perfetta anche come damsel in distress

 

E in questo mare di personaggi memorabili (ci sarebbero anche gli agenti Johnson & Johnson dell’FBI e il viscido collega cocainomane Ellis!) non va dimenticato quello più grosso: il Nakatomi Plaza, la trappola di cristallo dove si svolge il tutto interpretato… dal Fox Plaza Building, il palazzo sede della Fox che al momento era ancora in costruzione. Le scene con John McClane che si aggira in un piano non ancora finito, con tutti gli attrezzi da lavoro, è stata proprio girata in uno dei cantieri del palazzo. Sono molte le scene improvvisate o aggiunte in seguito, grazie a colpi di genio dei personaggi e del regista. La scena di McClane che cade dal vano dell’ascensore e riesce ad appendersi con le mani più sotto è stata fatta dopo l’errore di uno stuntman che è stato trovato più cinematografico da McTiernan, e a proposito di battute improvvisate, che ne dite di questa?

Forse la più memorabile in un film che di one-liner memorabili ne ha una marea. Qualche esempio?

E si potrebbe andare avanti ancora a lungo, ma mi sono già dilungato fin troppo, e ancora dovrei parlare del meraviglioso rapporto tra McClane e Powell, dell’adrenalina dei momenti d’azione, dell’intelligenza con cui la trama è costruita. Die Hard funziona perché è un gioiellino costruito ad arte, con tempi comici ideali e ritmi sostenuti. Non prende in giro lo spettatore ma lo mette al centro della vicenda e si focalizza sui dettagli. Tutto ciò che viene fatto ha un perché: tra le prime battute del film c’è il consiglio di mettersi a piedi nudi e camminare stringendo le dita dei piedi per riprendersi dopo un viaggio in aereo, e questo nel prosieguo del film porterà a una delle scene madri, un momento di stoica sopportazione per l’uomo comune che affronta dolori inenarrabili… ma poi deve fermarsi per molti minuti a respirare e a togliere schegge di vetro dai poveri piedi martoriati.

Dolooooooore

 

E poi quel finale. Quel finale! Il finale di Die Hard non è spoiler, vero? L’avete visto tutti… Hans Gruber che cade dal palazzo è uno dei momenti più soddisfacenti nella storia del cinema. Un grande cattivo che fa la fine che si merita, e l’applauso collettivo non può che scattare. Per fare la scena Rickman è stato lasciato cadere da 21 metri di altezza su un tappeto verde sul quale è stato poi inserito lo sfondo di Los Angeles. Il perfetto finale per il perfetto film di Natale. Come, non vi avevo detto che è ambientato a Natale? Non ho detto neppure una parola sulla trama??? Non è importante. Facciamo così: se non ricordate qualche dettaglio, o addirittura (sacrilegio!) non l’avete mai visto, rimediate e (ri)guardatevelo. Sono passati trenta anni, ma Die Hard non è invecchiato neanche un giorno!

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4 Comments

  1. Cassidy 7 July 2018
    Rispondi

    Sono giunto alla conclusione, che potrei scrivere di “Trappola di cristallo” ogni sei mesi, ed ogni volta penso ci sarebbero cose nuove da dire, è un film perfetto, uno di quelli che quando arrivo alla fine, vorrei ricominciare subito dall’inizio. Ti ringrazio per la citazione e per il post, è sempre bello trovare qualcuno che come me ama i film romantici come li facevano una volta 😉 Cheers!

    • michele 20 July 2018
      Rispondi

      I Die Hard erano un appuntamento immancabile della mia adolescenza, riguardarli è sempre come ripensare alle belle storie d’amore di una volta 😉

  2. Pietro Sabatelli 9 July 2018
    Rispondi

    Vedevo Otto sotto un tetto, e quando lo vidi nel film non ci potevo quasi credere 😀
    Del film invece niente da dire, hai già detto tutto 😉

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